Galleria d'Arte Studio C, "Free animal" di Carlo Alberto Cozzani

Alla galleria d'Arte Contemporanea “Studio C” di via Giovanni Campesio 39 si inaugura sabato 9 novembre, alle ore 18, la mostra personale di Carlo Alberto Cozzani dal titolo “Free Animal”.
Ritorna dunque a Piacenza Carlo Alberto Cozzani, dopo la fugace ma significativa apparizione nella rassegna “Sei Maestri del Contemporaneo in mostra” dove le sue opere avevano profondamente colpito e interessato critici d'arte, esperti e collezionisti.
Vi ritorna, questa volta, con un'intera mostra personale dedicata all'ultimo periodo della sua produzione, ponendo sul tappeto nuove domande, nuovi input, nuovi e avvincenti interrogativi su vita, arte e cultura.
Architetto, pittore e docente universitario, Carlo Alberto Cozzani possiede da sempre una viscerale passione per l'arte, passione che non lo ha mai abbandonato e che continua a coltivare con rinnovato interesse. Espressione intensa, questa di Cozzani, sostenuta sempre da grande rigore e grande cultura, che trova linfa e nutrimento nelle pieghe complesse della nostra contemporaneità ma che si sviluppa e realizza attraverso la conoscenza e l'approfondimento delle Avanguardie Storiche con particolare riguardo per l'Espressionismo e l'Informale. Pittura fortemente connotata, dunque, e talmente sintetica ed essenziale da rasentare, in molti casi, l'espressione Astratta grazie alla sua particolare e suggestiva tecnica operativa. Nell'atmosfera di sperimentazione permanente che caratterizza l'arte contemporanea, il materiale scelto, ma soprattutto la metodologia d'impiego di tale materiale, diventa spunto fondamentale difficilmente separabile dal concetto. Ai nostri giorni infatti, e specialmente da Duchamp in poi, l'idea è considerata essa stessa “materiale” prezioso e fondamentale. Nel caso di Cozzani, il materiale scelto è, senza dubbio, la pittura ad olio o ad acrilico, ma ciò che colpisce e lo differenzia dagli altri è proprio il suo utilizzo, il modo di farlo comunicare e interagire con l'artista e il tempo, con l'artista e lo spazio. Le sue opere, infatti, nascono da un particolarissimo rapporto con la materia, sottoposta a stress continui e calcolati, voluti e controllati, pressata e distorta fin quasi al suo dissolvimento: è la tecnica del calco e dell'impronta eseguita e ripetuta fino ad ottenere, dello stesso soggetto, più copie e versioni, ma tutte diverse, ognuna con un proprio timbro, una propria intensità, una propria, inconfondilbile anima. Così ogni opera di Carlo Alberto Cozzani è figurativa e al tempo stesso non lo è. La realtà che vi troviamo non è quella riconoscibile, ma la sua anima alterata, modificata non soltanto dalla spinta o dalla pressione effettuata, ma anche dal trattamento pittorico e dal modo in cui l'immagine viene collocata sul supporto scelto e voluto dall'artista. Pittura che diventa fotogramma del divenire in quanto la sua strategia compositiva crea di continuo nuove e inaspettate potenzialità espressive, situazioni dinamiche dove colore e segno costruiscono accordi, corrispondenze, equilibri instabili. Al massimo livello di concentrazione i ritmi si accentuano, le tensioni si fanno più acute, i colori passano dal chiarore all'offuscamento e i segni provocati dalle sovrapposizioni creano forti interferenze tra luce e ombra. Questa stringente dialettica e questo modo di procedere rafforzano nel nostro artista la convinzione che l'atto pittorico non risponde affatto a vincoli prefissati, ma segue piuttosto l'inquietudine del presente, la voce intima e segreta dell'emozione.
Allora il gesto ripetivo e artigianale del pittore rende percepibile nell'opera la sua dimensione temporale, la durata dell'azione oltre che la sua ampiezza nel tempo e nello spazio. Carlo Alberto Cozzani, insomma, ha fatto della fragilità e del mutamento un vero e proprio linguaggio e tutte le sue opere portano dentro un qualcosa di effimero e delicato, rispecchiano la realtà dell'esistenza, l'incessante e naturale trasformarsi di una cosa in un'altra e l'dea, fortissima, che ogni lavoro non sia congelato nel tempo, ma viva e muti attraverso di esso. Proprio per questo, allora, le sue figure e le sue vibrazioni cromatiche ci appaiono come leggerissime ed eteree apparizioni, quasi non avessero il coraggio di emergere da una dimensione onirica e immaginativa, ma pronte per spiccare nuovi voli, nuove e impensabili metamorfosi.
La rassegna, che sarà introdotta dal critico d'arte Luciano Carini, chiuderà il 21 novembre.

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