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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Economia

Vino, la sezione di prodotto di Confagricoltura Piacenza ragiona sulla revisione dei disciplinari

Azzali: «Il Consorzio Vini guida il percorso, noi chiamati a dare il nostro contributo»

La sezione di Prodotto Vitivinicola di Confagricoltura Piacenza si è riunita nei giorni scorsi per condividere lo stato avanzamento lavori del processo di revisione dei disciplinari di produzione dei vini doc portato avanti dal Consorzio Vini Doc Colli Piacentini. «Si sono conclusi gli incontri che il Consorzio ha organizzato sul territorio con tutti i produttori per illustrare una serie di proposte studiate dal Tavolo Tecnico – ha spiegato la presidente della Sezione Chiara Azzali - all’inizio del percorso ci eravamo dati appuntamento a dopo la vendemmia, ed eccoci: la revisione dei disciplinari è un tema che coinvolge tutti, la partecipazione e la condivisione dei produttori sono fondamentali». 

Presente all’incontro il componente di sezione Stefano Pizzamiglio che è intervenuto anche in quanto presidente del Tavolo tecnico del Consorzio Vini: «Il lavoro dovrà arrivare a definire disciplinari moderni, più snelli, che tengano conto dei mutamenti del mercato e persino climatici, oltre che dei risultati dell’indagine effettuata attraverso la somministrazione di questionari. Abbiamo recepito l’esigenza di semplificare, fare ordine, aggiornare e la necessità di aggiornare i sesti d’impianto, le forme di allevamento e di innalzare la quota altimetrica delle produzioni (proprio perché è mutata la climatologia). È un lavoro in corso – ha spiegato Pizzamiglio – che vede lavorare insieme università, produttori e Consorzio. Ci sembra ormai chiaro che avremo una presentazione dei vini del territorio secondo una sorta di piramide che vede all’apice le due punte produttive Docg: un vino rosso a base Barbera e Croatina affinato per 24 mesi e la Malvasia di Candia Aromatica, anche nella sua preziosa versione “Passito”. Scendendo nella piramide il dibattito è ancora molto aperto: abbiamo di fronte diverse strade».

Oggi il territorio piacentino annovera numerose doc di vini rossi, la realtà è molto articolata anche per i bianchi dove le produzioni tradizionali assumono anche denominazioni diverse per vallata. Il dialogo tra i presenti è stato finalizzato a focalizzare le possibilità di una semplificazione che agevoli e avvicini il consumatore, specie quello che ancora conosce poco la nostra realtà vitivinicola. D’altro canto sono emerse anche le preoccupazioni circa il rischio di perdere referenze ed etichette già note, che la clientela affezionata ha imparato ad apprezzare negli anni e che fanno parte della tradizione del nostro territorio come ad esempio il Trebbianino o il Monterosso. All’incontro erano presenti anche Filippo Zerioli, Eugenio Gandolfi, Alberico Barattieri, Davide Valla, Tiziano Camorali ed Andrea Gaiaschi. «Dobbiamo mediare tra tradizione e innovazione – hanno convenuto – tenendoci aperta la possibilità di valorizzare uve di vitigni internazionali che hanno dimostrato di avere buone performance sui nostri terreni e considerare anche i risultati della selezione e dell’innovazione varietale, come ad esempio impiegando l’Ervi “figlio” di Barbera e Croatina. Se vogliamo mettere a frutto il lavoro che il tavolo tecnico sta portando avanti, deve prevalere lo sguardo verso il futuro, verso una promozione dei nostri vini su scala più ampia ed è logico che alzando lo sguardo certi particolarismi finiscano un po’ per perdersi. Per questo bisogna porre molta attenzione a considerare ciò che va preservato, la parte della nostra tradizione che è valore aggiunto e prestigio, magari sfruttando la possibilità di menzioni geografiche aggiuntive, e ciò che invece può essere semplificato per avere un’immagine più coesa e procedure più snelle».

«È un percorso ancora lungo – ha concluso Azzali - avremo le produzioni docg, che oggi mancano nella nostra provincia, per le altre tipologie ragioniamo tutti insieme per trovare un equilibrio, consigliati anche dalla competenza tecnica di quanti stanno partecipando costruttivamente al tavolo tecnico, doc e igt appartengono al territorio e ai suoi produttori, come ho già sottolineato, il mercato lo si governa conoscendolo e muovendosi insieme».

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