Economia

«Recuperare le aree abbandonate, ma pensando prima al contenuto che al contenitore»

Carlo Ratti, ospite di Confindustria, interrogato dai cinque vicepresidenti dell’associazione. Cascina San Savino? «Dovrà essere in grado di parlare ai non piacentini». «Imprese di nicchia possono nascere anche fuori dalle città»

Sono stati i cinque vicepresidenti di Confindustria a interrogare, al Teatro Municipale di Piacenza, l’ospite dell’assemblea dell’associazione: Carlo Ratti, docente al Mit di Boston. Ad esempio Valter Alberici ha ricordato l’importanza di vivere non solo ilCarlo Ratti-2 territorio cittadino, ma anche la campagna. «Sempre più gente vuole venire a vivere in città – ha detto l’imprenditore di Nibbiano – ma io non voglio vedere spopolata la campagna. Riunire tutte le persone in un unico luogo, lo ha dimostrato il Covid, non è l’ideale. Per Ratti è «partita la fase 2 della globalizzazione». «Inoltre – ha precisato l’ospite di Confindustria – negli ultimi anni tante eccellenze di diversi settori si sono sviluppate in zone periferiche, come la campagna o addirittura l’Appennino. Certo, per un’attività enogastronomica è più facile rispetto ad un’azienda di meccatronica. Ma rispetto al passato si può fare un’impresa di nicchia che compete nel mondo, se si punta su prodotti di eccellenza. Ci sono sempre più realtà che nascono fuori dalle città».

Discutendo con Nicola Parenti è emersa la necessità di fare maggiormente «rete con Milano», «l’unica global city italiana». «Non si parla più di essere il dormitorio di Milano – ha espresso Ratti -, ma comunque con i prezzi al metro quadro del capoluogo lombardo, sviluppando un collegamento veloce, è possibile andarci a lavorare e vivere qui». Se poi si implementa lo smart working…«Un’ora di pendolarismo da Piacenza a Milano, per due volte alla settimana, è sopportabile. Tutti i giorni è un’altra cosa. Lo smart working può incidere nella vita delle persone in questo senso».

Antonio Cogni ha riportato il discorso su Piacenza. «Spesso nelle città – ha rilevato l’ospite Ratti – si pensa più ai contenitori che ai contenuti quando si recuperano aree o immobili da destinare alla collettività. È un concetto sbagliato». Concetto poi ribadito in risposta ai quesiti sul Pnrr di Claudio Bassanetti: «Nel piano di ripresa e resilienza nazionali bisogna pensare ai contenuti».

A proposito di contenitori: Erika Colla da mesi sta curando il grande progetto di cascina San Savino. L’immobile di Le Mose, abbandonato da tanti anni e in preda al degrado, potrebbe diventare una vetrina del gusto e delle eccellenze enogastronomicheass-3 piacentine. «Ricorda un po’ Eataly – ha sottolineato Ratti – che riprese il modello di Slow Food. L’importante, in questo progetto, è che sappiate raccontare il territorio ai non piacentini, che dovranno essere invogliati a venire in questo luogo, dovrete richiamarli qui da lontano».

Al termine del dibattito uno studente del Politecnico di Milano ha ricordato l’importanza di non consumare suolo vergine per nuovi insediamenti. «In questi anni a Piacenza ne abbiamo consumato troppo per la logistica». «Questo non significa dire di “no” – ha interloquito Ratti – alle proposte. Diciamo che bisogna considerare, nel consumo di suolo, il rapporto con la popolazione. Per caso la popolazione italiana sta crescendo in questa epoca storica? Mi pare proprio di no, quindi è necessario recuperare aree abbandonate».

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