La Uil cambia sede: il 30 gennaio Barbagallo a Piacenza per l'inaugurazione 

Il sindacato Uil, che a Piacenza conta più di 6mila iscritti, cambia sede e si trasferisce in via Martiri della Resistenza 4\A

Francesco Bighi nella nuova sede

Il sindacato Uil, che a Piacenza conta più di 6mila iscritti, cambia sede e si trasferisce in via Martiri della Resistenza 4\A: «Ci siamo spostati in un quartiere con 30mila persone - spiega Francesco Brighi, segretario Uil e Uilm Piacenza - e in una via con parcheggi e ben fornita dai mezzi pubblici». 

Il 30 gennaio verrà a Piacenza il segretario nazionale Uil Carmelo Barbagallo per l'inaugurazione della nuova sede e del nuovo ufficio del patronato a Castelsangiovanni». 

I nuovi uffici di Uil sono ora nella struttura che prima ospitava il Pd: «Quanto abbiamo saputo che si sarebbero liberati questi spazi- continua Bighi - abbiamo colto l'occasione e abbiamo partecipato al bando di Acer. Questa sede è molto più grande della vecchia, è quasi il doppio. I servizi sono tutti al piano terra mentre le categorie e la sala congressi sono nel seminterrato». 

«La Uil, Unione Italiana del Lavoro, nasce dalla scissione del sindacato unico nel 1950 - racconta il segretario - Si tratta di un sindacato socialista e riformista, una confederazione di categorie a cui aderiscono lavoratori pubblici, della scuola, meccanici e tanti altri».

«Sono stati anni complicati - afferma Bighi - la crisi non è ancora finita: morde ancora pesantemente sia i lavoratori dipendenti che i pensionati. Una questione molto importante è quello che riguarda l'energia e il costo del petrolio. La Uil da parecchio tempo sostiene che l'Italia dovrebbe avere una politica energetica diversa: importiamo l'80% di combustibili fossili, bisognerebbe fare investimenti sull'eolico o sul solare e quindi diminuire questa dipendenza». 

«Il sindacato - dichiara - ha fatto tanti errori ma è una grande forza per i tanti iscritti che ha. Non capisco questo accanimento da parte del governo nei confronti delle organizzazioni sindacali: il sindacato si finanzia con i soldi dei lavoratori, con la quota che versano mensilmente gli iscritti, non si parla di finanziamento pubblico». 

«Sarebbe importante facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro stabile - conclude Bighi - Non è vero che noi genitori abbiamo rubato il futuro ai figli: siamo stati buoni cittadini, abbiao pagato il mutuo e i libri dei nostri figli». 

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