Economia

«Se restiamo ancora per un mese in questa situazione non ce la possiamo fare»

La testimonianza di baristi e ristoratori piacentini nella conferenza stampa indetta da Fiepet Confesercenti. Domani l'incontro con la Regione

(repertorio)

«Ormai il tempo è finito, dopodiché ognuno si comporta come ritiene opportuno perché le risposte non ci sono state». È la sintesi proposta in chiusura alla conferenza stampa online indetta nel pomeriggio da Fiepet Confesercenti Piacenza «per rappresentare lo stato di grave esasperazione, disagio, preoccupazione, della categoria dei pubblici esercizi - bar e ristoranti in particolare - a causa del perdurante stato di chiusura delle attività e degli insignificanti sostegni concessi». «Una situazione che ogni giorno diventa sempre più esplosiva e insostenibile» come spiegato in apertura dal vicedirettore Fabrizio Samuelli, anche in relazione alla bozza del nuovo decreto del Governo, che prefigura un’Italia divisa tra zone rosse-zone arancioni e per la categoria un prolungamento della chiusura per tutto il mese di aprile (con la possibilità di svolgere attività d’asporto). «È ovvio che adesso sia necessario cambiare passo – ha aggiunto Nicola Maserati, presidente locale  dell’associazione, annunciando l’intenzione di proporre una manifestazione nazionale, o quantomeno regionale, e di puntare a un cambio di “colore” per il territorio piacentino. Nel pomeriggio di venerdì 2 aprile è previsto sul tema un confronto diretto con la Regione, come spiega l’associazione. «Un incontro reso possibile dall’interessamento del sindaco Patrizia Barbieri, in cui proporremo di considerare Piacenza come una zona a rischio minore e di poter quindi lavorare con più spazio».

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Una richiesta che è arrivata anche dalla voce di Cesare Testa (baretto San Vincenzo) uno degli associati presenti alla conferenza, invitati a portare la propria testimonianza. Tra i problemi evidenziati da Rachele Tizzoni (bar I portici) e Luisella Rossi (Antica osteria al Cavaliere nero) l’importo dei ristori ricevuti e fronte delle perdite subite e l’impossibilità di riuscire ad andare avanti con un altro mese di stop. «Arrivare a fine aprile così è assurdo, nel 2020 ho fatturato il 40% in meno e ho ricevuto come sostegno 2mila euro, allucinante. Adesso con la bella stagione doveva essere agevolato l’uso di plateatici e invece siamo chiusi. Bisogna lottare con un pugno un po' più forte». «Ancora un mese in questa situazione non ce la possiamo fare» aggiunge Luisella Rossi. «Ho deciso di aprire per l’asporto, sia come ristorante che come bar, ma è come non avere aperto, è più una questione psicologica, almeno per non stare a casa. Noi anche prima della pandemia avevamo già troppe spese, ora dobbiamo continuare a pagare, il conto in banca si prosciuga e noi poi con cosa mangiamo? Se potessi far entrare i clienti in un piccolo numero e distanziati, credo sarebbe anche più sicuro rispetto a quello che avviene oggi, i controlli non esistono». «Mi sono arrivati poco più di 10mila euro, anche se con sette dipendenti ho le stesse spese che hanno gli altri, in un anno non sono niente» racconta Roberto Rigolli della trattoria Regina di Quarto. «La tassa dell’immondizia è in base ai metri quadri dell’attività, ma se sono chiuso e non produco immondizia perché devo comunque pagare? Nell’asporto nel 2020 qualcosa c’è stato, era anche vissuto come una novità, ma quest’anno è più difficile. In un fine settimana ho avuto sette ordini, per Pasqua lo propongo ma mi son detto “non lo faccio più”». «Sono fortunato - continua - perché ho i genitori in società con me che ci mettono la pensione. A settembre dovevamo trasferirci nella nuova trattoria, abbiamo fermato i lavori, forse a giugno potremo andare, però se non mi fanno lavorare non riesco a ripartire con i mutui; se non lavoro come faccio a pagare le tasse?». Una categoria che si sente sotto attacco, come emerge dalle parole di baristi e ristoratori, anche in relazione a provvedimenti ritenuti incomprensibili, come la possibilità di andare in vacanza all’estero e non solo : «Io “sto addosso” ai clienti perché rispettino le regole, poi magari incontro qualcuno che mi dice di aver pranzato in autogrill, coma mai lì possono dato che tengono le nostre stesse distanze? È un’assurdità». «Vorrei che venisse riattivato anche un credito fiscale, ad esempio per gli affitti, visto che vanno pagati. Con l’asporto gli incassi sono limitati e le spese aumentate, se si considera che si usano solo carta plastica: spendiamo sempre di più e incassiamo sempre di meno – sottolinea Mauro Rigolli, titolare del bar Ai giardini di Pontedell’olio. «Ci additano per gli assembramenti, normalmente si verificano nell’orario dell’aperitivo, se ci dessero un paio di ore di apertura in più la sera potremmo spalmare meglio queste presenze. Ci vedono come untori ma non è assolutamente vero, se vai davanti a un supermercato o ad una gastronomia c’è molta più gente che davanti a noi». «Io non capisco perché siamo noi i responsabili se si verifica un assembramento fuori dal locale – aggiunge Luciano Salvia, barista di Sarmato. «La notte non si dorme più perché abbiamo perso il sonno, lavorare si lavora poco, dobbiamo litigare con i clienti se stanno vicini fuori dal locale, io ormai sono a livello, psicologicamente più che economicamente». «Ci troviamo da due settimane in zona rossa e le strade, come i parco giochi sono invasi dalle persone che spesso non tengono i giusti accorgimenti e non vengono fatti i controlli all’esterno dei locali, che è una competenza dell’ordine pubblico» sottolineano in ultimo i vertici di Fiepet Confesercenti Piacenza. «Se non ci saranno sostegni e interventi concreti la categoria cambierà orientamento perché non si può più accettare che sia questa la dinamica. Ormai il tempo è finito, dopodiché ognuno si comporta come ritiene opportuno perché le risposte non ci sono state».

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