Pomodoro da industria, Confagricoltura: "Si teme il calo delle rese"

Chiesa: "Il caldo sta procurando aborti fiorali e si affaccia lo spettro siccità"

“Il caldo di questi giorni non fa che incrementare la preoccupazione per le coltivazioni del pomodoro da industria”. A dirlo è il presidente di Confagricoltura Piacenza, Enrico Chiesa, che spiega: le alte temperature stanno procurando aborti fiorali nei campi della nostra provincia dove inizia ad affacciarsi anche lo spettro siccità. Questi eventi si sommano alle grandinate dei giorni scorsi che, tutto sommato, hanno risparmiato il nostro territorio facendo però riscontrare gravi danni in varie zone della Pianura Padana. Tutto fa pensare – prosegue Chiesa – ad una campagna non facile e con la prospettiva di rese in calo”.  Tra gli operatori della filiera del pomodoro da industria del Nord Italia la preoccupazione per la prossima campagna è quella di non vedere rispettato il normale andamento produttivo con perdite che, allo stato attuale, potrebbero aggirarsi, secondo le prime stime, attorno al 10% del quantitativo inizialmente contrattato. Il dato è emerso in occasione di un incontro tra i soggetti della filiera (industrie di trasformazione aderenti ad Aiipa, Confapi e Confcooperative e delle Organizzazioni dei Produttori) tenutosi nei giorni scorsi per fare il punto sulla situazione del pomodoro da industria relativamente alle superfici effettivamente impiantate, allo stadio fenologico, allo stato fitopatologico ed ai danni causati dagli eventi meteo. “Se da un lato, un primo conteggio – sottolinea Chiesa – rivela un calo delle superfici realmente trapiantate tra il 3 e il 4% rispetto al dato previsto sui contratti, dall’altro, è stata poi effettuata una stima dei danni provocati dalle grandinate del 14, 19 e 22 giugno che hanno colpito le coltivazioni nelle provincie di Mantova, Cremona, Reggio Emilia e Ravenna: i campi precoci e medio-precoci colpiti sono totalmente distrutti e non verranno raccolti, mentre per gli impianti tardivi occorre, ai fini di una corretta valutazione, verificare la loro capacità di ricaccio vegetativo. In ogni caso si tratta di impianti che hanno perso l’originaria capacità produttiva ed andranno, stagione permettendo, ad una maturazione molto tardiva. A questo – prosegue Chiesa – dobbiamo ora aggiungere il danno del caldo torrido che sta mettendo sotto scacco i campi anche nella nostra provincia”. A preoccupare è anche lo scenario delle prossime settimane. “Se l’estate si farà sentire – spiega Chiesa – dovremo fronteggiare l’irrisolto e annoso problema della siccità con l’annunciata emergenza nei campi. Già ora in Val Nure si inizia a parlare del rispetto del Deflusso Minimo Vitale. In piena campagna, saremo costretti a confrontarci – conclude Chiesa – con le norme europee sul DMV che, non tenendo conto della specificità italiana, hanno già pregiudicato in passato l’accesso all’acqua da parte degli agricoltori in momenti strategici per le coltivazioni

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