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FOTO CARLO MISTRALETTI

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"Storia di un locale sfitto". Nel libro di Stefano Caviglia una storia vera di ordinarie follie nei meandri della burocrazia

Calorosa accoglienza a Palazzo Galli-Banca di Piacenza per il libro “Storia di un locale sfitto. Viaggio allucinante nei meandri della burocrazia”, di Stefano Caviglia

Calorosa accoglienza a Palazzo Galli-Banca di Piacenza per il libro “Storia di un locale sfitto. Viaggio allucinante nei meandri della burocrazia”, di Stefano Caviglia pagg. 96, Rubbettino editore. A presentare il volume lo stesso autore in colloquio con l’avv. Corrado Sforza Fogliani in qualità di Presidente Assopopolari e del Centro Studi Confedilizia, che ha ricordato come il primo provvedimento legislativo dell’”armamentario vincolistico” -  così Luigi Einaudi chiamava i provvedimenti limitativi dei diritti della proprietà edilizia, quali il bocco degli sfratti, il blocco dei canoni, delle esecuzioni ecc.. –  fu firmato nel 1530 dal cardinale Ascanio  Sforza di Santa Fiora, famiglia feudataria di Castell’Arquato sino alla fine del 1700. Un provvedimento analogo fu emanato in epoca successiva dal piacentino Camerlengo dello Stato Vaticano, cardinale Giulio Maria Cavazzi della Somaglia. Un riferimento piacentino ancora più diretto è comunque la prefazione al libro firmata dallo stesso Sforza Fogliani nella quale, tra l’altro, si legge “Quelli che Stefano Caviglia, racconta in questa pubblicazione sono fatti incredibili, inconcepibili, ma veri. Capitati a lui personalmente. Sono fatti che succedono tutti i giorni, o quasi. La realtà descritta è una realtà romanzesca, da ottocentesco romanzo d’appendice. Una realtà mai seriamente affrontata, per la quale si è continuato (e si continua) a mettere la testa sotto il cuscino, per la quale si sono – al più – varate soluzioni facili, abbreviate, inventate dall’oggi al domani e subito messe in condizione di non nuocere da interessati superburocrati, ciascuno dei quali coltiva un proprio orticello di competenza, come se fosse un tesoretto, ignari tutti colleghi in primis”.

Caviglia, giornalista di Panorama, quasi trent’anni di professione in diverse testate, fra cui l’Indipendente e la Repubblica, si occupa di economia e di Pubblica Amministrazione. Nel libro racconta una storia vera, la sua, che spiega bene quanto la burocrazia possa mettere i bastoni tra le ruote al cittadino e rischiare di vanificare qualsiasi sforzo e volontà produttiva. L’incredibile vicenda viene raccontata dall’autore-protagonista con un’analisi perfetta dello stato della Pubblica amministrazione italiana, dei suoi limiti, dei suoi inefficienti apparati e incomprensibili decisioni o silenzi. L’ “epopea” di Caviglia è stata costellata di vincoli urbanistici, condoni, oblazioni, Soprintendenza alle Belle Arti, Agenzia delle entrate, uffici di Roma Capitale e numerosi altri istituti, che lo hanno sballottato da un posto all’altro per una vicenda che, dopo vent’anni, non è ancora finita.

Gli effetti di questa farraginosa macchina burocratica si ripercuotono sul singolo cittadino che alla fine sventola bandiera bianca. Ma questa volta la burocrazia si è trovata di fronte un giornalista tenace e preparato che sta ancora lottando. La partita è infatti (come già si diceva) ancora incerta e per conoscere l’epilogo sarà forse necessario attendere “Storia di un locale sfitto 2”. Non per niente, in ogni caso, Caviglia giunge ad invocare una sollevazione dell’opinione pubblica. Si ripeteranno infatti (prima o dopo viene il turno di tutti) fino a che non si reagirà e si cercheranno “accomodamenti”.

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