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Lunedì, 26 Settembre 2022
Economia

Prezzo del latte, Confagricoltura: «Bene, ma manca una prospettiva di medio periodo»

Gasparini: «La filiera può fare ancora di più»

Il 16 gennaio scorso è stato siglato il nuovo accordo per il prezzo del latte alla stalla tra Italatte ed i rappresentanti delle organizzazioni agricole. L’accordo raggiunto prevede un prezzo di 44,5 centesimi al litro e avrà validità dal 1° febbraio sino al prossimo 30 giugno. Il prezzo siglato, che, di fatto, influenza anche il mercato piacentino, è stato accolto positivamente da Confagricoltura Piacenza, da sempre un po’ critica sulle modalità contrattuali poste in campo nella regione vicina. Va detto che il prezzo accordato segna un significativo aumento rispetto a quello attualmente in vigore di 42 centesimi al litro. Confagricoltura Piacenza valuta, inoltre, particolarmente positivo il fatto che, contrariamente a quanto avvenuto in altre precedenti occasioni, il nuovo accordo sia stato sottoscritto prima della scadenza di quello attualmente in vigore (prevista per il prossimo 31 gennaio), evitando così che si creasse una situazione di incertezza per gli allevatori e consentendo loro di lavorare in una prospettiva economica certa fino al prossimo mese di giugno. “Del resto - – commenta il presidente dalla Sezione di Prodotto Lattiero Casearia di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini – le basse scorte di latte in polvere, i consumi mondiali ancora sostenuti annullano l’effetto di una produzione lattiera in crescita e giustificano appieno questo aumento. Tuttavia, il dato conferma il consolidarsi di un sistema a vasi comunicanti tra latte destinato alle produzioni Dop e quello destinato al fresco, con il risultato che la quotazione concordata, in fondo, non è molto diversa dal prezzo del latte tedesco (0.40) se a questo aggiungiamo i costi di trasposto. Ciò ci dice, però, anche, che in questo momento il mercato ristretto delle produzioni Dop non sta facendo, per le aziende agricole, la differenza, in termini di remunerazione, come invece ha fatto in passato. In più, se, da un lato, questo aumento concorre a migliorare, non a recuperare, la situazione finanziaria, dopo un anno di bilanci peggiorati da un consistente aumento del costo alimentare ed energetico, non ritengo che il prezzo dia in fondo così tante certezze, considerato il fatto che ogni nostra azienda ha davanti a sé, per poter rimanere competitiva, nel nostro contesto economico e politico, investimenti costosi in strutture, innovazione, formazione del personale, anche solo per poter rispettare i numerosi adempimenti di legge. Alla luce di questi investimenti di lunga durata, infatti, gli accordi, seppur più lunghi dei precedenti, ma non più annuali, non possono considerarsi una certezza. In sintesi, abbiamo, al solito, un accordo positivo che, oggi più che mai, rallenta però un processo di aggregazione che avrebbe preso ulteriormente piede nel momento in cui la multinazionale non si fosse dovuta adeguare ai prezzi correnti”.

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