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Martedì, 24 Maggio 2022
Economia

Si chiama AF-X1 l’aspergillo che combatte le micotossine del mais

Se n’è parlato in un importante convegno svoltosi presso l’Università Cattolica di Piacenza protagonista con la prof. Battilani del Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali sostenibili-DI.PRO.VE.S.di questa importante innovazione che dovrebbe risolvere un problema di riguarda tutta la filiera agro-alimentare

E’ nata da una ricerca tutta italiana che ha avuto come protagonista il Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali sostenibili-DI.PRO.VE.S. della Cattolica (con la prof. Paola Battilani) il primo progetto di lotta biologica alle aflatossine, sostanze naturali cancerogene, che sono una vera calamità sia per la salute, in quanto altamente nocive per uomini e animali, sia per l’economia italiana, che risente negativamente della svalutazione dell’intera filiera del mais, determinante per l’alimentazione degli animali destinati alla produzione di latte e quindi per le produzioni casearie.

I risultati della sperimentazione autorizzata dal Ministero della Salute ed in via di definitiva approvazione secondo il consueto iter utilizzato per l’approvazione di ogni fitofarmaco , sono stati presentati in un convegno che si è svolto oggi presso l’Università cattolica al quale sono intervenuti tecnici e studiosi che hanno svolto significative relazioni su questa innovativa soluzione biologica che concerne un significativo impatto su tutta la filiera mais- latte e formaggi.

In particolari condizioni climatiche- ha spiegato la Battilani introducendo i relatori-  si possono infatti sviluppare funghi, l’Aspergillus flavus in particolare, che produce appunto le aflatossine, tanto naturali, quanto cancerogene. Nel 2003 la maiscoltura italiana si è trovata ad affrontare per la prima volta contaminazioni della granella, e di conseguenza nel latte, superiori al limite imposto dalla vigente legislazione Europea. Si è pensato ad un evento sporadico, ma in realtà la problematica si è ripetuta, seppure a macchia di leopardo, negli anni successivi, per sfociare nel 2012 in un grosso problema di dimensione europea.

La ricerca condotta dalla Cattolica di Piacenza ha dimostrato che distribuendo in campo un particolare microrganismo antagonista, questo fenomeno diminuisce significativamente, fino a scomparire. L’ingrediente attivo di questa soluzione biologica innovativa è un ceppo non tossigeno di Aspergillus flavus, quindi incapace di produrre aflatossine, ma molto competitivo  nei confronti dei ceppi tossigeni presenti nell’ambiente, impedendo loro di colonizzare e di contaminare le piante di mais. Il ceppo di Aspergillus flavus di cui si parla è stato selezionato e sottoposto a brevetto europeo dall’Università Cattolica di Piacenza e DuPont Pioneer Italia ne ha acquisito i diritti di commercializzazione. L’ AF-X1, nome commerciale del prodotto, è dunque una soluzione preventiva per la salvaguardia del mais italiano, con la prerogativa che il ceppo di Aspergillus flavus è stato selezionato ed isolato nei suoli italiani, pertanto è un fungo autoctono- ha chiarito la Battilani- adattato ai nostri ambienti.

La collaborazione tra Università Cattolica di Piacenza e Pioneer per lo sviluppo del prodotto dura da quattro anni. In tale periodo gli agronomi di Pioneer con il supporto di Coldiretti e Consorzi Agrari d’Italia hanno coordinato e gestito un’intensa attività di sperimentazione con l’obiettivo di valutare l’efficacia del trattamento, conseguendo risultati entusiasmanti che ne evidenziano inequivocabilmente l’efficacia, dati assai positivi, con abbattimenti molto elevati, come ha puntualizzato anche il direttore marketing di Pioneer Matteo Piolino. Al convegno era presente anche il prof. Peter Cotty, inventore di questo approccio, sperimentato da più di 25 anni nel sud degli Stati Uniti che ha relazionato sull’impatto che questo sistema di prevenzione può esercitare sulla filiera.

In precedenza Monica Capasso del Ministero della Salute ha descritto il complesso iter che ogni sostanza attiva deve seguire per ottenere la necessaria autorizzazione, mentre Carlo Brera dell’Istituto superiore di Sanità, nel presentare i rischi collegati alla salute per gli effetti cancerogeni delle aflatossine, ha ribadito che grazie a questa innovativa soluzione ci si attendono soluzioni definitive. “In ogni caso- ha ribadito- è essenziale iniziare la prevenzione dal campo. Sono stati posti indici di tollerabilità perché sovente l’aflatossina non è evitabile ed anche una sola molecola interagisce sul Dna. Passano all’uomo per via alimentare e per via aerea (rischio quindi per tutti gli addetti) e il peso corporeo incide sulla tossicità, quindi i bambini sono più a rischio; i rischi ci sono per tutti, persino per gli animali da compagnia. E’ dunque necessario un piano comune ed un raccordo tra Stato, Regioni e Asl”.

La Battilani ha chiarito i necessari passaggi per ottenere l’autorizzazione ed ha ricordato che i risultati sono stati eccellenti, con le aflatossine abbattute del 90%. Per Mauro Tonello presidente dei Consorzi agrari d’Italia “un accurato controllo della materia prima è essenziale per la valorizzazione del prodotto made in Italy. Anche la scelta anti OGM è un fattore di distintività e quindi bisogna puntare su un mais nazionale ed una accurata selezione per tutta la filiera, con un controllo totale sulle forniture come è possibile con l’Unione dei Consorzi agrari che ne rappresentano ben 17, con 1400 punti vendita e 300.000 aziende agricole.

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