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Matteo Cattivelli, presidente Anga sezione di Piacenza

Matteo Cattivelli, presidente Anga sezione di Piacenza

Psr, per i giovani è complicato accedere. Marchesi: «Sistema complicato»

Giovanni Marchesi, responsabile dei servizi tecnici di Confagricoltura Piacenza: «le scelte sono vincolate dagli standard output, che nella precedente programmazione non c’erano: sono parametri di calcolo che determinano un valore stimato di produzione lorda vendibile dell’azienda che non deve superare i 250mila euro»

La scadenza dei bandi riservati, dal nuovo piano di Sviluppo rurale, ai giovani che si insediano in agricoltura è ancora relativamente lontana: il 30 novembre, ma per chi intende porre in essere dei piani aziendali è tempo di valutare la fattibilità del proprio progetto e vedere se è compatibile con le azioni ammissibili a sostegno. Le misure in questione sono due: misura 6.1.01 "Aiuto all’avviamento di imprese per giovani agricoltori" e la misura 4.1.02 "Ammodernamento di aziende agricole di giovani agricoltori (Focus Area 2b)".

«E’ un sistema molto complicato – spiega Giovanni Marchesi, responsabile dei servizi tecnici di Confagricoltura Piacenza - perché a fronte di giovani che vorrebbero iniziare l’attività agricola entrando nell’azienda già condotta dal padre o da un fratello, o con una nuova ditta individuale, ottenere l’aiuto non è semplice: le scelte sono molto vincolate dagli standard output, che nella precedente programmazione non c’erano: sono parametri di calcolo che, partendo dal piano colturale del 2015 e dall’allevamento presente, determinano un valore stimato di produzione lorda vendibile dell’azienda che non deve superare i 250mila euro».

«Un limite – spiega Marchesi - introdotto per favorire l’ingresso di giovani in aziende medio-piccole. Speriamo che gli esclusi abbiano delle possibilità in altri bandi». Marchesi è critico anche sui valori stabiliti dagli standard output: «C’è molta confusione. Ad esempio, per il pomodoro da industria: la Plv effettiva si aggira sui 5mila euro ettaro, nella prima stesura del Psr il valore della tabella era addirittura superiore ai 19mila euro, una serie di decodifiche ha portato il pomodoro alla Plv standard di 1200 euro/ettaro: troppo alta prima, in difetto poi. Tutto questo meccanismo di codici fa già capire il groviglio. Il risultato è che in questo momento – precisa Marchesi - quando viene un agricoltore a chiedere consulenza ci sono difficoltà nell’effettuare i calcoli e a dare risposte. Inoltre, l’acquisto dei trattori parrebbe finanziato, ma non attribuisce punteggio per la graduatoria regionale».

«I giovani sono estremamente limitati nelle proprie scelte da ciò che la norma incentiva a fare da un lato o vieta dall’altro, noi stessi – conclude Marchesi – fatichiamo a spiegare cosa si può o non si può fare. Ciò nondimeno, siamo a disposizione per studiare insieme, caso per caso, il piano di sviluppo aziendale». «Relativamente al nuovo Psr i giovani hanno nutrito molte aspettative – commenta Matteo Cattivelli, presidente di Anga Piacenza, l’associazione che raggruppa i giovani di Confagricoltura – ma di fronte a queste problematiche stanno riflettendo. Credo che avremo meno istanze di contributo di quelle attese e, soprattutto, di quelle potenziali. Speriamo che non si trasformi in un’occasione persa. La semplificazione non è avvenuta neppure questa volta, anzi». «L’invito, tuttavia – prosegue Cattivelli - è a verificare con gli uffici tecnici di Confagricoltura, che sono molto disponibili, la fattibilità e la finanziabilità dei progetti di ciascuno per evitare di perdere, al di là della complessità burocratica, la possibilità di accedere alle risorse messe a disposizione. Non critico la decisione di incentivare chi è meno competitivo, sono un po’ scettico sull’effetto della logica a monte che rischia di portare risorse a chi non avrebbe neppure considerato di poterle sfruttare ed esclude chi avrebbe le potenzialità per garantirne un’efficace e duratura ricaduta sul settore».

«L’importante – conclude Cattivelli -  è che non vengano disperse risorse in progetti d’impresa deboli e vengano incentivati nuovi ingressi e ricambio generazionale, dobbiamo ricordare che abbiamo per la maggior parte aziende condotte da ultra sessantenni e assai poche da giovani». 

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