Vino: «Unire i rappresentanti del settore per avere più forza in Europa e nel mondo»

Federico Castellucci, per due mandati al vertice dell’organismo intergovernativo con sede a Parigi, ha analizzato le attuali tendenze di mercato e le nuove frontiere dell’export del vino

Un momento della serata

«Politicamente siamo deboli, abbiamo troppe associazioni di categoria che devono mettersi d’accordo quando ci si presenta agli appuntamenti dove si decidono le strategie del comparto vitivinicolo e le regole; i produttori di birra invece, sono solo sette, tutti grandi gruppi che, al momento opportuno, parlano con la stessa voce e sanno tutelarsi al massimo». Un’analisi puntuale, precisa, un invito a “cambiare rotta” per consolidare la forza ed i progressi qualitativi e di immagine del vino italiano, nella conferenza del professore Federico Castellucci che per dieci anni è stato direttore dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV). E’ intervenuto all’agriturismo Battibue di Fiorenzuola, nell’ambito del Tour culturale effettuato dalla sezione Centro-Est dell’Accademia dei Georgofili nel piacentino.

Federico Castellucci per due mandati al vertice dell’organismo intergovernativo con sede a Parigi, ha analizzato le attuali tendenze di mercato e le nuove frontiere dell’export del vino.

Castellucci ha ricordato che l’OIV comprende 46 Stati su 5 continenti. Esperti internazionali compongono il Comitato Scientifico e Tecnico, suddiviso nelle varie commissioni; il Comitato esecutivo è invece composto dai rappresentanti dei governi.
I Paesi membri non sono necessariamente solo paesi produttori di vino, ma anche paesi consumatori, interessati a sapere e a capire quello che avviene nel mondo enologico. Tra i suoi compiti quelli di indicare ai propri membri le misure atte a tener conto delle preoccupazioni dei produttori, dei consumatori e degli altri operatori del settore vitivinicolo; sostenere le altre organizzazioni internazionali intergovernative e governative, in particolare quelle che svolgono attività normative; contribuire all’armonizzazione internazionale delle pratiche e delle norme esistenti e, all’occorrenza,elaborare nuove norme internazionali atte a migliorare le condizioni di produzione e commercializzazione dei prodotti vitivinicoli, come pure alla presa in considerazione degli interessi dei consumatori.

«Il vino- ha detto Castellucci- è un importante prodotto economico che è stato contrassegnato da una profonda evoluzione in questi ultimi anni; l’OIV si occupa non solo dell’uva da vino, ma anche di quella da tavola e della passita che viene esportata per il 60%. La Ue in questi anni ha dato aiuti per espiantare ma anche per rinnovare i vigneti! Oggi in Italia ci sono 65mila, quindi una piccola ripresa. Il vino è particolarmente soggetto agli andamenti climatici. Anno drammatico il 2017, buono il 2018, con 292,3 milioni di ettolitri, prodotti al 50 % da Francia, Italia e Spagna; 55 i milioni di ettolitri italiani. I consumi sono in lieve risalita, con i primi consumatori sono quelli Usa, seguiti da Francia, Italia, Germania e Cina. Nel nostro paese si consuma sempre meno, ma è aumentato assai l’export. In Francia invece parte delle aziende sono state acquistate dai cinesi che lo esportano direttamente. Ci sono anche paesi non produttori che acquistano vino e poi lo esportano, come nel caso dell’Inghilterra.E’ comunque cresciuto il valore del vino nell’export. Quello in bottiglia rappresenta il 70% di questo valore».

Castellucci ha stigmatizzato «la guerra dei prezzi che si fa in Italia (non come i produttori di champagne..)» ed ha auspicato che non si verifichi per il Prosecco, perché qualità e disciplina pagano. Un esempio? La Nuova Zelanda che sa valorizzare il proprio vino con un elevato valore aggiunto.

«Il Veneto- ha spiegato- è bravo come esportatore; per l’import primi sono i tedeschi, seguiti da Inghilterra e Usa, ma anche i francesi che lo importano, lo lavorano e poi lo esportano. E dagli altri paesi dovremmo  imparare a presentarci e parlare con voce più univoca».

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Al termine dell’interessante conferenza, il signor Franco Sprega ha intrattenuto gli Accademici con un’interessante relazione su Giuseppe Verdi agricoltore.

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