Galleria Studio C, "Sospesa leggerezza", di Fiorella Manzini

Alla galleria d'Arte Contemporanea STUDIO C di via Giovanni Campesio 39 si inaugura sabato 18 marzo alle ore 18, la mostra personale di Fiorella Manzini dal titolo "Sospesa Leggerezza".

La rassegna, che sarà introdotta dal critico d'arte Luciano Carini, chiuderà il 6 aprile. Orari: feriali e festivi dalle 16,30 alle 19,30. Lunedì, giorno di chiusura.

Nata a Bologna, dove anche attualmente vive e lavora, Fiorella Manzini è un'artista dal lungo curriculum, con mostre personali tenute in prestigiosi spazi pubblici e privati di tutta Italia. Già nota al pubblico piacentino per alcune sue precedenti esposizioni che hanno sempre riscontrato ampi consensi sia di pubblico che di critica, si ripresenta oggi allo Studio C con una nuova e coinvolgente produzione che presenta elementi di novità e di grande interesse.

Di questa brava artista portavo negli occhi e nel ricordo i grandi quadri dedicati agli alberi e alle rocce. Dipinti che, nella loro forza e nel loro prorompente vigore, si facevano metafora della vita rivelando accadimenti e misteri, ferite e rinascite, arresti e ripartenze. E poi, ancora, ricordavo il ciclo dedicato ai "muri di Bologna" dove gli sfondi monocromi si riempivano di segni e graffiti, di ombre e ricami a richiamare sogni, desideri, voglia di libertà. E, infine, il ciclo delle "orme" o delle "impronte": foglie calpestate, rami schiacciati e dimenticati che, sotto l'abile regia dell'artista, si trasformavano in traccia viva e concreta di vissuto quotidiano, in fossili moderni da studiare e inventariare.

Nel complesso, dunque, un'espressione di tipo naturalistico dove però, alla visione bucolica e romantica del creato, si aggiungeva quella, altrettanto suggestiva e importante, della sua difesa e salvaguardia. E già da queste opere era possibile intuire il naturale percorso di Fiorella Manzini, soprattutto quando muoveva a piacere le masse cromatiche lasciando intravedere libere e sensuali pennellate, oppure quando dilatava le forme per dare spazio e voce alla materia che così diventava unica e indiscussa protagonista dei suoi lavori.

Fiorella Manzini, già da allora, iniziava a sentire il fascino delle Avanguardie Storiche, dell'Espressionismo Lirico e dell'Informale, soprattutto, ma la sua conversione verso queste innovazioni espressive non è stata improvvisa e folgorante, né, tanto meno, dettata da mode o da sollecitazioni economiche o di mercato.

Al contrario i suoi passaggi estetici e formali sono sempre stati graduati e ben meditati e la produzione cronologica delle sue opere, se ben analizzata, rivela infatti un percorso espressivo lineare e continuo, coerente e naturale, libero e spontaneo. La nostra artista entra dunque nel magico mondo della pittura informale senza strappi e forzature, ma con dolcezza e discrezione salvando ancora, quando lo ritiene opportuno, traccia e memoria del figurativo, della realtà, salvando ancora, quando serve, un contatto diretto con la vita vera e il vissuto quotidiano.

Nascono in questo modo, nella graduale attività giornaliera, opere come "Passione", "Elementi", "Danze" e "Colori dei suoni". Sono opere che colpiscono e coinvolgono non tanto per la quasi totale assenza della "forma" e/o del dato reale e concreto, quanto piuttosto per il segno ripetuto e continuo, il suo cadenzato e ritmico procedere, quasi una forma di scrittura o una partitura musicale fatta di pause e rimandi, di toni alti e toni bassi, di vuoti e pieni.

Un'espressione elegante e raffinata, originale e forse unica nell'attuale panorama artistico nazionale che ottiene come risultato finale una sospesa e delicata leggerezza, una ricercata e sublime trasparenza, un'impalpabile e inafferrabile morbidezza. Opere che hanno vita e movimento, che non si soffermano più sulla descrizione di cose, oggetti od elementi naturali, ma che procedono invece alla loro evocazione, al recupero di attimi intensamente vissuti dove tutto è emozione, pulsione di vita, cuore e sentimento.

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