Ripercussioni economiche sul settore turistico: le proposte di Confesercenti per sostenerlo

L'attuale emergenza sanitaria ha imposto uno stop improvviso che ha messo in ginocchio il comparto, colpendo direttamente tutte le attività della ricettività e dei servizi turistici. Approvato anche il Decreto liquidità, ma per Confesercenti occorre di più  

Il presidente Maserati

L'attuale emergenza sanitaria ha imposto uno stop improvviso che ha messo in ginocchio il comparto, colpendo direttamente tutte le attività della ricettività e dei servizi turistici.  Alberghi, B&B, villaggi turistici, camping e stabilimenti balneari sono al collasso e valutano di rinunciare ai preparativi di inizio stagione. Svaniscono i ricavi anche per i servizi del settore, dalle agenzie di viaggi alle guide e agli accompagnatori turistici, ai bus turistici.  Per non parlare della crisi dei pubblici esercizi della somministrazione, bar e ristoranti, solo in una minoranza dei casi sostenuti dalla vendita a domicilio che il più delle volte vuol dire passare per le piattaforme delle grandi multinazionali e subire una ulteriore riduzione dei margini. Totalmente annullato risulterà tutto il settore dell'animazione turistica e territoriale che, per specifiche necessità di creare attività e servizi imprescindibili dai "contatti" tra le persone, si trova senza nessun tipo di sblocco o alternativa.  «È stato registrato un marzo catastrofico - commenta Nicolò Maserati, presidente Confesercenti Piacenza - il Coronavirus ha cancellato oltre mezzo secolo di turismo. Anche immaginando una risoluzione "veloce" dell'emergenza sanitaria in Italia, l'effetto della pandemia sul mercato internazionale e sulla fiducia dei viaggiatori porterà a chiudere l'anno con una riduzione di oltre 260 milioni di presenze rispetto allo scorso anno. Il turismo italiano - prosegue il presidente Maserati - chiuderà quindi il 2020 con livelli di presenze che si registravano a metà degli anni '60, quando il mondo era diviso in blocchi ed i viaggi aerei erano un lusso per pochi». La ripresa del mercato, si presume, non avverrà prima dell'inizio del 2021, se tutto va bene. Il Coronavirus ha cancellato il mese di aprile, vacanze di Pasqua e ponti di primavera inclusi, per un totale di 10,5 milioni di viaggiatori svaniti e di 3,3 miliardi di consumi turistici perduti.    
Confesercenti, grazie al lavoro dei propri dirigenti e funzionari presenti sul territorio ha predisposto un articolato documento con una serie di proposte atte a sostenere l'intera filiera del turismo, fondamentale comparto per l'intero Paese.    


Ecco quindi la richiesta di istituire un fondo di emergenza per il turismo con una dotazione iniziale di almeno 2,5 miliardi di euro per l'anno 2020 per sostenere le imprese del settore che vedranno, più di altre realtà, subire il perdurare degli effetti della crisi. Richiesta di aumento, da 600 a mille euro, del bonus a tutela dei lavoratori autonomi e professionisti. Altro elemento la liquidità. Da qui l'istanza delle imprese del comparto per l'erogazione diretta e senza intermediari di un finanziamento a fondo perduto, con accredito diretto sul c/c in misura pari al 30% del fatturato dell'anno precedente. Per Siae, abbonamenti televisivi e diritti d'autore l'istanza è di rinviare e rimodulare le pendenze per almeno 18 mesi. In merito alle utenze Confesercenti chiede che si possa provvedere alla estensione della proroga dei pagamenti delle stesse anche alle aziende della  intera filiera turistica. Per il rilancio del settore si è nuovamente avanzata l'istanza di poter riconoscere, senza limite di spesa, quale onere detraibile al 19%, il valore dei pacchetti turistici, dei soggiorni nelle strutture ricettive e dei servizi guide usufruiti per il periodo di imposta 2020. «Ulteriori e più dettagliate richieste - conclude il presidente Maserati - sono state definite per ogni singolo settore del comparto. Con forza ci stiamo muovendo nei confronti delle Istituzioni (Governo, Parlamento, Regioni) affinché le tante proposte racchiuse nel nostro corposo documento possano trovare accoglimento. È in gioco la vera e propria sopravvivenza di un settore con centinaia di migliaia di imprese e milioni di occupati, oltremodo strategico per la nostra economia».

Approvato il Decreto liquidità: per Confesercenti occorre di più

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La Giunta regionale della Confesercenti Emilia Romagna si è riunita oggi in videoconferenza per esaminare il testo del Decreto-Legge 23 reso noto nella tarda serata di ieri con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Erano i Presidenti delle Confesercenti di Piacenza, Parma, Reggio nell’Emilia, Modena, Ferrara, Bologna, Imola, Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini. Il sentimento più diffuso è stato quello della delusione rispetto a un provvedimento che aveva suscitato aspettative importanti ma che presenta più di una criticità. In particolare si lascia al sistema bancario un’eccessiva discrezionalità sulla possibilità di concessione del credito anche a fronte della garanzia dello Stato e non si comprende bene se vi possa essere un automatismo nella concessione dei prestiti al di sotto dei 25 mila euro. Anche la garanzia, inoltre, non è al 100% come preventivato ma si è abbassata al 90%, lasciando quindi spazio per dinieghi alle imprese più fragili e in difficoltà. Occorrono – a giudizio di Confesercenti - soluzioni che garantiscano veramente la liquidità finanziaria per la sopravvivenza delle nostre imprese che oggi si trovano senza ricavi ma con adempimenti, imposte e tributi locali e costi del personale praticamente inalterati. «Le misure fino ad ora adottate al Governo, purtroppo, - afferma Dario Domenichini, presidente di Confesercenti Emilia Romagna - non rispondono alle richieste delle aziende che  vorrebbero riprendere la propria attività nel rispetto di tutte le norme precauzionali a garanzia della clientela e del proprio personale. Serve la cancellazione di alcune tasse e tributi per il 2020 e non solamente il loro differimento e la riduzione al 50% per il 2021, contributi a fondo perduto per la ripartenza, e accesso al credito con garanzia al 100% e a tasso zero. Mentre un altro nodo intricato da sciogliere e che sta creando molti problemi alle imprese rimane quello del pagamento degli affitti per il periodo di chiusura imposto per decreto, durante il quale l’affittuario non ha la disponibilità del bene ma gli viene comunque richiesto il pagamento del canone». L’auspicio di Confesercenti è che queste richieste trovino risposte concrete nei prossimi provvedimenti.

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