Premi Pac-latte, Cia e Confagricoltura Emilia Romagna: «Sono inaccettabili le disparità tra allevatori»

«Molte aziende zootecniche emiliano romagnole ci avevano chiesto di agire affinché venisse annullato il decreto ministeriale nella parte in cui limita i premi accoppiati per il settore latte all’iscrizione dei capi nei libri genealogici o nel registro anagrafico delle razze bovine e all’iscrizione ai controlli funzionali latte»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

«Molte aziende zootecniche emiliano romagnole - dichiarano Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna - ci avevano chiesto di agire affinché venisse annullato il decreto ministeriale nella parte in cui limita i premi accoppiati per il settore latte all’iscrizione dei capi nei libri genealogici o nel registro anagrafico delle razze bovine e all’iscrizione ai controlli funzionali latte. Ed oggi possiamo annunciare che si farà il ricorso al Tar di Roma contro il ministero delle Politiche agricole e l’Aia. All’interno del ricorso sono peraltro state incluse alcune aziende del territorio in rappresentanza delle centinaia che avevano manifestato il loro interesse. In un momento in cui il settore lattiero caseario vive una fase d’incertezza dettata dalla fine delle quote produttive e dal prolungarsi dell’estrema volatilità del mercato, l’esclusione di una vasta platea di beneficiari dai premi accoppiati della Pac non può essere tollerata». 

«Il sostegno accoppiato nell’ambito del primo pilastro della Pac - ricordano le due organizzazioni professionali regionali - era stato introdotto per sostenere i settori in particolare difficoltà. Le scelte nazionali dello scorso anno (frutto di un negoziato lungo e complesso) si erano orientate sul settore lattiero proprio perché particolarmente vulnerabile, sia per effetto del nuovo processo di convergenza, sia per l’impatto derivante dalla rimozione delle quote. Una condizione quest’ultima che, come si legge nel documento di attuazione nazionale della Pac, "potrebbe esporre a rischio il settore, soprattutto nelle aree montane e marginali dove è meno competitivo ma rilevante per gli aspetti ambientali e socio-economici"». 

Con i provvedimenti attuativi delle disposizioni comunitarie, invece di prospettare un premio per tutti gli allevatori e per le zone marginali, lo si è previsto solo a vantaggio di aziende che fanno riferimento all’Associazione Italiana Allevatori. «Un cambio di rotta – osservano Cia e Confagricoltura dell’Emilia Romagna - ingiustificabile e in palese contrasto rispetto alla normativa comunitaria, che rischia di vanificare le ricadute positive delle misure contenute nel decreto legge sui settori in crisi approvato dal Governo la scorsa settimana».  

«Tra l’altro – continuano le due Organizzazioni professionali regionali – l’iscrizione nei libri genealogici o nei registri anagrafici (detenuti entrambi dall’Aia) non è obbligatoria ed è riservata alle vacche da latte di razza pura. Resterebbero quindi escluse, dagli 84,6 milioni di euro stanziati per la zootecnia bovina da latte, tutte le razze ibride. Un’estromissione che, paradossalmente, penalizzerebbe in particolar modo gli allevamenti delle zone montane e marginali, spesso principale fonte di sostentamento economico per il territorio». 

Per queste ragioni, Cia e Confagricoltura hanno ritenuto necessario intervenire, presentando ricorso davanti al Tar del Lazio. «Ad essere in gioco – concludono - è il futuro di un settore strategico del sistema agroalimentare, che merita particolare attenzione, soprattutto adesso che, dopo trenta anni di quote produttive, chiede meno disparità e più certezze per il futuro». 

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