Alla Galleria Alberoni "Dis-chiudere la vita", un pomeriggio tra riflessione e musica

Domenica 5 maggio va in scena alla Galleria Alberoni un significativo pomeriggio tra parola e musica: dalla riflessione filosofica, alla testimonianza personale, alla grande musica per violino e pianoforte eseguita la cospetto del violino con il filo spinato di Jannis Kounellis.

L’evento è intitolato Dis-chiudere la vita, uno degli appuntamenti più importanti del denso e ricco calendario di iniziative che sta animando la mostra Dis-chiusure, visitabile alla Galleria Alberoni fino all’8 maggio.

Proprio per consentire lo svolgimento dell’incontro, le visite alla mostra, domenica 5 maggio, termineranno alle ore 17 anziché alle ore 19.

L’incontro tra parola e musica di domenica prossima 5 maggio è radicalmente ispirato alla prospettiva di apertura a cui sta invitando a guardare la mostra in corso.

Come sottolinea Padre Erminio Antonello, Superiore del Collegio Alberoni: di fronte alle chiusure su se stessi e alle chiusure indotte dalla società, bisogna aprire orizzonti. Questo è lo scopo del nostro incontro, fatto di due momenti.

Primo momento

Galleria Alberoni, Sala Arazzi, ore 17

Nati per incominciare. Ripensare la cura del mondo sulle tracce di Hannah Arendt.

Padre Erminio Antonello, Superiore del Collegio Alberoni

Alessandra Papa, filosofa

Il primo momento di domenica 5 maggio, prevede, dopo l’introduzione di Padre Erminio Antonello, Superiore del Collegio Alberoni l’intervento di Alessandra Papa professore associato di Filosofia morale, docente di Filosofia della Persona, Filosofia della Prassi Umana e Antropologia filosofica presso l’Università Cattolica di Milano, importante studiosa del pensiero femminile, in particolare di Hannah Arendt.

La riflessione che la filosofa Alessandra Papa proporrà al pubblico è intitolata Nati per incominciare. Ripensare la cura del mondo sulle tracce di Hannah Arendt.

Come spiega Padre Antonello l’intervento di Alessandra Papa vuole percorrere le tracce della filosofa Hannah Arendt che ha dovuto fare i conti con l’epoca del totalitarismo. Un totalitarismo che non è morto, ma ha subito una metamorfosi: oggi è attivo sotto forma di globalizzazione del pensiero attraverso i mass media, sotto forma della potenza del mercato e della visione biologistica dell’uomo ridotto al suo patrimonio neurologico. Alla fine, nel nostro mondo domina una chiusura dello spirito entro la quale ci si sente impotenti. Sono aumentate le possibilità di vita, ma l’uomo è in uno stato di sofferenza che si manifesta in una forma di abulia materialista.

Di fronte a questo dominio incontrastato della “materializzazione della vita umana”, sorge una domanda: come sfuggire, elevarsi, ritrovare spazi nuovi e motivi autentici per vivere? Cercheremo di rispondere attraverso il pensiero di Hannah Arendt, un’ebrea discepola di M. Heiddeger, che ha saputo leggere la nostra epoca riconoscendovi “la banalità” come la radice del male del mondo.

Alessandra Papa ci introduce al pensiero della Arendt, che ha studiato attraverso apprezzate monografie: la prima Nati per incominciare, che abbiamo preso come titolo del nostro incontro, e l’altra Natum esse: la condizione umana.

La riflessione della filosofa Papa e il pensiero di Hannah Arendt sono quanto mai attuali e connessi alla mostra Dis-chiusure.

Dopo la catastrofe storica del Novecento, in un mondo divenuto inumano, si può tornare a pensare alla vita e alla politica ricostruendo la polis dell’uomo? È questa la domanda con cui Hannah Arendt ci interroga di fronte agli orrori di cui l’uomo si è dimostrato capace nei ‘tempi bui’, richiamandoci a una nuova responsabilità: preservare il mondo per i nuovi venuti, i neoi. Ed è in tale orizzonte di cura che Arendt, preso atto del fallimento della filosofia che non ha saputo preservare la ‘condizione umana’ nella sua forma autentica dell’azione come agire politico, si distacca dai moduli di pensiero occidentali e attraverso il concetto di ‘natality’ ripensa gli assetti antropologici e la politica stessa.

Alessandra Papa, professore associato di Filosofia morale, è docente di Filosofia della Persona, Filosofia della Prassi Umana e Antropologia filosofica presso l’Università Cattolica di Milano. E’ membro del Comitato scientifico del Centro di Ateneo di Bioetica. Studiosa del pensiero femminile, in particolare di Hannah Arendt, cui ha dedicato vari saggi. Le sue ultime ricerche hanno come scopo di individuare un’antropologia della nascita in grado di delineare il senso della condizione umana e dell’originalità dell’agire umano.

Le sue ultime pubblicazioni presso Vita e pensiero: Nati per incominciare. Vita e politica in Hannah Arendt (2011), Tu sei il mio nemico. Per una filosofia dell’inimicizia (2012); L’identità esposta. La cura come questione filosofica (2014); Natum esse. La condizione umana (2018).

Secondo momento

Galleria Alberoni, Sala Arazzi, ore 18

Testimonianza -concerto di Alessio Bidoli

Irene Veneziano al pianoforte

Il secondo momento dell’evento di domenica 5 maggio vedrà invece salire sul palco della Sala degli Arazzi, per una suggestiva testimonianza - concerto, lo straordinario violinista Alessio Bidoli, accompagnato al pianoforte da Irene Veneziano, una pianista attenta, elegante e di grande qualità che ha già ottenuto numerosissimi riconoscimenti in Italia e all’estero.

Un concerto assolutamente da non perdere che propone il seguente programma musicale

T.A.Vitali (1663-1745), Ciaccona in sol minore

C.Sivori (1815-1894), Fantasia su temi tratti da “Un Ballo in Maschera” Op.19

A.Dvorak/F.Kreisler, Songs my mother taught me

C.Saint-Saëns (1835-1921), Introduzione e Rondò Capriccioso Op.28

Il violino con il filo spinato di Jannis Kounellis e il violino ritrovato di Alessio Bidoli. Una testimonianza-concerto

Non solo un concerto, ma una testimonianza concerto

Prima delle esecuzioni musicali Alessio Bidoli converserà con Padre Erminio Antonello per raccontare la sua esperienza di vita davvero così significativa e così avvicinabile all’opera di Jannis Kounellis esposta in mostra.

La presenza dello straordinario solista dà forma infatti a una testimonianza vivente di rinascita alla vita.

Alessio Bidoli è un giovane e straordinario solista, che si esibisce spesso in duo con il grande pianista Bruno Canino con il quale ha inciso ben 4 CD per etichette come Sony e Warner.

Diplomatosi con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Milano, perfezionatosi a Losanna, Salisburgo, all’Accademia Chigiana di Siena e a quella di Imola, debutta a 17 anni come solista e nel 2005 è tra i vincitori alla Rassegna Nazionale d’Archi di Vittorio Veneto. Numerose e prestigiose le stagioni concertistiche nelle quali si esibisce in tutta Italia.

Nel 2009 è però colpito da paresi dovuta alla sindrome di Guillain-Barrè, rara malattia neurologica dagli esiti ancora più atroci se a contrarla è un musicista.

La sua vicenda umana è stata raccontata da Giangiacomo Schiavi nel capitolo, intitolato Il violinista, del suo ultimo libro Meno male. Storie di piccoli eroi che trasformano il mondo.

Come scrive Schiavi, "a un giovane di venticinque anni si può fare coraggio spiegando che si tratta della stessa malattia del presidente americano Roosevelt. Ma a un violinista in carriera che cosa si può dire quando le mani perdono sensibilità?”

Come Bidoli ha confidato a Nicoletta Sguben, nell’intervista realizzata dal quotidiano Repubblica il 23 febbraio 2011, “Non sono uno che s' arrende: se la méta dei medici era che camminassi, io lavoravo per correre. E neanche per un momento ho pensato di relegare il violino a un ricordo. Perciò, come un bambino, ho ricominciato a educare nuovamente il movimento”

Con la cura e una volontà di ferro volontà Alessio Bidoli riesce nell’impresa di tornare non solo a una vita normale, ma alla sua straordinaria carriera di violinista solista.

Lo davano per finito, lui e il suo violino. Dimentica i concerti, gli dicevano, le mani non saranno più le stesse. Ma lui non ci ha creduto: pezzo dopo pezzo ha ricostruito i ponti spezzati dalla malattia, ha spostato montagne di ostacoli, ha vinto lo sconforto, ha messo insieme ottocento ore di fisioterapia e una volontà di ferro. In due anni Alessio Bidoli ha rovesciato la sentenza scritta dalla malattia di Guillain-Barrè: polinervite acuta con paralisi progressiva degli arti, che diventa letale se coinvolge i muscoli del respiro. E’ tornato a suonare. A fare concerti. La sua musica non è finita.

Ogni rinascita ha una sua morale: questa vuol dire che non c’è mai un burrone dal quale non si possa risalire. (Giangiacomo Schiavi, Meno male, 2018)

Nel 2011 è tornato a suonare davanti a 1500 persone alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano e ha così ripreso una straordinaria carriera che lo vede oggi spesso esibirsi sui più importanti palcoscenici musicali.

Domenica 5 maggio 2019

Ultima domenica di visita alla mostra Dis-chiusure

Ingressi ridottissimi e gratuiti

Domenica 5 maggio, ultima domenica di visita alla mostra Dis-chiusure, la sola mostra sarà visitabile, dalle ore 15 alle ore 17 (e non quindi alle ore 19) a ingresso gratuito.

Le visite termineranno alle ore 17 per consentire lo svolgersi dell’incontro Dis-chiudere la vita.

La visita guidata delle ore 16 (mostra e Collegio) sarà a ingresso ridotto di €. 3,50

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