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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Eventi Ferriere / Via Roma

Di giorno e di notte sulle tracce delle antiche miniere che hanno dato il nome a Ferriere

Anche gruppi di 250 persone alle visite guidate di Dune-Proloco-ASD. Dallo scorso anno il gruppo ha reso facilmente visitabili le superstiti testimonianze delle miniere di Canneto

Come noto il toponimo “Ferriere” per diversi secoli ha indicato la vasta zona dell’alta Val Nure dove, si estraeva e lavorava il metallo. L’attuale Ferriere è però nata con il nome di Ariate o Reate Nuova. Tommaso Moroni battezzò così - in omaggio a Rieti sua città natale - l’insediamento di precari ricoveri che si era pian piano formato, fino a diventare considerevole, nella seconda metà del 1400, alla confluenza tra il torrente Grondana e il Nure, per l’affluire di numerose maestranze e relative famiglie attratte dall’attività lavorativa diretta o complementare delle miniere. Si trattava di nuclei abitativi modesti costruiti da minatori, boscaioli, fabbri e artigiani confluiti dalle ville adiacenti o da località anche lontane. Oltre al ferro si estraevano rame, vetriolo azzurro e verde, talco. L’attività mineraria era distribuita in diverse località, tra le principali Ponte Grondana, Solaro, Crocelobbia e Canneto.

Dallo scorso anno il gruppo Dune con Proloco e ASD-Le Ferriere, ha reso facilmente visitabili le superstiti testimonianze delle miniere di Canneto. Ha ripristinato e segnalato con chiare tabelle gli antichi sentieri che solcano la strada che conduce al Passo del Mercatello per poi staccarsi oltre l’abitato di Cerreto Rossi e scendere al torrente Grondana al cospetto delle aperture delle gallerie sopravvissute ai movimenti franosi. Visto l’elevato interesse riscontrato, le visite condotte da Dino, Alessandro, Andrea, Mila, Giulio e Luciano, proseguiranno nelle mattinate dei lunedì, con ritrovo alle ore 9, per tutto agosto. Imponente poi, ieri, la partecipazione all’esplorazione serale. Al calar delle tenebre oltre 250 persone munite di torce, hanno coperto in poco più di un’ora i quattro chilometri del percorso pedonale, compiendo una fascinosa esperienza con l’affacciarsi sulle gallerie rischiarate dai fari di un gruppo elettrogeno e gustando il rancio base del minatore, la zuppa di legumi.

La via delle miniere inizia nella chiesa parrocchiale con la volta della cappella affrescata nel 1983 dal pittore Lino Pavesi che raffigura in modo efficace l’antico borgo, all’esterno del Tempio vi è anche un richiamo-simbolo voluto dal parroco don Sandro Civardi (rocce, mazza, lampada) e, in piazza delle Miniere, l’interessante museo allestito dalla famiglia Bergonzi con documenti, fotografie, attrezzi e altre testimonianze che sollecitano nuove curiosità. Il luogo delle ultime estrazioni (Canneto) si trova sulla strada che conduce al passo del Mercatello.Superato l’abitato Cerreto Rossi, dopo alcune centinaia di metri si lascia la strada provinciale e attraverso un ripido sentiero, in meno di dieci minuti si giunge al torrente Grondana sulla cui riva sinistra s’innalza la montagna con ben visibili gli accessi ad alcune gallerie, efficaci prove dell’importante passato.

Il genius loci delle miniere di Ferriere

Le notizie lasciateci dal Molossi attestano che in tempi antichissimi sulle pendici del Monte Nero vi erano attività estrattive e che un maglio si trovava nella località denominata “Edifizi”. Le miniere erano probabilmente già attive nel 158 a.C. quando la vallata fu occupata dalle legioni del console M. Fulvio Nobiliore e certamente in epoca romana (IV - V secolo d.C.). Alla caduta dell’Impero Romano seguì l’abbandono delle attività. Si ha notizia di altri tentativi dal 747 d.C. per opera dei monaci di San Colombano. Le estrazioni ripresero verosimilmente nei primi decenni dell’anno Mille e in seguito nel 1336 sotto il dominio dei Visconti di Milano; continuarono nel 1460 con l’annessione del territorio al ducato di Francesco Sforza e la concessione a messer Tommaso Moroni di cui si è detto. Già nel 1471 gli impianti comprendevano forni da ferro crudo, oltre a sei magli, una sega ad acqua, mantici e diversi canali. Nel 1577 le miniere entrarono a far parte del patrimonio demaniale della Famiglia Farnese. Seguirono periodi di crisi ad altri di rilancio. Nel ‘900 l’attività mineraria, è limitata tra il 1923 e il 1940, si interrompe negli anni della seconda guerra mondiale. Tra timide riprese e sospensioni si arriva al 1950 quando la cessazione diviene definitiva.

Le gallerie di scavo che ora s’interrompono dopo poche decine di metri, si allungavano per oltre cento metri verso il cuore della montagna. La galleria era sorretta da una fitta rete di tronchi che ne sostenevano le pareti e la bassa volta ...  un martellare sordo e cadenzato ed un fioco lumicino illuminava il lavoro che procedeva conficcando nella roccia dura il lungo scalpello per preparare il foro che racchiuderà la mina demolitrice e rivelatrice. Poi si proseguiva lo scavo con mazza e piccone lavorando in turni di otto o nove ore anche di notte. Nel frantumare la roccia bisognava stare molto attenti perché con facilità si staccavano dall'alto grosse pietre; si avanzava nel cuore della montagna di metro in metro, poi si armavano le pareti con delle tavole larghe 25 centimetri e lunghe 2 metri entro le quali s'infilava il “cappello”, un tronco di legno che teneva in tensione l'intera armatura. Le pareti erano nere, appena oltre l'ingresso c'era sempre una nicchia dove era collocata la lanterna per l'illuminazione ottenuta facendo bruciare il carburo nell'acqua. Il materiale estratto era trasportato all'aperto su carrelli che scorrevano su rotaie appoggiate al centro della galleria. Un esemplare restaurato di questi vagoncini adorna oggi l’ex Piazza del Municipio. 

Il materiale grezzo era frantumato e poi condotto a Ferriere prevalentemente a dorso di mulo. Sino a prima della guerra vi era anche un impianto funicolare, ma contrariamente a Croce Lobbia era poco utilizzato.

Per un’ampia documentazione sul territorio e sulle miniere si consiglia il volume “Ferriere il racconto di un territorio dal fascino senza tempo”, edito da Tep, autori vari, Tep edizioni d’Arte, per la Pro loco di Ferriere.

Visite alle miniere di Ferriere

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