Venerdì, 14 Maggio 2021
Economia

Salute e sicurezza sul lavoro, «Vaccinare e non licenziare, questo l’obiettivo da porsi»

Bruno Carrà (Cgil) interviene sulla necessità di migliorare la sicurezza dei lavoratori e contrastare l'impatto della pandemia. «Assoluta priorità per favorire la ripresa del Paese»

(repertorio)

«Vaccinare e non licenziare, questo è l’obiettivo da porsi». A fare il punto su necessità e urgenze per migliorare sicurezza e impatto della pandemia nei luoghi di lavoro è Bruno Carrà, coordinatore del Dipartimento alla salute e sicurezza della Camera del lavoro di Piacenza, in occasione della prossima giornata mondiale dedicata al tema, in calendario mercoledì 28 aprile. I sindacati quest'anno si soffermeranno attorno alle problematiche legate alla presenza dell’amianto nel territorio, «elemento invisibile quanto corrosivo a cui le Istituzioni dovrebbero prestare maggiore attenzione». «Sono ancora migliaia i morti in Italia - sottolinea Carrà - che ogni anno si registrano per malattie correlate all’esposizione sul lavoro dell’asbesto, il letale minerale cancerogeno di consistenza fibrosa. Come sindacato vogliamo richiamare alla memoria in particolar modo la realtà di tutte le vittime succedutesi sui luoghi di lavoro per amianto, Covid, infortuni e qualsivoglia malattia manifestatasi durante il corso lavorativo che abbia malauguratamente colpito dei lavoratori, perché restiamo convinti che tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori significa tutelare il lavoro e la dignità delle persone in quanto il lavoro non è una qualsiasi merce. La salute e la sicurezza dei lavoratori rivestono per la Cgil una assoluta priorità per favorire la ripresa anche del Paese, importanti quindi rimangono le necessarie prescrizioni di prevenzione che vanno sempre stabilite e rispettate a tutela della salute e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro, soprattutto in un periodo di emergenza come questo, ma non solo. Morire di lavoro non passa mai di moda, è la storia di una Nazione in cui le regole e le prescrizioni sono mal rispettate e digerite in quanto considerate un costo o un malcelato “peso”, ma bisogna ricordare sempre che un incidente sul lavoro non ha niente di casuale; mai bisogna prescindere dal principio fondamentale della tutela della salute di ognuno. La tragedia della pandemia poi che stiamo vivendo è fonte di grandi sofferenze, e quindi la prevenzione va posta al centro di ogni politica pubblica, dell’agire delle imprese e delle pubbliche amministrazioni». «Alla base del profondo disagio sociale odierno c’è l’urto della crisi pandemica, che ha approfondito le disparità tra chi ha retto e chi non ce la fa -  spiega il coordinatore - su questo occorre indagare e intervenire rapidamente, perché il virus ha colpito lavoro e redditi, e le misure di protezione sociale messe in atto in questa complicatissima fase non sono state del tutto sufficienti. Il dispiegamento degli effetti sul mercato del lavoro della crisi pandemica durerà a lungo, quindi l’obiettivo deve essere quello di creare lavoro. La nostra capacità di essere comunità risiede nel riconoscimento della fragilità come contesto e elemento della nostra società che va riconosciuto e protetto, dove la salute di ciascuno dipende dalla salute di tutti. Bisogna subito che il Governo decida la proroga al blocco dei licenziamenti, oggi con scadenza stabilita al 30 giugno, perché questo strumento è essenziale per salvare migliaia di posti di lavoro, come deve agire anche sulla riforma degli ammortizzatori sociali in senso universalistico per includere tutti i lavoratori nel sistema di protezione e tutele. Queste iniziative devono andare assieme al rilancio del welfare nel suo complesso e a quello degli investimenti pubblici, come vanno presi provvedimenti sul fisco con l’obiettivo che venga espressa una maggiore equità».

«Senza la proroga del blocco dei licenziamenti  - dice Carrà - appare chiaro che da luglio per tutto il settore industriale e delle costruzioni subito potrebbero in Italia risultare a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro. Vaccinare e non licenziare questo è l’obiettivo da porsi, valorizzando lo strumento dei contratti di solidarietà, ad esempio, sia per contrastare i licenziamenti che per governare i processi di trasformazione nei settori produttivi. Perché l’Italia si cura con il lavoro come recita anche lo slogan scelto dalle sigle sindacali confederali per la Festa dei lavoratori del 1 Maggio nel segno dell’unità, della responsabilità e della coesione sociale in un tempo che anche quest’anno sarà caratterizzato dall’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19». «La centralità del lavoro come valore è fondamentale per ricostruire su basi nuove il nostro Paese - prosegue - e affrontare con equità e solidarietà le gravi conseguenze economiche e sociali che la pandemia ci ha posto di fronte, per una ripresa con piena e buona occupazione, quella di qualità che rifugge dalla precarietà e dal lavoro povero e nel pieno rispetto delle regole anti Covid e dei protocolli di sicurezza. L’anno 2020, benché mitigato dalla cassa integrazione, è stato l’anno decisamente della perdita dei posti di lavoro: per questo adesso bisogna rilanciare su investimenti e assunzioni. Oltre a questo, è importante ricordare, a dimostrazione della drammaticità della realtà scaturita dalla pandemia, come tra gennaio e novembre del 2020 i decessi complessivamente nel nostro territorio siano stati il 40,3% in più rispetto alla media dei decessi negli anni tra il 2015 e il 2019 (dati Istat). Per ritornare al tema esclusivo degli infortuni serve una riqualificazione perché l’obiettivo primario non dovrebbe essere quello di risarcire (comunque questione ed aspetto dovuto e da riconoscere senza dubbio), ma di mantenere in salute i lavoratori ed investire quelle risorse in ricerca, campagne di informazione e di prevenzione: quindi occorre un modello di sicurezza e di qualità che va fatto presto ed insieme. Secondo uno studio di ricerca nazionale del recente 2019 infatti, solo il 34% dei casi relativi alle domande presentate per il riconoscimento di malattie professionali aveva allora trovato accoglimento. A Piacenza (dati Inail) ad esempio, e a riprova della bontà dei dati sopra ricordati, sempre nell’anno 2019 su 228 domande presentate solo 45 hanno avuto un riconoscimento ed un indennizzo, pari al 19,7% delle richieste presentate all’Inail. Continueremo come sindacato, pertanto, a ribadire che ogni prospettiva di ripresa non possa prescindere dal massimo livello di investimento sulla sicurezza nei cantieri e in tutti gli stabilimenti fissi, tema su cui non si deve né derogare né snellire le procedure di sicurezza».

«Subire un infortunio invalidante, o peggio ancora perdere la vita mentre si sta svolgendo il proprio lavoro sempre più diventa situazione inaccettabile - evidenzia il sindacalista - per questo la sicurezza deve avere un valore universalistico, dove la valutazione del rischio (e del danno dove si manifesta) possa assumere piena valenza. Il problema della sicurezza sul lavoro era presente già prima dell’epidemia che ha colpito il nostro Paese e che ha contribuito ad aggravare diverse situazioni. Rimane comunque peraltro importante l’intesa recentemente raggiunta tra governo e parti sociali che riguarda l’aggiornamento sul Protocollo per la sicurezza e il piano vaccini in coerenza con tutto il pregresso siglato e concordato da quando è incominciata questa difficilissima fase, dove è stata confermata, grazie all’azione del sindacato confederale, il valore della protezione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Resta evidente che la prevenzione debba essere rafforzata attraverso interventi che possono migliorare la sicurezza e la formazione, insieme ad un sistema di vigilanza e controllo più confacente e adeguato, che non si limiti quindi a verificare il rispetto formale delle normative ma che garantisca davvero l’incolumità dei lavoratori e punisca e sanzioni laddove serva. Serve un approccio olistico dove le basi interpretative su questo genere sono utili per impedire riflessioni temporali costrette nella quotidianità.  Non si tratta soltanto di migliorare gli standard antinfortunistici, serve soprattutto che emerga una cultura della sicurezza e della legalità del lavoro che sia in grado di guardare alle misure volte a garantire la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori non solo come un obbligo giuridico ma come un inderogabile dovere civile e morale, che riconosca proprio nelle risorse da destinare a tale scopo un’opportunità di sviluppo e non solo un costo da sostenere, in una necessaria condivisione su diversi fronti del problema». «La Cgil di Piacenza, quindi, vuole continuare ad occuparsi di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro a partire dall’azione insostituibile dei nostri delegati e rappresentanti per la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, eletti e dislocati in tante Aziende piacentine, e che qui voglio ringraziare per il loro quotidiano e importante operato e ruolo. A questi nostri rappresentanti - conclude  - che agiscono in un’indispensabile e insostituibile azione di verifica nei siti produttivi, in primis, la Cgil intende continuare a dare supporto alla loro specifica azione che deve essere di prevenzione efficace, partecipata e diffusa, mediante il sostegno delle Categoria di riferimento e con il ruolo dovuto della struttura confederale, per poterci interfacciare puntualmente con loro fornendo in proposito consigli pertinenti e risposte appropriate e chiare il più possibile su aspetti normativi, sindacali o tecnici».

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