"Litigare bene", un convegno su come gestire i litigi tra bambini

Il metodo per gestire le liti tra bambini a scuola e in famiglia è il tema del convegno in programma sabato 16 aprile a Palazzo Farnese. Organizzatore è Daniele Novara con il Centro PsicoPedagogico

"Litigare bene", sabato 16 aprile

Appuntamento sabato 16 aprile presso la Cappella Ducale di Palazzo Farnese per il Convegno Nazionale organizzato da Daniele Novara e il Centre PsicoPedagogico. Per scoprire le possibilità che il metodo litigare bene offre agli educatori e per capire come il conflitto, in particolare i contrasti infantili, siano occasione di apprendimento da valorizzare per aiutare a crescere.

Se quando due bambini litigano, le domande che arrivano dagli adulti presenti sono ancora “chi ha cominciato?”, “di chi è la colpa?”, “chi è stato?” ossia procedure legate alla ricerca del colpevole, allora siamo ancora molto lontani dal metodo educativo pensato e portato avanti dal CPP.

Da più di 25 anni il Centro PsicoPedagogico prosegue nei suoi studi e nella ricerca sostenendo con fermezza che per costruire relazioni evolute è necessario scommettere sui litigi e sui conflitti. L’obiettivo è un’educazione con un’ampia prospettiva, che punta a una meta pedagogica non limitata a piccoli problemi riducibili al contesto, ma radicata su contenuti validi e durevoli nel tempo.

I litigi in particolare offrono ai bambini una naturale occasione di immergersi concretamente nelle dinamiche sociali, di fare un’esperienza che è un condensato di possibilità e di nuove conoscenze. Favoriscono il riconoscimento delle proprie risorse e dei propri limiti; la scoperta dell’errore come strumento per imparare nuovi significati; la capacità di vedere la realtà da un altro punto di vista; le funzioni autoregolative.

È vero che spesso siamo proprio noi a far fatica a considerare i contrasti come positivi. Perché? Per diversi motivi: per paura o per ricordi autobiografici che ci riportano a un metodo formativo punitivo e correttivo. Fino a non troppi anni fa, ci si comportava secondo il principio per cui quando un bambino litiga, sbaglia. E quindi l’adulto ha il compito di intervenire e sgridare, educando al comportamento corretto.

In più, oggi, in un certo senso c’è una sorta d’igienizzazione educativa dell’infanzia. Ci troviamo di fronte dei bambini di plastica, talmente iperprotetti e iperaccuditi da sembrare quasi artificiali.

Non c’è dubbio invece che per i bambini i litigi siano componenti naturali legati al bisogno di conoscersi, di imparare a stare con gli altri. I piccoli si comportano come cuccioli e agiscono il litigio come un atto estremamente normale, che potrebbe essere definito una forma di gioco.

Il buon educatore allora è quello che crea le condizioni perché i bambini e le bambine imparino da soli a gestire anche i contrasti. È quello che riesce a non imporre la soluzione.

Il Convegno organizzato dal CPP vuole fare un passo avanti molto importante, valorizzando la parte benefica del contrasto: favorire la versione reciproca del litigio. Cioè il contrario di quello che tradizionalmente si è sempre agito: l’allontanamento, lo zittire, il cambio di argomento. Perché invece il parlarsi consente la decantazione emotiva. Nei contrasti il poter ascoltare la versione altrui è meravigliosamente istruttivo e rassicurante.

Ma allora, cosa imparano i bambini con questo metodo? A tirar fuori le loro risorse e a fare da soli. Questo è il ruolo delle procedure maieutiche nei processi di apprendimento: sostenere le risorse interne, i processi endogeni nell’atto di imparare.

Grazie alla ricerca abbiamo visto che riuscire a litigare bene da piccoli svolge importanti funzioni protettive, perché l’imprinting avviene in età infantile e, se abbiamo avuto la possibilità di vivere l’esperienza conflittuale in maniera normale e positiva, questo ci resta e ci consente di sviluppare numerose competenze che rimarranno poi nostre nel tempo.

Partecipano al Convegno:
Daniele Novara, ideatore del metodo, Bruno Tognolini, Marta Versiglia, Lorella Boccalini, Laura Beltrami ed Emanuela Cusimano.

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