Revocato lo sciopero delle operatrici di pulizia: «La Cear c'incontra»

Perdura la «drammatica» situazione delle operatrici delle pulizie nelle poste. Dopo una storia travagliata, l'ultima azienda che gestisce l'appalto - Cear di Roma - non «paga stipendi, non rimborsa i chilometri, licenzia senza giustificazioni». Era stato indetto lo sciopero domani, ma la Cear incontrerà i lavoratori il 20 ottobre

Non sembra aver fine la «triste odissea» delle operatrici di pulizia che lavorano nelle poste. Dall'ottobre del 2005 cambiano le aziende che gestiscono l'appalto - prima Fincoop, poi il gruppo Splendida, ed ora Cear (Centro ecologico ambientale romano) - ma i risultati, per i lavoratori, sono identici: stipendi mai pagati, rimborsi di trasferta non riconosciuti, ferie e malattie dimenticate, «licenziamenti ingiustificati».

«E' una situazione drammatica, e abbiamo deciso di dire basta», spiega Giuliano Zuavi, di Filcams-Cgil. Era stato previsto uno sciopero per domani, dalle 10 alle 12 di mattina davanti alle poste di piazza Sant'Antonino, ma la Cear ha accolto la richiesta di un incontro: sarà il 20 ottobre nella sede della Cgil di via XXIV Maggio alle 14. La notizia è di pochi minuti fa.

«IL MIO LAVORO? 850 CHILOMETRI AL MESE GRATIS» - Nelle storie delle operatrici s'annidano rabbia, frustazione e impotenza per una situazione che continua da anni. «In un mese devo badare a 8 uffici postali - dice una ragazza straniera -: sono 1.250 chilometri in auto. Me ne hanno rimborsati 400 scarsi. Perchè? Perchè il resto lo devo mettere di tasca mia?». Altri sono stati lasciati a casa «dal giorno alla notte senza motivo», altri ancora, senza stipendio, «devono darsi malati perchè non hanno i soldi per andare al lavoro». Sono 35 le persone coinvolte, per 90 uffici postali.

DOPO TANTO, LA RISPOSTA DI CEAR - Dai vertici del Cear, con sede a Roma, «silenzio assoluto» fino alle risposta per l'incontro del 20 ottobre, dove, si promette, «verranno sanate tutte le situazioni». «Dobbiamo dare atto - spiega Zuavi - ai dirigenti delle poste di essersi presentati quando abbiamo chiesto la conciliazione in prefettura, ma null'altro. Dicono che le scelte per gli appalti sono nazionali e regionali, e che non ci possono fare nulla. Anche il committente è sempre stato silente». Negli ultimi 5 mesi, ovvero da quando l'appalto è stato impugnato da Cear, ci sono stati «5 licenziamenti con motivazioni inesistenti».

MANCA IL MATERIALE - Oltre al danno, la beffa. Le operatrici non solo segnalano i mancati pagamenti, ma anche «la mancanza di materiale di pulizia come i detersivi, le spugne, oppure il vestiario, con i camici o i guanti». «Tutte cose - dicono alcune ragazze - che ci dobbiamo portare noi, altrimenti non potremmo lavorare». Tutto, quindi, è in stand-by con l'incontro del 20 ottobre.

Nella foto, nel mezzo Zuavi, ai lati due operatori



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