Suinicoltura: un patto di filiera per superare i problemi del comparto

Parmigiani (Confagricoltura): «Aziende in difficoltà, ma a pieno ritmo produttivo»

Parmigiani

Tra i settori agricoli oggi in affanno a causa degli squilibri di mercato conseguenti alla diffusione del Covid-19 c’è sicuramente quello suinicolo. Confagricoltura segnala che le quotazioni sono in forte diminuzione (-20% ormai rispetto a dicembre scorso e che questo porta inevitabilmente al rischio di possibili comportamenti opportunistici lungo la filiera. «Già dalla prossima settimana – commenta Giovanna Parmigiani, imprenditrice suinicola piacentina e componente di Giunta Nazionale di Confagricoltura - ricavi non copriranno più i costi di produzione, se la discesa delle quotazioni non farà segnare una battuta d’arresto.  Per questo come Confagricoltura, nell’interesse di tutti gli operatori del settore, chiediamo un “patto di filiera” che consenta di superare le attuali difficoltà. Allevatori, industria, GDO devono collaborare per alimentare il Paese e rispettare quell’impegno che hanno assunto».  Molte, per Confagricoltura, le criticità da affrontare, a partire dal costo dell’alimentazione in deciso aumento, nell’ordine del 5%, a causa l’innalzamento dei prezzi delle materie prime (soia e cruscami su tutto) per i mangimi, provocato dai ritardi nell’attracco delle navi in arrivo e dalle difficoltà nei trasporti soprattutto dall’est Europa.

«Sulle quotazioni delle materie prime importate si stanno innestando anche dinamiche poco chiare – denuncia Parmigiani – come ha recentemente evidenziato Confagricoltura, in questo periodo il mercato dei semi di soia nazionale è caratterizzato da prezzi bassi e fissi che si attestano dai 359 Euro/t ai 364 Euro/t. Valori che, se resteranno tali, porteranno al solo pareggio e ridurranno le future semine investite da questa coltivazione. Questi prezzi del seme nazionale, non rispecchiano però assolutamente l'oscillazione positiva dei prezzi delle farine di soia che, nell'ultima settimana, hanno evidenziato sobbalzi di oltre 30 Euro/t. A ciò si aggiunga – prosegue l’imprenditrice Piacentina – che l’epidemia ha determinato una riduzione di maestranze nei macelli, negli stabilimenti di trasformazione, aggravata dai nuovi protocolli sanitari per il contenimento del virus che porta a una riduzione del volume della attività che Confagricoltura stima intorno al 20%. Un calo pari a circa 25.000 suini a settimana. Tutto questo mentre gli allevamenti, viste le buone prospettive che il mercato segnava a fine anno, sono in piena produzione tra mille difficoltà, dato che anche nelle aziende si deve fronteggiare il problema del personale in quarantena, devono essere garantiti i protocolli di tutela dei lavoratori ed è stato rigidamente normato l’accesso in azienda».

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Ciò - spiega Confagricoltura - ha importanti e negative conseguenze. Prima di tutto l’aumento del peso degli animali in stalla, che comporta problemi di spazio e quindi di benessere e di salute. Inoltre, molte partite destinate al circuito DOP andranno “fuori peso”, con un ulteriore deprezzamento. Nonostante le buone performance del prodotto fresco, il calo del prezzo del suino vivo diviene inevitabile, con conseguente adeguamento al ribasso del prezzo dei tagli che hanno invece un positivo riscontro di vendita. E paradossalmente il calo delle macellazioni potrebbe portare a una carenza di tagli per il fresco e quindi aprire le porte a ulteriori importazioni. «Cogliamo il positivo segnale del Governo che ha stanziato 13 milioni di euro nel bando indigenti per il ritiro di prodotti DOP e IGP stagionati. Un importante primo passo, ma se davvero vogliamo un futuro per il settore, e dobbiamo iniziare a costruirlo da oggi, urge un “patto di filiera” dove ogni anello della catena faccia la propria parte. Servono misure – conclude Parmigiani -  che riportino le macellazioni a ritmi pressoché ordinari. Invitando la trasformazione a prediligere il prodotto nazionale rispetto a quello estero e la GDO a mettere a banco anche nuove referenze come la polpa di prosciutto. Tutta la filiera deve muoversi unita per un giusto riparto dei costi e dei ricavi, per continuare a fornire al consumatore italiano un prodotto di qualità a un giusto prezzo, tutti i giorni».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Auto si ribalta dopo lo schianto contro il terrapieno, muore un uomo

  • Precipita dal sesto piano, muore un giovane

  • "Litigano" su Twitter, poi s’incontrano a Piacenza e ora convolano a nozze

  • Spostamenti tra regioni e viaggi: cosa si può fare (e cosa no) da oggi 3 giugno

  • Incastrato nell'auto ribaltata, grave incidente in via Colombo

  • Sbanda per una vespa nell'abitacolo e si schianta contro un terrapieno di cemento

Torna su
IlPiacenza è in caricamento