Tutti i numeri dell'Annuario 2016 di Piacenza: gli stranieri residenti sono 18.438 (il 18%)

Popolazione, stranieri, istruzione, ambiente e inquinamento, economia e lavoro. Tutti i dati sono scaricabili dal sito del Comune di Piacenza. Ecco la relazione introduttiva del prof. Fabrizi

Il segretario comunale Vincenzo Filippini e l'assessore Giorgia Buscarini

L’annuario statistico – si legge nella nota introduttiva al documento del professor Enrico Fabrizi del Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali dell'Università Cattolica di Piacenza - contiene dati relativi a Piacenza e in misura minore al territorio che la circonda. Una parte sono stati raccolti allo scopo di preparare questo documento, altri erano già disponibili al pubblico in virtù delle politiche di trasparenza e accessibilità dei dati messe in atto dal Comune e da altri enti. Il contributo principale che ci proponiamo di dare con l’Annuario è di presentare tutte queste informazioni in modo sistematico, cercando di restituire un quadro di insieme della vita cittadina. Rispetto alla precedente edizione, abbiamo aggiunto due capitoli, Salute ed Economia. Lo scopo di questa introduzione è fornire una chiave di lettura per orientarsi tra le molte cifre e fornire strumenti per leggerle nel contesto regionale e italiano.

Popolazione

La popolazione piacentina – più in generale quella nazionale – è numericamente stabile da diversi anni, tuttavia la sua struttura sta cambiando profondamente. Ci sono linee di evoluzione di lungo periodo e che riguardano l’interno paese; occorre richiamarle come sfondo per la lettura dei dati locali. Nascono meno bambini (la metà, anche meno, rispetto ai massimi di cinquant’anni fa) e la popolazione invecchia; per molti anni si è registrata una forte immigrazione dall’estero (soprattutto nel Nord Italia) e ora questa popolazione sta consolidando la sua presenza sul territorio; la struttura delle famiglie cambia e l’istituzione del matrimonio è in crisi. Il calo della natalità è evidente a partire dalla metà degli anni settanta (il tasso di fecondità totale, in sostanza il numero medio di figli per donna, si è dimezzato tra il ’75 e il ’95). Negli anni zero l’arrivo e la regolarizzazione di numerosi immigrati ha fermato e, in parte invertito la tendenza. In questo decennio la tendenza alla riduzione sembra essersi rimessa in moto: a livello nazionale ISTAT ha calcolato diciassettemila (3.5%) nati in meno nel 2015 5 Introduzione rispetto al 2014 e i dati del 2016 sembrano destinati a far registrare un calo ancora più netto. Confrontati con dieci anni prima i nati potrebbero essere circa il 20% in meno. Calano soprattutto i figli di genitori italiani, ma anche i figli di genitori stranieri sono in flessione. Conta sicuramente la crisi economica che ostacola i progetti familiari di molti giovani; ancora di più conta un effetto struttura: le generazioni al centro dell’età riproduttiva sono meno numerose delle precedenti e a parità di tutto il resto daranno la vita a meno bambini. In questo contesto, a Piacenza si sono registrati per il 2015 lo stesso numero di nati del 2014, 866, un dato migliore di quello nazionale, così come più alto della media italiana è il tasso di fecondità totale che si è attestato a 1.50, contro una media nazionale di 1.35. Si tratta di valori lontani dal livello 2 (il numero di figli che ogni donna dovrebbe avere, in media, affinché una generazione sostituisca la precedente) ma lontano anche dai livelli poco superiore ad 1 registrati – anche in città - alla fine degli anni ’90. Il contributo degli immigrati alle nascite è notevole e destinato a lasciare un’impronta duratura sulla composizione della popolazione cittadina: dei 4380 piacentini con meno di 5 anni, 1588 (il 36.2%) è straniero residente. Se considerassimo i bambini con un solo genitore straniero – che acquisiscono la cittadinanza alla nascita – la percentuale sarebbe ancora un po’ più alta. Le ragioni della bassa natalità sono molte.

Stranieri

A livello dell’intero comune gli stranieri residenti – registrati all’anagrafe - sono 18.548 (il 18.1%), una percentuale tra le più elevate tra i comuni capoluogo di provincia italiani. Il numero degli stranieri residenti è stabile negli ultimi anni; la crisi ha rallentato – ma non arrestato - i flussi migratori e la popolazione straniera residente cresce anche per dinamica interna; la consistenza è stabile e non in crescita per effetto delle “uscite” dalla popolazione straniere costituite dalla concessione della cittadinanza italiana: 647 nell’ultimo anno e più di 1.200 nell’ultimo triennio. Il problema dell’integrazione di una componente “nuova” così numerosa nella popolazione cittadina è sicuramente una sfida per il presente e il futuro della città. Sicuramente sono parte integrante del tessuto produttivo cittadino: il 16% delle imprese attive (il 27% di quelle individuali) registrate dalla Camera 6 Introduzione di Commercio per il comune di Piacenza ha un titolare straniero. I settori di attività sono principalmente quelli delle costruzioni (dove le imprese straniere arrivano al 44%) ma anche il commercio, la ristorazione, i servizi di trasporto e quelli resi alle famiglie. La distribuzione sul territorio cittadino è tuttavia disomogenea, con una forte concentrazione in alcune zone, indicatore di un integrazione ancora problematica. Usando gli stradari delle parrocchie per dividere la città in aree relativamente piccole, possiamo notare come in alcune zone la percentuale di stranieri sia molto elevata (S. Savino: 41%, S. Anna: 34%, N.S. Lourdes: 27%) mentre in altre molto ridotta (S. Vittore: 4%, Pittolo e la Verza: 5%). La stessa concentrazione si ritrova, accentuata, nella distribuzione dei bambini iscritti alle scuole elementari e medie: si va da percentuali sotto il 10% (Mucinasso, XXV Aprile, Carella) a percentuali oltre il 70% (Alberoni, Taverna). Famiglie. Si accennava in precedenza alla crisi del matrimonio.

Matrimoni

Ci si sposa di meno e più avanti negli anni. A 35 anni il 45.1% dei piacentini e il 35.7% delle piacentine è ancora celibe. Dati in linea con quelli nazionali, che raccontano di un numero di matrimoni in forte contrazione da molti anni. Anche il legame tra matrimonio e nascita dei figli, tradizionalmente forte, si è progressivamente allentato. A livello regionale il 35.4% dei nati nel 2015 era figlio di genitori non sposati, percentuale che sale al 41.1% se consideriamo le coppie di genitori entrambe italiani. Nel 1995 queste percentuali erano tre volte più piccole. In questo contesto i dati relativi ai matrimoni del 2015 sono un po’ anomali. Il numero di matrimoni è stato di 248, 10 in più dell’anno precedente; molto di più sono aumentate le sentenze di divorzio passate da una media di 86 nel periodo 2011-2014 a 156. La causa va cercata soprattutto nei recenti interventi legislativi del 2014 (legge n. 132) e 2015 (legge n. 107, nota come “legge sul divorzio breve”) che hanno portato a sentenza di divorzio molte separazioni accumulate negli anni precedenti. I matrimoni a Piacenza sono celebrati prevalentemente con rito civile (69%), un dato superiore alla media nazionale (45%) e regionale (62%) ma in linea con gli altri principali comuni capoluogo della regione. Il 31.5% dei matrimoni vede almeno un coniuge straniero, quattro volte su cinque si tratta di un matrimonio misto tra un coniuge italiano e uno straniero, mentre relativamente pochi sono i matrimoni tra stranieri (che spesso celebrano le nozze nel paese di origine o emigrano dopo essersi sposati). La prevalenza di matrimoni con almeno uno sposo straniero è nettamente sopra la media regionale (20%) e riflette sia la forte presenza di stranieri residenti, sia il fatto che molti di loro sono nel nostro paese ormai da molti anni.

Istruzione

Gli iscritti nelle scuole cittadine non hanno subito tra il 2014 e il 2015 grosse variazioni. I posti negli asili nido comunali si sono ridotti di 20 unità passando da 328 a 308 (-6.8%), mentre sono rimasti invariati quelli nei nidi privati (404) con una uguale ripartizione tra quelli “convenzionati” (per cui le famiglie concorrono a sostenere le spese – 269 posti) e interamente a carico delle famiglie (169). Complessivamente i 712 posti nei nidi del territorio corrispondono al 27.2% dei bambini nella fascia d’età 0-2. Si tratta di una buona “copertura”, in linea con la media dell’Italia Settentrionale, ma più bassa della media della Regione Emilia-Romagna  (35.2%), tra le più alte d’Italia e dell’obiettivo fissato al 33% dall’Unione Europea per la piena integrazione delle donne nel mercato del lavoro. Gli iscritti a scuole elementari e medie hanno subito variazioni inferiori al 2%. Salute. Il saldo naturale (nati – morti) è stato negativo, come sempre dal 1974. Un saldo migratorio positivo – anche di italiani che arrivano a Piacenza da altri comuni - ci ha permesso di chiudere in sostanziale pareggio (-78 abitanti). Il 2015 è stato caratterizzato da una mortalità elevata con un incremento rispetto all’anno precedente del 10.3% a livello nazionale (stessa cifra a livello di Regione Emilia – Romagna). A Piacenza l’incremento è stato del 9% per i maschi e addirittura del 15% per le femmine. Questo fenomeno, che ha destato preoccupazione e avuto una certa eco nei media non dipende però da un peggioramento improvviso della salute dei piacentini. Le sue cause sono lontane e vicine. Quelle lontane risalgono a cento anni fa: la prima guerra mondiale e il difficile dopoguerra ridussero notevolmente le nascite; a questo periodo seguì un “baby-boom” negli anni venti. Le corti nate in quegli anni, sono arrivate ora alla fine della loro vita ed essendo più numerose incrementano il numero dei decessi. L’analisi delle cause specifiche di morte ha poi permesso di attribuire l’addensamento delle morti nel 2015 rispetto agli anni precedenti alle caratteristiche, più o meno aggressive da un anno all’altro, dei ceppi virali dell’influenza. Una popolazione in cui la mortalità specifica dei novantenni ha un impatto apprezzabile sulla mortalità generale è una popolazione fortunata, in cui la maggior parte delle persone gode di lunga vita. Ma è anche una popolazione anziana: a Piacenza un cittadino su quattro ha più di 65 anni e uno su dodici più di 80 (una su dieci se guardiamo solo alle femmine): in questo però la città non si discosta dalla realtà del resto del Nord Italia e dell’intero paese.

Salute

La struttura per età della popolazione si riflette anche nei dati relativi alla salute dei piacentini che abbiamo raccolto nel capitolo 6. L’analisi dell’anagrafe assistiti e la sua evoluzione nel tempo ci permette di avere un quadro delle patologie prevalenti. Notiamo per prima cosa il numero complessivo di assistiti: tra il 2009 e il 2015 è cresciuto da 24.700 ad oltre 28.000 a fronte di un numero di abitanti che è diminuito nello stesso periodo di 500 unità: la domanda di assistenza e cure è quindi in forte crescita. Le categorie di assistenti più numerosi sono i cardiovasculopatici (39%) seguiti da neo-plastici (16.5%), assistiti per malattie endocrine e metaboliche (15.5%) e diabetici (14%). Di queste due ultime categorie abbiano visto crescere il numero di assistiti del 40% nel periodo 2009-2015, una crescita che non può essere spiegata solo con l’invecchiamento della popolazione. In crescita anche neoplastici (del 20%, ma su questo numero incide anche il miglioramento medio delle prognosi per questi pazienti) e neuropatici. Pazienti gastroenterologici e bronconeumatici sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre aumentano, seppur a livelli assoluti più bassi gli assistiti per patologie autoimmuni e insufficienti renali cronici.

Ambiente e inquinamento

 La qualità dell’aria che si respira a Piacenza preoccupa per l’effetto avverso sulla salute. La posizione della città (al centro di una pianura densamente popolata e con intense attività produttive), la sua vocazione economica di snodo commerciale e logistico ma anche di città industriale, il suo clima (poco vento, piogge concentrate, alternate a lunghi periodi di “anticiclone”) sono tutti fattori sfavorevoli ad una buona qualità dell’aria. I dati relativi alle concentrazioni degli inquinanti nel 2015 non sono stati buoni. Se consideriamo le polveri (PM10), la legge (D.Lgs.155/2010) prevede “a protezione della salute umana” che il limite di 50 µg/m3 non venga superato più di 35 volte in un anno. Nel 2015, tutte e quattro le centraline della città (via Giordani, via Ceno, Montecucco, Gerbido) hanno fatto registrare un numero di superamenti della soglia maggiore di 35, da 40 a 66. Il netto peggioramento rispetto al 2014 e 2013 va però interpretato con cautela; si trovano infatti dati ugualmente cattivi se non peggiori per il 2012 e per gli anni precedenti. L’inquinamento dipende ovviamente dalle emissioni (industriali, da traffico veicolare, da riscaldamento delle abitazioni) ma anche dalle condizioni metereologiche che cambiano, anche molto, da un anno all’altro: un inverno mite e piovoso (o nevoso) farà registrare una qualità dell’aria molto migliore rispetto ad un inverno freddo, poco piovoso, caratterizzato da scarsa ventilazione. A conferma dell’andamento irregolare delle concentrazioni di PM10, la seconda soglia “a protezione della salute umana”, basata sulla media annuale e non sul numero di picchi giornalieri, vede Piacenza in una situazione migliore, con valori al di sotto della soglia di legge, anche se non di molto. La situazione delle altre città capoluogo della regione non è radicalmente diversa, anche se Piacenza non si attesta nelle posizioni migliori. La situazione problematica osservata per le PM10 si rincontra anche per il particolato fine PM2.5, dove tutte e quattro le centraline fanno registrare una media molto vicina al limite di legge e nel caso di via Ceno e Gerbido, un poco superiore. Quadro analogo per il biossido di azoto (NO2), la cui distribuzione è meno uniforme sul territorio cittadino: la media annuale delle stazioni di via Giordani e via Ceno è sopra la soglia di legge, mentre va meglio a Gerbido e a 10 Introduzione Montecucco. Va meglio per il benzene, per cui la centralina di via Giordani fa registrare un valore medio nettamente al di sotto del limite di legge. Si ritorna a cattive notizie guardando ai dati dell’ozono troposferico (O3), un inquinante tipicamente “estivo” (l’energia della radiazione solare è fondamentale nella reazione che lo produce) per cui i dati del 2015 sono tra i peggiori degli ultimi anni. Come lo scorso – quando i dati da commentare erano nettamente migliori – ribadiamo la cautela a cui ci spinge la considerazione in cui va tenuto l’effetto della meteorologia. Ugualmente va precisato che quantificare gli effetti sulla salute umana non è semplice, perché le patologie, anche quelle delle vie respiratorie non dipendono solo dall’aria che si respira negli ambienti pubblici; ci sono molti progetti in corso, concordi nell’affermare che un impatto c’è e non trascurabile su patologie del sistema respiratorio (anche in età pediatrica), sulle malattie cardio-vascolari e anche su alcune forme di tumore. Il consenso della comunità scientifica è molto minore sulla misura di questo impatto. Economia. La situazione economica che attraversa il paese è difficile. Si tratta di un problema che non riguarda solo Piacenza ma che ha tuttavia a che fare con la vita di tutti. Abbiamo cercato di raccogliere dati per descrivere come è andata a Piacenza negli anni della crisi. Un primo sguardo al mercato del lavoro. Abbiamo considerato in questo caso dati provinciali: si tratta di stime campionarie pubblicate da ISTAT, non disponibili per disaggregazioni territoriali più dettagliate.

Economia e lavoro

Piacenza è tradizionalmente in una buona posizione, con un tasso di disoccupazione basso. All’inizio della crisi era all’1.9%, ben al di sotto della media regionale (3.2%) e nazionale (6.8%). La crisi ha avuto un impatto duro, più duro che nel resto della regione e del Nord Italia. Alcune delle attività economiche che caratterizzano l’economia piacentina (industria manifatturiera, trasporti e logistica, commercio) sono fortemente cicliche, risentono cioè particolarmente dell’andamento dell’economia generale. Il 2014 potrebbe essere stato l’anno peggiore, con un tasso di disoccupazione al 9.4% (contro l’8.5% del tasso regionale Emilia Romagna), con una buona tenuta anche del tasso di attività (in leggera crescita nel periodo). Il 2015 è andato un po’ meglio (8.8%) e il 2016 dovrebbe proseguire nello stesso solco. Chiaramente i livelli pre-crisi sono lontani e la situazione è ancora molto delicata. Particolarmente dura sul mercato del lavoro è stata in questi anni la situazione dei giovani: nella fascia d’età 15-29 il tasso di disoccupazione è salito dal 7% (2009) al 22.1% (2015), in linea con quello regionale e ben al di sotto della media nazionale (30.5%). Qui i dati vanno letti con un po’ di cautela: lavorando su una sola fascia d’età le stime sono basate su campioni più piccoli. Chiaramente si tratta di dati relativi all’avere un lavoro oppure non averlo, ma che non dicono nulla sulla qualità dei contratti e le condizioni di impiego. Sicuramente si è ridotta per i giovani la possibilità di accedere a posti di lavoro pubblici, un effetto della ristrutturazione delle amministrazioni pubbliche partito ben prima della crisi economica. Si tratta anche in questo caso di una realtà generale, di cui possiamo cogliere il riflesso nei nostri dati. Se guardiamo al personale del Comune di Piacenza (capitolo “Municipio”) possiamo notare come due terzi (66%) abbia almeno 50 anni, e solo 7 dipendenti su 654 abbiano meno di 30 anni di età. Le imprese attive registrate nel Comune di Piacenza dalla Camera di Commercio sono 9.364 con quasi 39.000 addetti. La divisione nei settori di attività economica vede il 9.1% impiegato nelle costruzioni, il 21.8% nell’industria manifatturiera e oltre il 68% degli addetti nel settore terziario. Al suo interno commercio (20.1%) e trasporto e magazzinaggio (12.6%). Quest’ultimo settore, sta emergendo come uno dei settori caratterizzanti dell’economia locale.

Prezzi

Il comune raccoglie per conto di ISTAT i dati relativi all’andamento dei prezzi. L’indice generale a base dicembre 2010 valeva a dicembre 2016 106.8, ovvero i prezzi sono cresciuti in media del 6.8% in 5 anni. Considerato l’ampio intervallo temporale, un aumento modesto, intorno all’1.3% annuo. Questo aumento “medio” nasconde variazioni differenti. Si va da prezzi in calo come nel caso di telefonia e telecomunicazioni (-16.5%) o stazionari (abbigliamento: +0.3%), ad altri capitoli di spesa per cui l’aumento è stato più elevato della media: in particolare le utenze domestiche (+13.9%), trasporti (+12.3%), alimentari (+11.1%). A seconda del proprio paniere di spesa, persone diverse, e ceti diversi all’interno della società subiranno un diverso impatto dell’aumento dei prezzi. Guardando i dati, l’impressione è che i segmenti più deboli della popolazione possano aver fronteggiato un inflazione più elevata della media.

Sicurezza

Il numero di reati denunciati a Piacenza nel 2015 è stato di 7.129, sostanzialmente lo stesso numero dell’anno precedente (+0.6%) Tra i reati dominano ancora i furti, circa il 56% del totale, anche se in leggero calo (- 5.8%) rispetto al 2014. Il numero di questo tipo di reati rimane comunque elevato e soprattutto si mantiene, dal 2011 in avanti, a livelli ben superiori a quelli registrati nel periodo precedente. Un discorso analogo, con numeri più bassi e un calo più marcato negli ultimi due anni, si può fare per le rapine. Questa dinamica del numero di furti e rapine è comune a molte altre realtà del nord Italia e non si presta ad una semplice lettura. Sono state avanzate varie spiegazioni, che hanno tentato di metterla in relazione con il peggioramento del quadro economico generale (Centro Studi di Banca d’Italia, Temi di discussione n. 925). E’ un problema ben presente all’opinione pubblica e a cui per cui si stanno cercando risposte che però non hanno ancora sortito effetti della dimensione sperata.

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