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Chiusa, Cattivelli e Colla

Chiusa, Cattivelli e Colla

Ruggero Colla è il nuovo direttore del Consorzio Fitosanitario

Dal 1° maggio il Consorzio ha un nuovo direttore, Ruggero Colla che, dopo la laurea magistrale in Agraria, ha sviluppato tutta la sua carriera all’interno del Consorzio per decenni sotto la guida di Bruno Chiusa

Se c’è un ente al quale fanno riferimento tutti gli agricoltori, nessuno escluso, al di là dell’appartenenza ad un sindacato piuttosto che un altro, questo è il Consorzio Fitosanitario di Piacenza. Non a caso la Commissione Amministratrice è composta da rappresentanti degli agricoltori designati dalle organizzazioni professionali, dal dirigente responsabile della struttura regionale competente in materia fitosanitaria, dal dirigente responsabile del Servizio Agricoltura dell'Amministrazione Provinciale. E il presidente ed il vice-presidente sono nominati dal presidente della Giunta Regionale fra i rappresentanti degli agricoltori. Per Piacenza è Fausto Cattivelli.

Dal 1° maggio il Consorzio ha un nuovo direttore, il dottor Ruggero Colla che, dopo la laurea magistrale in Agraria, ha praticamente sviluppato tutta la sua carriera all’interno del Consorzio per decenni sotto la guida di Bruno Chiusa al quale il presidente Cattivelli ha sottolineato “tutta la riconoscenza del mondo agricolo per l’attenzione, l’equilibrio, la competenza professionale che ha sempre caratterizzato il suo lavoro. Grande soddisfazione- soggiunge Cattivelli- non solo per la nomina del dottor Colla, di cui abbiamo avuto modo di apprezzare la preparazione e la totale disponibilità a favore del mondo agricolo, ma anche perché la direzione è rimasta a Piacenza che pur è collegata con Parma. E all’amico Ruggero porgiamo gli auguri di un proficuo lavoro che sappiamo essere molto impegnativo».

«Ovviamente - commenta il dottor Colla - non posso che muovermi nel solco tracciato dal dott. Chiusa che per me è stato un punto di riferimento essenziale, ma ci attendono anche nuove e sollecitanti sfide, perché le patologie nuove sono sempre più frequenti ed i formulati per combatterle sempre più ridotti, nell’ottica di una sempre maggiore tutela dell’ambiente e della salubrità di ciò che mangiamo perché, anche se è ovvio ricordarlo, tutto proviene dai nostri campi. E ciò che viene piantato nei campi deriva dai vivai e quindi i controlli partono proprio dall’inizio della filiera”.

Il Consorzio Fitosanitario Provinciale di Piacenza è un Ente pubblico non economico dipendente dalla Regione Emilia Romagna, al servizio dell'agricoltura e della collettività. Svolge la sua attività nel campo della difesa delle piante e delle funzioni ad essa collegate. Trae il finanziamento alla propria attività da una contribuzione obbligatoria di modesta entità a carico dei proprietari di terreni agricoli “ma sono esclusi- precisa Colla- piccoli appezzamenti e le terre nelle zone svantaggiate”.

L’anno di fondazione risale al 1956 quando il Ministero per l’Agricoltura e Foreste con apposito Decreto trasformava il Consorzio Provinciale per la Viticoltura e Frutticoltura di Piacenza in Consorzio Fitosanitario obbligatorio per l’esecuzione di tutte le lotte fitosanitarie dichiarate obbligatorie. Negli anni successivi alla sua istituzione il Consorzio Provinciale Fitosanitario obbligatorio di Piacenza ha svolto la sua attività sotto il controllo e secondo le direttive tecnico-scientifiche dell’Osservatorio Fitopatologico di Pavia e poi dell’Osservatorio per le Malattie delle Piante di Bologna. La direzione tecnica e amministrativa è affidata appunto ad un direttore nominato in seguito a concorso pubblico per titoli ed esami o per chiamata diretta. Prima Pierluigi Ottolini, poi Bruno Chiusa ed ora Ruggero Colla.

«I compiti che ci attendono sono veramente molteplici: non solo una tempestiva difesa dalle avversità (pensiamo all’importanza del settimanale Bollettino di Produzione Integrata e Biologica che contiene le informazioni tecniche per gli agricoltori ed i tecnici riguardanti la situazione fitosanitaria ed agronomica delle colture ed i relativi consigli tecnici), ma tutti i controlli dai vivai ai campi, l’assistenza tecnica agli agricoltori, la collaborazione con gli enti di ricerca e l’Università, la didattica. Per questo sarebbe necessario avere a disposizione più personale ed è probabile che presto potremo contare su una nuova professionalità». Attualmente, oltre ai compiti amministrativi svolti dalla signora Marilena Moschini, operano i tecnici Renata Bottazzi e Sara Sbaruffati.

«Il traguardo a cui tutti miriamo oggi - prosegue Colla - è la sostenibilità, con regole di difesa sempre più stringenti; per questo è del tutto fuorviante dire che è l’agricoltura che inquina. La sfida epocale oggi è gestire tutte le problematiche fitoiatriche con sempre minori formulati e principi attivi. In più ci troviamo sempre più frequentemente a gestire vere e proprie emergenze: pensiamo, tanto per citarne alcune, alla cimice asiatica, al ragnetto rosso per il pomodoro fino alla più recente Popillia japonica, un coleottero che infesta e distrugge tappeti erbosi, piante selvatiche, da frutto e ornamentali e la cui diffusione si sta ampliando tanto che è presente già in Lombardia. Attacca 300 specie vegetali con milioni di individui che defoliano le piante».

Per queste avversità e tante altre, con la sempre più scarsa possibilità di avere a disposizione determinati principi attivi, dobbiamo affidarci alla lotta biologica come con la “vespa samurai” per le cimici o con l’utilizzo di nematodi entomopatogeni.

Si tratta di minuscoli “vermi” che vengono usati per la lotta biologica ai parassiti dell’orto e degli alberi da frutto, e sono così piccoli da essere invisibili a occhio nudo. Ad ogni modo, pur essendo piccoli, sono molto efficaci per eliminare le larve di numerose specie di insetti dannosi. Questi particolari organismi vermiformi agiscono in modo molto selettivo, per cui non sono dannosi per l’ambiente, le colture, l’uomo, i pesci e, in generali, gli animali. Il loro uso sta avendo ottimi risultati sul campo, tanto da essere considerati una eccellente alternativa all’uso dei pesticidi chimici.

«Insomma questo - conclude Colla - è il futuro prossimo, ma la nostra azione di prevenzione si attua anche verso tutto ciò che viene esportato verso paesi terzi (farine, granaglie, mangimi, sementi ecc) che necessitano di un passaporto fitosanitario. Siamo perciò ben consapevoli dell’importanza del nostro lavoro, una passione che ci ha trasmesso Bruno Chiusa e che intendiamo continuare a perseguire con la massima professionalità».

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