Senza innovazione non c’è futuro per il sistema industriale italiano

La convention a Confindustria Piacenza dedicata alla "quarta rivoluzione industriale" da dove è emerso con chiarezza che tutto il settore produttivo deve essere coinvolto

La 4.0 rivoluzione industriale, ovvero l’utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse. Non c’è settore che non sia coinvolto da questo radicale cambiamento tecnologico che concerne sia la produzione che i servizi. E l’Italia non può rimanere assolutamente indietro (anche perché i nostri partner europei sono già più avanti di noi), pena la sconfitta sui mercati globalizzati. Già siamo scesi nel Pil per il manifatturiero dove occupiamo il secondo posto in Europa e non possiamo permetterci ulteriori arretramenti. Anzi: 4.0 concerne enormi potenzialità per mettere mano ai processi di impresa, ed anche l’occupazione giovanile, con una adeguata formazione, ne potrà beneficiare.

Confindustria Piacenza ha organizzato presso la sede di via 4 Novembre un meeting con gli imprenditori piacentini e cremonesi per fare in punto su queste straordinarie innovazioni tecnologiche, un incontro cui ha preso parte il presidente Nazionale della Piccola Industria di Confindustria Alberto Baban ed il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania, riunione durante la quale sono state presentate alcune significative esperienze compresa quella di un’azienda locale, la ISI di Casimiro Bosoni che ha lavorato per introdurre i principi di Industria 4.0 presso importanti aziende italiane.

Gli altri paesi, si sottolineava, sono già partiti. Il nostro governo ha varato un piano nazionale  per il triennio 2017-2020 che vale oltre 20 miliardi, con l’obiettivo di incentivare gli investimenti privati su tecnologie e beni 4.0, aumentare la spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione, rafforzare la finanza a supporto di 4.0, VC e start-up. Inoltre si punta a diffondere la cultura 4.0 attraverso scuola digitale e alternanza scuola-lavoro, sviluppare le competenze attraverso percorsi universitari e per gli istituti tecnici superiori,finanziare la ricerca potenziando i Cluster e i dottorati.

Ed ancora assicurare adeguate infrastrutture di rete (Piano Banda Ultra Larga), garantire investimenti privati , supportare quelli innovativi, rafforzare e innovare il presidio di mercati internazionali e supportare lo scambio salario-produttività attraverso la contrattazione decentrata aziendale.

Industria 4.0 è dunque la produzione industriale del futuro, che include la produzione  di prodotti e servizi individualizzati, all’interno di ambienti produttivi altamente flessibili; che punta sull’integrazione sia dei consumatori, sia dei business partner all’interno dei processi di progettazione e creazione del valore; che promuove l’integrazione della produzione con servizi di alta qualità per realizzare prodotti ibridi. Un nuovo modello di business, agile, snello, in cui le nuove tecnologie interconnettono oggetti e processi.

“Concerne tutti i settori- ha precisato Cristina Dodici presidente del Comitato piccola industria di Piacenza; il vero problema è la crescita che rallenta, ma a noi occorre molta flessibilità per poter rispondere alle richieste dei mercati”.

“Siamo assolutamente in ritardo- ha chiosato Catania dopo il saluto dei presidenti di Piacenza e Cremona Alberto Rota e Umberto Cabini. Ma questa è un’opportunità straordinaria per il nostro paese che cambierà radicalmente il modo di fare impresa, altrimenti si è destinati a decadere come sistema. Le imprese che hanno abbandonato non si sono aggiornate ed hanno evidenziato ridotta capacità di investimento.

Dobbiamo dunque colmare questo gap di cui non è stato ancora colto appieno la valenza strategica, perché dietro c’è un modo diverso di “fare azienda”, non solo tecnologia. In Italia con le nuove tecnologie di rete aumenteranno i mercati e le nuove professioni”, un concetto ampiamente condiviso da Baban secondo cui “soprattutto i giovani saranno i protagonisti.

Il neo-protezionismo- ha detto- non potrà fermare la globalizzazione; la 4.0 imprimerà una forte accelerazione ai mercati e noi non possiamo starne fuori. Certo questo presuppone una diversa forma di approccio ai mercati. E questo riguarda un modello produttivo che coinvolge tutti, in particolare la piccola e media impresa, ossatura del nostro sistema produttivo; è un’opportunità per un processo di internazionalizzazione in un mercato dalle incredibili potenzialità.

Cambieranno le professioni ma questo non presupporrà una riduzione dei posti di lavoro, anzi; saranno solo diversi, con i giovani protagonisti; in questo sarà essenziale una adeguata formazione che però deve essere continua, di valenza internazionale.

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In questo contesto un’adeguata preparazione linguistica è essenziale. Non solo: contro l’omologazione il nostro sistema di qualità (meccatronica, agrofood ecc) avrà opportunità incredibili; non dimentichiamo che tra 10 anni saremo un miliardo e mezzo di più, con consumatori sempre più esigenti. Dunque bisogna essere protagonisti e non subire le novità. Il Governo in questo senso va ulteriormente stimolato, anche se già ci sono concreti segnali in questa direzione”. Sono seguite le relazioni, oltre a quella dell’azienda piacentina I.S.I  di Casimiro Bosoni, di Alberto De Angelis di IBM Italia, di Roberto Zuffada di Siemens e di Roberto Crapelli della Roland Berger.

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