Prandini: «Per competere sui mercati in Europa occorrono regole uguali per tutti»

Il presidente nazionale di Coldiretti in visita agli agricoltori, produttori e allevatori piacentini a Fiorenzuola

Ettore Prandini

“Imparare a stare in Europa per fare gli interessi delle imprese con una comune linea ed per imporre regole produttive uguali. Le sfide dell’internazionalizzazione. Un piano per le infrastrutture. La centralità dei Consorzi di Bonifica. I problemi legati alla fauna selvatica”. Questi alcuni dei temi focali dell’intervento del nuovo presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini che ha compiuto un “tour” per incontrare i soci in Emilia Romagna. Per Piacenza l’incontro si è svolto nel polo produttivo di Terrepadane a Fiorenzuola (in località Barabasca). A presentare Prandini, di fronte ad oltre 500 persone (presenti autorità civili e militari, rappresentanti di enti ed associazioni professionali e numerosi sindaci della Provincia tra cui quello di Fiorenzuola Romeo Gandolfi), è stato Marco Crotti, presidente di Coldiretti Piacenza e del Consorzio Agrario Terrepadane. Con lui il neo-direttore Claudio Bressanutti. Crotti ha ribadito che Terrepadane, come del resto da sempre Coldiretti “è al servizio delle imprese. Vogliamo costruire un progetto con grandi investimenti che serva a tutta la provincia”. Crotti ha menzionato alcune cifre significative della nostra economia agro-alimentare, ricordando che Piacenza è la terza provincia nella Regione per quantità di latte prodotta, pari a: 331.562 tonnellate; è la quarta provincia per produzione di Grana Padana Dop ed è la prima del Nord Italia con 9mila 962 ettari coltivati per il pomodoro da industria nel 2018.

E’ seguito un breve, ma significativo filmato con interviste di soci su latte, pomodoro e vino, ma anche il delicato tema della valorizzazione dei prodotti e delle difficoltà che affrontano i produttori di montagna che ha preceduto l’articolato intervento di Prandini. Hanno parlato Mariagrazia Moia dell’azienda agricola Villa di Chiavenna (all’allenamento di vacche da latte per la produzione di Grana Padano) che ha lamentato gli oneri della burocrazia, un problema condiviso anche dai viticoltori come Corrado Rossi di “Terre di Cuccagna”, che si è soffermato anche sugli accordi internazionali che non tutelano le nostre eccellenze, come ad esempio il Ceta con il Canada.

“Il mio tour con la base associativa- ha esordito Prandini - è per un confronto costruttivo, perché Coldiretti è una famiglia che lavora insieme nell’interesse del mondo agricolo e del comparto agro-alimentare. Sono qui per evidenziare ancora di più le potenzialità che l’agroalimentare può avere e la provincia di Piacenza è un punto di riferimento nazionale. Sono ancora molte le sfide da affrontare, sia in termini europei per la futura politica agricola comune, ma anche riguardo ai sistemi dell’internazionalizzazione dei nostri prodotti. In Europa dobbiamo portare una linea comune. La convergenza sui titoli Pac va pensata per un contributo reale sul reddito economico. I valori dei titoli italiani devono essere maggiori di quelli pagati in altre parti della Ue.In Italia- ha proseguito- abbiamo Disciplinari di produzione molto severi, ma non è lo stesso per altri paesi d’Europa (ed ha citato il caso delle pere spagnole); certo va bene puntare sul tema del benessere e della sostenibilità, ma servono regole comuni per la competizione”.

Prandini ha ribadito che “bisogna puntare sull’internazionalizzazione dei prodotti alimentari e combattere il falso, portando il nostro agroalimentare sui mercati mondiali; bene gli accordi di libero scambio, ma non unilaterali. Certo come paese abbiamo grandi potenzialità, dobbiamo crescere; quando affermiamo che dobbiamo essere presenti sui mercati esteri, dobbiamo farlo con i veri prodotti agroalimentari italiani e questa penso sia una sfida alla nostra portata. Oggi il valore dell’Italian sounding è di circa 100 miliardi di euro, mentre l’esportazione dei prodotti agroalimentari è ferma a 42 miliardi. C’è un mercato potenziale importante su cui dobbiamo agire. Ma per combattere il falso made in Italy dobbiamo avere un piano nazionale, un’agenzia unica che accorpi sui mercati esteri appoggiandosi alle Ambasciate. La carriera dei diplomatici- ha detto- dovrebbe avvenire non per anzianità di servizio ma per numero di contratti commerciali stipulati”.

Prandini ha sostenuto la necessità di nuove infrastrutture e di un’alta velocità “anche per le merci; ha auspicato maggior presenza della parte agricola nei Consorzi per essere protagonisti nella programmazione senza subirla. Stesse regole tra i paesi anche per l’uso di medicinali e controllo degli antibiotici, altrimenti saremo sempre penalizzati”.  Senza perifrasi Prandini ha stigmatizzato “il finto ambientalismo che è diventato l’unico interlocutore della società, quando siamo noi che presidiamo e tuteliamo il territorio. Di fronte ai cambiamenti climatici, va riscoperta la centralità dei Consorzi di bonifica; l’acqua utilizzata dagli agricoltori ritorna per l’85 % alla collettività. Per questo bisogna modificare leggi sbagliate, come quella sul minimo deflusso vitale, per fare in modo che ci sia costanza e continuità nel soddisfare i bisogni delle imprese, facendo crescere la qualità dell’agroalimentare e del cibo italiano, andando a ridistribuire valore e ricchezza a un intero territorio”.

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Infine due annunci per i programmi dei prossimi mesi. Sui danni devastanti dei selvatici ormai sempre più diffusi anche nelle pianure, il presidente ha annunciato “una grande manifestazione di carattere nazionale che verrà organizzata nel prossimo mese di settembre e “per far capire e rendere consapevole la società di ciò che noi siamo e rappresentiamo, in accordo con il Ministero della Pubblica istruzione, andremo in tutte le scuole per fare educazione alimentare, per rendere consapevoli i futuri cittadini di una sana alimentazione mediterranea contro indirizzi e mode fasulle. Portiamo avanti con orgoglio gli interessi delle imprese agricole; è un percorso da compiere insieme e da vincere”. Al termine dell’incontro per tutti un’Agrigrigliata” a chilometro zero, grazie alla partecipazione degli agrichef di Terranostra, con i vini piacentini serviti dalla Fisar. 

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