A Morfasso ritorna un luogo dove poter mangiare la cucina nostrana

Luciana Tiramani dopo aver girato il mondo come organizzatrice di eventi e responsabile della ristorazione per prestigiosi gruppi internazionali anche della catena del lusso, sente forte il richiamo delle radici ed affronta questa sfida impegnativa

Morfasso vantava sino ad oggi un primato poco invidiabile: nessun luogo in cui mangiare nel capoluogo. La nuova “Osteria Zia Valentina” arriva, quindi a colmare un vuoto che sia i residenti che le persone di passaggio ed i turisti non mancavano di sottolineare. Il progetto, però, va ben al di là di una pur lodevole iniziativa imprenditoriale perché l’ambizione, neppure troppo nascosta, è quella di offrire agli ospiti un vero e proprio viaggio da compiere col cuore, con l’apporto determinante di tutti i sensi, prendendosi cura della memoria più emozionante. Il luogo, la cucina, i gestori e gli eventi organizzati sono gli ingredienti che compongono una sinfonia che lascia certamente il segno.

IL LUOGO

Una vecchia costruzione dei primi decenni del secolo scorso, che domina la conca di Morfasso, dal suo luogo privilegiato. Di proprietà originariamente della parrocchia morfassina, da sempre è stata abitata dalla famiglia Rodi che, altre la casa, aveva disponibile la stalla e la cascina. Non mancava naturalmente il forno a legna che si trova ancora proprio nel punto più visibile: ecco quindi che l’immagine che tutti i morfassini avevano ben presente (la “Valentina” che infornava il pane) è diventata lo spunto del progetto e ne è ora anche l’eloquente grafica che accompagna tutta la comunicazione. Valentina era anche la signora che ogni sera aspettava i vari compaesani per riempire con il latte appena munto dalle sue mucchei contenitori che si portavano appresso.

La famiglia Rodi ha poi acquistato l’intero immobile e una volta non più utilizzato direttamente ha stipulato una convenzione con il Comune di Morfasso per ristrutturarlo e destinarlo appunto ad un’attività di ristorazione.  I lavori che sono stati effettuati (con l’appassionata e competente supervisione di Renzo Rodi) mostrano ora nella loro emozionante armonia, il grande impegno nel riutilizzo dei materiali originari, nel rispetto delle materie prime (grande abbondanza di legno e pietra) con scelte decisamente coraggiose come il pavimento in pietra originale della stalla e le stesse mangiatorie (creppie) che sono rimaste al loro posto.

Tavole di legno che hanno usato per anni vari muratori, porte dismesse chissà da quali stanze, cassepanche come vecchi forzieri di povertà, madie che accompagnavano la magia del pane fatto in casa (dal custodire la farina ed il lievito a dispensa per le “micche” sfornate) hanno trovato ora nuova vita ed originali funzioni per costruire un doveroso e rispettoso ponte tra generazioni, aspirazioni e fatiche così diverse nell’attraversare i decenni.

LA CUCINA

“Andare a mangiare dalla zia o dalla nonna”, questo potrebbe essere la sintesi della cucina di Zia Valentina. Le antiche ricette spesso tramandate solo oralmente ed i prodotti della terra, della nostra terra, sono i principi cardine della cucina tradizionale dell’Osteria dove le tecniche più attuali servono a rafforzare ancor più le caratteristiche dei piatti, senza però violentarne la struttura.

Appoggiarsi ai produttori locali (accuratamente selezionati) è una scelta importante per la gestione che crede che il territorio vada difeso ed aiutato concretamente, anche perché questo significa favorire una sempre miglior qualità delle produzioni.

In cucina non poteva trovare dimora ideale che Monica Radicelli:“Sono nata in Val Tidone e mi sono avvicinataalla cucina, come tante bambine, grazie alla nonna che mi ha insegnato il rispetto della natura e dei tempi che la stessa scandisce.Faccio parte di quella generazione che ha contato e messo in fila centinaia e centinaia di anolini e tortelli.Amo i piatti semplici, preparati con pochi ingredienti freschi e genuini.Non chiamatemi chef, ma Cuoca di Campagna.”

I GESTORI

Luciana Tiramani è appunto la nipote di “Zia Valentina” e dopo aver girato il mondo come organizzatrice di eventi e responsabile della ristorazione per prestigiosi gruppi internazionali anche della catena del lusso, sente forte il richiamo delle radici ed affronta questa sfida impegnativa.

“Il mio sogno nasce proprio nei tanti viaggi fatti in quei ricordi della mia infanzia che appartiene a questo paese, in cui la vita era scandita dalla natura e le persone accettavano di aspettare pur di avere un buon raccolto o un buon pane e in cui il cibo era uno solo, quello genuino e stagionale.Per questo desideravo creare un luogo accogliente che raccontasse una storia. Un posto dove rallentare i tempi e rilassarsi attraverso profumi e sapori genuini,dove risvegliare ricordi assopiti o crearne di nuovi,dove assaporare il piacere di rallentare, di godere delle persone care e di riscoprire l’importanza dell’autentica convivialità.”

GLI EVENTI

L’osteria si inserisce nel contesto di un progetto più ampio che vedrà iniziative in ambito culturale e ricreativo, anche per tentare di dare ad un’area come quella morfassina che vive da decenni la tragica realtà dell’abbandono della montagna, una prospettiva di riscatto.

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