Vino: comunicare le differenze, per vincere le sfide nel mercato globale

Messaggio chiaro e senza troppi compromessi quello espresso da Francesco Iacono, enologo delle Tenute Arcipelago Muratori, intervenuto a CaffExpò per affrontare il tema "viticoltura "globale", l'imprescindibile "qualità" non basta più?

Un momento dell'incontro

«Il terroir, ovvero un'area ben delimitata dove le condizioni naturali, fisiche e chimiche, la zona geografica ed il clima permettono la realizzazione di un prodotto specifico e identificabile mediante le caratteristiche uniche della propria territorialità, è un’immagine ma poi deve tradursi in capacità imprenditoriale. Tutto quello che facciamo deve tener conto dell’impatto che ha sull’ambiente ed è un problema di tutti perché viviamo in un sistema complessivo. Così se lavoriamo con questo obiettivo dobbiamo saper accettare i limiti di un territorio, senza forzature».

Messaggio chiaro e senza troppi compromessi quello espresso da Francesco Iacono, enologo delle Tenute Arcipelago Muratori, intervenuto a CaffExpò per affrontare il tema “viticoltura “globale”, l’imprescindibile “qualità” non basta più? In apertura il prof. Stefano Poni ha evidenziato alcuni dei mutamenti più significativi che hanno contraddistinto la viticoltura in Italia in questi trent’anni: da oltre un milione di ettari si è passati a circa 600.000, con un netto calo dei consumi, da 100 litri pro capite l’anno a meno di 40. Crescono leggermente le dimensioni aziendali, 1,5 Ha. contro 1 Ha. I cambiamenti climatici determinano mutamenti delle tecniche colturali; oggi- ha precisato Poni- il problema maggiore è quello di riuscire a ritardare la maturazione. Ebbene siamo oggi in grado di affrontare queste sfide sul terroir?

E Iacono, sollecitato dalle domande di Maria Clara Merli, ricercatrice di Agrisystem, ha appunto risposto che bisogna sapersi adattare alle peculiarità di una terra, ovvero “arido viticoltura”, un rischio imprenditoriale che bisogna assumersi; conoscenza significa adattarsi al territorio, rispettandolo. Iacono che in precedenza si è occupato di ricerca prima alla Cattolica di Piacenza, quindi a San Michele all’Adige, ha ricordato i prodromi della sua attività di enologo che prende il via nel 1999 quando conosce i quattro fratelli Muratori, imprenditori tessili bresciani fermamente intenzionati ad investire nel mondo del vino per costruire qualcosa di speciale, quello che diverrà l’Arcipelago Muratori appunto.

Si tratta- ha precisato Iacono, di quattro realtà distinte, ma unite tra loro dalla volontà di valorizzare il territorio coltivando la tipologia di vite più adatta allo specifico terroir. I possedimenti dell’azienda Arcipelago Muratori sono infatti frazionati in quattro tenute localizzate in zone particolarmente vocate per la viticoltura: Villa Crespia in Franciacorta per la produzione di spumanti metodo classico, Rubbia al Colle nella Maremma Toscana per i rossi da sangiovese e taglio bordolese, Oppida Aminea nel Sannio beneventano per falanghina, greco e fiano, Giardini Arimei ad Ischia per i passiti. Nel 2005 è iniziata la produzione, con la coltivazione a vite dei 170 ettari dell’azienda e in breve tempo sono inaugurate tutte le cantine, alla ricerca dei metodi di coltura e vinificazione più adeguati ad esaltare le caratteristiche delle uve, del terroir appunto.

Per quanto concerne il marketing Iacono ha detto di aver scelto le località in base alle percezioni di mercato. “Bisogna saper comunicare le differenze ed adattarsi alle diversità che contraddistinguono i clienti-consumatori. Quelli internazionali sono curiosi, attenti e motivati. Se bari sei fuori immediatamente. Gli italiani hanno presunzione di conoscenza, sono localistici ed attratti dalla moda. Così bisogna essere ambasciatori, andare sui mercati e raccontare il vino; nel mondo aumenta il consumo ma cresce il desiderio di differenziare e sperimentare. E’ dunque necessario far conoscere le nostre differenze, altrimenti soccombiamo nel mercato globale”.

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