Galleria Studio C, "Luce e colore, viaggio ai confini della forma"

Alla galleria d'arte contemporanea "Studio C" di via G.Campesio 39 si inaugura sabato 27 febbraio, alle ore 18, la mostra personale di Emanuela Franchin dal titolo "Luce e colore, viaggio ai confini della forma".

Nata a Vigonovo, in provincia di Venezia, dove anche attualmente vive e lavora, Emanuela Franchin è un'artista di lunga esperienza e dall'ampio e articolato curriculum critico-espositivo. Tra le sue innumerevoli esperienze anche l'adesione al "Metamorfismo" di Giulia Sillato per la sua straordinaria capacità di muovere e interpretare la forma, per la libertà del gesto e la fluidità del segno. Un'espressione fortemente autonoma e personale, quella di Emanuela Franchin, iniziata parecchi anni fa prima sotto l'abile guida di Maurizio Piovan, poi di Mario Salvo e, successivamente, la frequentazione di valenti ed affermati artisti.

Così, dopo un avvio figurativo caratterizzato da un'espressione di carattere prevalentemente naturalistico, la nostra artista ha iniziato a sentire il fascino delle Avanguardie Storiche, dell'Espressionismo lirico e dell'Informale, soprattutto, iniziando quindi una profonda metamorfosi tecnico-espressiva, una fase di straordinario mutamento estetico-formale fatto di colore, gesto e materia. Pittura non più descrittiva, dunque, non più legata alla narrazione del reale, ma tutta d'emozione, tutta concentrata sull'ascolto delle intime pulsioni, dei sentimenti e delle sensazioni. E se la natura, o certi aspetti di essa, ancora sembrano emergere dalle sue opere, essi rappresentano solo ed esclusivamente la fonte d'ispirazione, l'input creativo, perchè poi tutto si risolve nella pienezza del colore, nel vortice magico della materia pittorica, nella sensualità cromatica. Ma quello che più colpisce, nell'espressione di Emanuela Franchin, è la sua tecnica, il suo modo di procedere e di lavorare perché la nostra artista non si serve dei tradizionali pennelli, ma solo ed esclusivamente della spatola. E la spatola per lei è ormai diventata una cosa sola con la sua mano e il suo polso, è un docile strumento che, in modo quasi automatico, ubbidisce alla sua volontà, segue i suoi pensieri, traccia e interrompe percorsi e traiettorie. Con la spatola Emanuela Franchin stende il colore, lo plasma e lo modella, lo scava, lo toglie e lo aggiunge. Nascono così i suoi quadri, percorsi dalla materia, dalle trasparenze e dalle delicate velature. Prendono corpo in questo modo le sue creazioni, che a volte si allontanano dalle tematiche naturalistiche e/o paesaggistiche per farsi più meditate e raccolte, più intime e psicologiche trasformandosi in vere e proprie visioni interiori, palpitazioni emotive, in voci misteriose e segrete dell'animo umano. E allora anche il colore steso in grande quantità così da essere modellato e plasmato si veste di simbologia e significato. Diventa metafora della vita, dello scorrere lento e inesorabile del tempo, e i suoi colpi di spatola che penetrano nella materia provocando incisioni, ferite e traiettorie rimandano senza ombra di dubbio ai misteriosi e imponderabili percorsi esistenziali che segnano il destino di ognuno di noi.

La rassegna, che sarà introdotta dal critico d'arte Luciano Carini, chiuderà il 17 marzo.

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