La Galleria Alberoni e la mostra Dis-chiusure sempre aperte nelle festività pasquali

Aperte e visitabili durante le Festività Pasquali e il 25 aprile la mostra Dis-chiusure e la Galleria Alberoni. Tutte le informazioni sulle modalità di visita

Numerose saranno le possibilità di visitare in occasione delle Festività Pasquali e a ingresso ridotto la mostra Dis-chiusure. Il violino con il filo spinato di Jannis Kounellis. Un capolavoro dell’arte contemporanea alla Galleria Alberoni.

La Galleria Alberoni sarà infatti aperta nei pomeriggi di venerdì e sabato santo, nella domenica di Pasqua e durante il Lunedì dell’Angelo. Sarà inoltre aperta il pomeriggio del 25 aprile.

Venerdì 19 e sabato 20 aprile

Visite alla mostra
La mostra potrà essere visitata dalla ore 15 alle ore 19, con biglietto ridotto di €. 2,50

Percorsi accompagnati
Alle ore 16 e alle ore 17.30 si terranno due percorsi accompagnati non solo attraverso la mostra, ma anche al Collegio (appartamento del Cardinale, Biblioteca monumentale, sezione scientifica). Ingresso ridotto €. 4,50

Domenica 21 aprile, giorno di Pasqua

Visite alla mostra
La mostra potrà essere visitata dalla ore 15 alle ore 19, con biglietto ridotto di €. 2,50

Visita guidata, ore 16
Alle ore 16 si terrà una visita guidata alla mostra, ma anche al Collegio (appartamento del Cardinale, Biblioteca monumentale, sezione scientifica). Ingresso ridotto €. 4,50

Lunedì 22 aprile, Lunedì dell’Angelo

Visite alla mostra
La mostra potrà essere visitata dalla ore 15 alle ore 19, con biglietto ridotto di €. 2,5

Visita guidata, ore 16
Alle ore 16 si terrà una visita guidata alla mostra, ma anche al Collegio (appartamento del Cardinale, Biblioteca monumentale, sezione scientifica). Ingresso ridotto €. 4,50

Giovedì 25 aprile

Visite alla mostra
La mostra potrà essere visitata dalla ore 15 alle ore 19, con biglietto ridotto di €. 2,50

Visita guidata, ore 16
Alle ore 16 si terrà una visita guidata alla mostra, ma anche al Collegio (appartamento del Cardinale, Biblioteca monumentale, sezione scientifica). Ingresso ridotto €. 4,50

Dis-chiusure

Gli elementi costitutivi della mostra-evento

Il titolo

Composto e derivato dal sostantivo chiusura, ne indica però l’opzione opposta: il farsi di un’apertura, l’atto dell’aprirsi di un chiuso, un cominciamento, una nuova nascita. Dante nel Purgatorio utilizza il verbo: Com' io nel quinto giro fui dischiuso, vidi; Torquato Tasso scrive: che si dischiuda l'uscio al dì nascente, mentre in De Andrè troviamo: gli occhi dischiuse il vecchio al giorno.

E’ il titolo di una mostra che si fa anche luogo di confronto e di dialogo sulle chiusure e aperture che hanno segnato la storia e contraddistinguono il nostro tempo presente.

Un capolavoro dell’arte contemporanea nella Sala degli Arazzi

Il violino con il filo spinato, capolavoro di Jannis Kounellis (1936-2017), esposto nella Sala degli Arazzi, in un allestimento semplice ed estremamente essenziale.

L’artista, uno dei massimi esponenti dell’Arte Povera, abbina, nella sua ultima opera, il filo spinato a uno strumento musicale, rappresentando la condizione della persona detenuta e, come ha scritto Arnoldo Mosca Mondadori, “tutta la possibilità e l’impossibilità dell’uomo”.

Se nell’intreccio solido e teso di corde spinate percepiamo infatti la più drastica chiusura, la cassa armonica, il grembo del violino, testimonia la possibilità di un nuovo inizio, una ri-generazione al cui cominciamento sta sempre un suono, come il primo vagito di un bimbo che nasce.

Due film d’autore e una selezione di fotografie

Al violino con il filo spinato sono affiancate due ulteriori sezioni di mostra che permetteranno di entrare nella cifra espressiva del grande artista e nella forza simbolica dell’opera esposta.

La Sala Mazzolini è dedicata alla proiezione del documentario realizzato da Ermanno Olmi, intitolato Atto unico (Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro. Tutti i diritti riservati), nel quale l’occhio poetico del regista svela il concepimento e il prendere forma della poesia espressiva di Jannis Kounellis. La sezione è completata dall’esposizione di dieci suggestivi scatti originali del fotografo Carlo Orsi che ha documentato il farsi di “quel grande organismo plastico” che è stata l’installazione Atto unico realizzata da Jannis Kounellis, nel 2006, alla Fondazione Pomodoro. Le fotografie esposte in mostra costituiscono il contenuto di un prezioso cofanetto, realizzato dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro in soli 30 esemplari numerati e firmati.

Nel 2006 la Fondazione Arnaldo Pomodoro, all’inizio del suo secondo anno di attività, invita Jannis Kounellis ad allestire nel proprio spazio espositivo di via Solari 35 a Milano, la grande mostra intitolata “Atto Unico”, curata da Bruno Corà.

Per quasi un mese, dal 28 agosto al 23 settembre 2006 il regista Ermanno Olmi e il fotografo Carlo Orsi seguono Jannis Kounellis al lavoro durante l’installazione della sua opera.

Nella Sala Scribani Rossi è allestita la web serie, prodotta dal Corriere della Sera, per la regia di Marco Bechis, intitolata Il rumore della memoria, che narra il viaggio di Vera Vigevani nella ricostruzione della sua biografia familiare segnata dal filo spinato: il nonno morì ad Auschwitz, la figlia morì desaparecida in Argentina.
Ne sono autori, insieme al regista Marco Bechis, Caterina Giargia, Antonio Ferrari e Alessia Rastelli.

La web serie, allestita in mostra in forma di viaggio, è stata concessa per questa mostra da Corriere della Sera e Corrieretv.

I due racconti video e la selezione di fotografie permetteranno al pubblico, dopo la visione del violino, di attraversare per immagini, la vitale apertura della creazione artistica e la drastica chiusura della vita oppressa, le due dimensioni che il capolavoro di Jannis Kounellis evoca e unisce insieme.

Gli strumenti musicali del ghetto di Terezín, dalla collezione di Matteo Corradini

La quarta sezione di mostra è costituita da una straordinaria testimonianza storica che dialogherà a distanza con il violino con il filo spinato di Jannis Kounellis.

Una grande vetrina espone sei strumenti musicali. Si tratta di tre violini, un mandolino, una tambura bulgara, una chitarrina, tutti costruiti a Terezín dalla famiglia Žalud.

Con l’arrivo dei nazisti in Boemia, la cittadina fortificata di Terezín (Theresienstadt in tedesco, a sessanta chilometri da Praga) fu trasformata nel 1941 in ghetto ebraico e lager di transito, per poi divenire centro di un grande esperimento di propaganda. Gli internati ebrei furono costretti a mostrarsi sani e nutriti. Nella menzogna nazista, gli internati nel tempo libero suonavano, dipingevano, leggevano libri… Gli strumenti musicali Žalud vennero confiscati alla famiglia e consegnati agli ebrei internati perché li potessero suonare. I pezzi assai rari esposti in mostra fanno parte della collezione dello scrittore ed ebraista Matteo Corradini, che ne cura la presentazione.

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