Lunedì, 27 Settembre 2021
Economia

«Recovery plan, investimenti e riforme per far ripartire le imprese»

Gasparini: «Dal territorio chiediamo meno vincoli e più opere»

Oggi ci sono alcune condizioni favorevoli per cominciare a riprogettare il futuro del nostro Paese. La prima è rappresentata dall’arrivo dei vaccini; la seconda è l’avvio di un nuovo governo guidato da una personalità di grandi capacità e autorevolezza, come Mario Draghi; la terza è rappresentata dalle risorse del Recovery Plan che avranno un impatto stimato del 3,5% di crescita del PIL e sono un'occasione senza precedenti. «Ricordando molto bene a tutti che si tratta di un debito contratto per conto di generazioni future, noi vorremmo che gli interventi fossero straordinari e pensati per avere ricadute di lungo periodo – commenta Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza - analogamente al metodo utilizzato negli ultimi 20 anni per i Psr sugli investimenti, perché l’impiego delle risorse stanziate potranno avere effetti, o in positivo o in negativo, sulle prossime generazioni.  Alla luce di ciò, auspichiamo che venga predisposto, anche a livello provinciale, un piano di sviluppo integrato e interdisciplinare per sfruttare nel migliore dei modi i fondi che saranno disponibili. In merito chiediamo se la gestione sarà ineluttabilmente determinata dall’alto o se non sia invece previsto un percorso che permetta ai territori di presentare le loro richieste». Nell’accordo provvisorio a livello europeo condiviso dal Consiglio e dal Parlamento è stabilito che ciascun piano nazionale dovrà dedicare almeno il 37% della dotazione per sostenere la transizione verde e almeno il 20% la trasformazione digitale. «L’ambiente è di tutti ed è lapalissiano che debba essere una priorità traversale – sottolinea Gasparini - ma sarà determinante il modo in cui la tematica sarà approcciata. Ci preoccupa il rischio che la transizione verde possa essere un’accondiscendente avvallo alle richieste dello pseudo-ambientalismo, che combatte progresso e tecnologie, profitto e produttività, nella sostanza, traducendosi in un danno all’ambiente e in un’ipoteca sul futuro delle prossime generazioni. Pretendiamo un approccio scientifico: la diminuzione degli inquinanti, ad esempio, è profondamente legata allo sviluppo di energie pulite e rinnovabili, a cui l’agricoltura stessa può contribuire. Riducendo la dipendenza dal petrolio, inoltre, renderemo sicuri e indipendenti gli approvvigionamenti rispetto a fonti esterne. La vera attenzione all’ambiente emergerà nel capitolo energia».

Contrariamente al pensiero comune, sarebbe funzionale alla tutela ambientale anche l’impiego di nuove varietà vegetali resistenti a malattie e siccità, così da assicurare produzioni sicure, sane, ecocompatibili e in adeguata quantità. «È necessario intervenire per valorizzare il potenziale produttivo dell’agricoltura e la competitività del settore - commenta il presidente di Confagricoltura Piacenza - con il contributo della ricerca scientifica e dell'innovazione e puntando su una solida integrazione di sistema, con l'industria di trasformazione e la distribuzione, oltre che sulla promozione del Made in Italy agroalimentare nel mondo. Confrontandoci con le difficoltà quotidiane, abbiamo la percezione che la politica non consideri un valore le filiere produttive costituite per lo più da piccole imprese. Chiediamo dunque che non si seguano le sirene di modelli produttivi che non sono i nostri, come quello alla Francese, fatti solo grandi gruppi. Per noi, significherebbe nel contempo perdere la colonna portante della nostra economia, che ha saputo realizzare eccellenze in tutti i campi, e depredare i nostri giovani della possibilità di avere un futuro nel nostro Paese».

In generale, Confagricoltura chiede che il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza divenga un progetto in grado di superare limiti che hanno inibito la crescita e ridotto la competitività del nostro Paese negli ultimi 20 anni. 

«Chiediamo infrastrutture, investimenti pubblici, digitalizzazione, apertura alle innovazioni, investimenti per la formazione e l'aggiornamento del capitale umano, non ultimo una fiscalità decisamente più leggera, una giustizia più veloce e un taglio definitivo alla burocrazia elefantiaca. A livello locale - conclude Gasparini - vogliamo tracciare una road-map per far avanzare l’agricoltura piacentina aggiungendo alle richieste appena esposte una serie di progetti concreti e cantierabili: chiediamo opere, principalmente sul sistema irriguo a partire dalle dighe mancanti, il rafforzamento degli argini per la viabilità agricola e la manutenzione delle strade di montagna.  Magari, ancora una volta, quello che succede in questa provincia di frontiera si tradurrà in un modello replicabile in tutta Italia».

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

«Recovery plan, investimenti e riforme per far ripartire le imprese»

IlPiacenza è in caricamento