Martedì, 18 Maggio 2021
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«Città privata? Difficile, ma almeno si gestiscano diversamente le collettività»

L'incontro organizzato dal Circolo Luigi Einaudi sul volume la città sussidiaria. Trespidi: Cserma dei vigili del Fuoco di via Dante in vendita

Il tavolo dei relatori

E’ possibile vivere oltre lo Stato, ovvero sostituirne o almeno limitarne l’incombente e sempre più ingombrante presenza? Un’altra città è possibile, perché è concepibile un altro modo di gestire gli aspetti collettivi, e non solo come già è stato attuato in alcune parti del mondo, ma anche nella realtà italiana, a patto di avere una prospettiva liberista e liberale, che però sia veramente rivoluzionaria.

Ribadendo questa aspirazione, Silvio Boccalatte, avvocato, socio dell’istituto Bruno Leoni, ha concluso l’incontro sul tema “Vivere oltre lo Stato – La città privata: realtà o utopia?” che si richiama all’omonimo volume a cura di Carlo Lottieri, di cui Boccalatte è coautore, che è stato presentato ieri, nel tardo pomeriggio di venerdì, presso  la sala della Circoscrizione 1, in via Taverna, a cura del circolo “Luigi Einaudi.

Dopo il saluto dell’avvocato Antonino Coppolino e del giornalista Vito Neri che ha ribadito la necessità di affidarsi ai giovani per invertire la rotta di uno statalismo sempre più oppressivo, ha preso la parola Boccalatte che ha invitato a “non rassegnarci ad futuro dove la spesa pubblica è destinata a crescere ulteriormente, attuando strategie di governo del territorio diverse da quelle in atto, ben diverse da quel federalismo mascherato come quello attuale che è solo un semplice decentramento dei poteri statali e moltiplicazione dei centri di spesa.

Un’altra città privata, volontaria- ha detto Boccalatte- è possibile, anzi esiste, ci sono esempi ben precisi, soprattutto negli Usa, in Danimarca e persino in Italia, a S. Felice, tra Segrate, Pioltello e Peschiera e a Partigliano piccola frazione di Borgo A Mozzano in provincia di Lucca”.

Dunque questa città sussidiaria cui si riferisce il titolo del volume, altrimenti chiamata “città volontaria” ha esempi concreti soprattutto negli Stati Uniti dove intere comunità per complessivi 56 milioni di persone si autogestiscono, pur nella cornice delle normative federali e statuali, in piena autonomia, dettandosi proprie regole di comportamento e di mutuo sostegno, “città solidali” nei limiti delle loro risorse, gestendo proprietà collettive comprese quelle di case, strade, piazze, parchi ed altri impianti e servizi molteplici.

Boccalatte ha citato il caso di Arden, nel Delaware, dove gli immobili sono di proprietà di una fondazione; c’è un organo collegiale di tre persone, con forme di rappresentanza diretta dei cittadini a cui viene presentato un bilancio poi sottoposto a referendum. Ancora più eclatante il caso di Reston, nel Nord Virginia,oltre 57.000 abitanti, organizzati in maniera privatistica, come in un “supercondominio” dove si individuano l’insieme di regole cui ottemperare, insomma una città “volontaria” con regole cui aderire, ma che vengono periodicamente rivisitate in base alle mutate condizioni di vita che si susseguono nei decenni e che devono quindi essere conformi alla volontà di chi vive al suo interno.

C’è poi l’esempio di Cristiania, quartiere parzialmente autogovernato della città di Copenaghen in Danimarca che ha stabilito uno status semi-legale come comunità indipendente; nata come aggregazione hippie, oggi è diventata, nella sua forma di autogoverno, realtà commerciale e turistica, quindi capitalistica.

E in Italia? Uniamo creatività e fantasia al diritto. S. Felice è un “supercondominio” di circa 10.000 persone, tra Segrate, Pioltello e Peschiera Borromeo, garantita da norme interne che si “difende” ma nel contempo interagisce con i comuni di cui fa parte. E poi c’è l’esempio di Partigliano, dove tutti i servizi sono forniti privatisticamente da associazioni, società di mutuo soccorso, dai servizi di welfare, alla pulizia delle strade ecc.

Dunque se sentiamo dire che un altro mondo è possibile, dobbiamo pensare che invece esiste di già: è qui davanti a noi in tante forme diverse. Certo lo Stato non sarà possibile abolirlo, ma sicuramente migliorarlo nella gestione della collettività.

Diversi gli interventi particolarmente significativi che hanno vivacizzato un interessante dibattito, da quello di Carlo Giarelli, Corrado Sforza Fogliani, Carlo Annoni e del Presidente della Provincia Massimo Trespidi che ha ricordato i numerosi esempi di razionalizzazione delle spese adottate dalla sua Giunta per ridurre i costi. Ha precisato che per utilizzare meglio le risorse, basterebbe che lo Stato pagasse gli arretrati di affitti dovuti alla Provincia: da quello della Caserma dei Vigili del fuoco, a quello di numerose strutture utilizzate dai Carabinieri, compreso il Comando provinciale.

A proposito di quella dei Vigili del Fuoco di via Dante (per i costi del trasloco ci si è dovuto affidare ad elargizioni di privati!), ha detto chiaro e tondo che tutta l’area sarà posta in vendita, con buona pace di chi ha previsto destinazioni diverse.

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