Palazzo Farnese: Elisabetta, l'ultima Farnese, si copre di rosso e luce

Nuovo allestimento per il ciclo dedicato al matrimonio di Elisabetta e Filippo V di Spagna. Grazie al progetto e alle luci di Davide Groppi nuovo splendore per i Fasti Elisabettiani

Da sinistra a destra: Eugenio Gentile, Tiziana Albasi, Antonella Gigli, Davide Groppi e Daniele Sprega

Il rosso è il colore più stimolante e coinvolgente di tutto lo spettro, esprime slancio, potere, gioia ma anche pericolo e passione. Ed è proprio da questo colore e dal gioco che viene a creare con l'illuminazione curata da Davide Groppi, light designer, che parte il nuovo allestimento dei Fasti Elisabettiani nella pinacoteca di Palazzo Farnese.

​In pinacoteca, nella sala dedicata all'artista di corte Ilario Spolverini, i sei quadri che costituiscono il ciclo dedicato alle nozze di Elisabetta, ultima dei Farnese, sono stati resi ben distinguibili dagli altri dipinti tramite pannelli rossi su cui poggiano le tele originali. Questa scelta,oltre a distinguere nettamente ii cosiddetti Fasti Farnesiani dedicati ad Elisabetta dal resto della collezione, contribuiscono a creare un'unità di racconto, a seguire un filo logico e temporale tra le tele.

Infatti come sostiene l'assessore alla Cultura Tiziana Albasi: "l'arte deve abbracciare e includere, entrando in questa sala, dove i lavori sono ancora in progress, si percepiscono da subito l'alto valore culturale e storico, ma specialmente si sente un impatto emotivo decisamente forte". Tramite l'ambiente, i materiali  e le luci si può capire meglio il racconto suggerito dai quadri ed è stato questo l'obiettivo, raggiunto, del nuovo allestimento.

Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione dell'Ente Farnese, del Comune e all'occhio creativo di Davide Groppi che ha appunto curato l'illuminazione: "partendo da un impianto già esistente  e ottimizzandolo, considerando la luce prima come gesto umanistico e solo secondariamente tecnico e ingegneristico, si arriva a fare della luce il mezzo con cui vedere le opere da un punto di vista filologicamente corretto" spiega il light designer  e prosegue "partendo dal presupposto che il museo è un luogo "falso" nel senso di luogo non domestico e luogo per cui le opere non sono state pensate, attraverso gli allestimenti e curando il modo in cui la luce tocca i dipinti si può provare a restituirli alla loro realtà".

Purtroppo però questo antenato dell'album di nozze non è completo, vittima di uno smembramento in seguito alle razzie di Carlo di Borbone. Infatti, gli altri elementi sono sparsi tra il municipio di Parma, che ne possiede quattro, e la Reggia di Caserta, che ne ha nove. I sei dipinti di Palazzo Farnese sono stati restituiti a Piacenza nel 1928, ma come ricorda la direttrice dei Musei Civici, Antonella Gigli, "l'iter della restituzione non ha seguito dei parametri filologici ma è stato frutto di una scelta casuale. Agli inizi del 2000 il Farnese si è adoperato per riportare l'intero ciclo a Piacenza, ma l'operazione è fallita. Per tanto accanto a questi dipinti saranno disponibili dei pannelli che ricostruiscono la loro intera storia e che presenteranno le opere custodite nelle altre sedi".

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L'allestimento che a oggi si presenta al 95% sarà interamente fruibile a partire da domenica 14 dicembre, data dell'inaugurazione. Per l'occasione sono previste tre visite guidate gratuite, una alle 11.30, un'altra alle 15.30 e l'ultima alle 16.30. Inoltre per i bambini sarà organizzata un'animazione con tema il matrimonio di Elisabetta, per questa attività è obbligatoria la prenotazione, da effettuarsi tramite il numero 349 8436735.

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