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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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L’uomo d’oggi è il terminale di un’epoca che sta scomparendo

Profonde riflessioni del vescovo emerito Carlo Mazza nella conferenza a Palazzo Galli

“La sfida di essere cristiani, oggi” è l’argomento impegnativo trattato dal vescovo mons. Carlo Mazza - fino a pochi mesi fa alla guida della diocesi di Fidenza - in un affollato incontro a Palazzo Galli della Banca di Piacenza, con l’introduzione dell’avv. Corrado Sforza Fogliani, presidente del Comitato esecutivo dell’Istituto di Credito, presente anche il vescovo della nostra diocesi, mons. Gianni Ambrosio. L’approfondimento di mons. Mazza, completato anche dalle risposte ad alcune domande del pubblico, non può certo essere condensato in una cronaca giornalistica, ma non rinunciamo comunque a riferire alcuni concetti della sua profonda e valente esposizione.

Il palcoscenico della vita dell’uomo contemporaneo, in questi ultimi anni, è notevolmente cambiato e in continua evoluzione. Nelle generazioni che ci hanno preceduto, la percezione che l’uomo aveva di sé era molto forte certamente favorita dalle condizioni storiche, ma oggi con il venir meno della concezione del proprio io e della propria storia, l’uomo d’oggi è il terminale di un’epoca che sta scomparendo e questa scomparsa crea un abisso di identità del rapporto con il mondo.

L’essere cristiani in una società tribolata costituisce una sfida.  Le persone sono consapevoli di muoversi nella realtà drammatica di una società caratterizzata dall'incertezza dove frequentemente vengono a mancare riferimenti certi. Tutto appare in perenne divenire e questo genera profonda incertezza del nostro complicato vivere e del nostro morire. I cambiamenti in atto hanno minato la visione di unità e condivisione tramandata dalla tradizione cristiana. All’uomo contemporaneo interessa il futuro, dal momento che vive il presente in modo insoddisfatto o come se il presente fosse un tempo breve e di immediato consumo.  E tuttavia l’uomo sembra oggi proiettato in un futuro indecifrabile. Ciò ha generato confusione e anche smarrimento nella speranza cristiana. La posta in gioco per il cristiano oggi è la fede. La sfida consiste allora  nel saper affrontare le nuove emergenze epocali con uno spirito lucido e sciolto da vincoli precostituiti, giocando la propria fede con coraggio e lungimiranza. Questa speranza è Gesù che si rende presente nell’opera dello Spirito. E’ lo Spirito infatti che “richiama” il mistero e il ministero di Cristo, nella sua attualità e presenza. Per i cristiani infatti il tempo futuro è una questione decisiva e appartiene precisamente alla visione di fede.

Il vero problema consiste nel far sì che le comunità cristiane si rendano conto che il Vangelo della speranza scardina le chiusure egoistiche e pregiudiziali, le mentalità individualiste, per aprirsi a una visione dove l’unico criterio del pensare e dell’agire è il Vangelo vissuto insieme. San Paolo può affermare che “è nella speranza che siamo salvati”, per cui sperare diviene sinonimo di Gesù Cristo. Ed è effettivamente Gesù Cristo la nostra speranza.  Non si creda tuttavia che la speranza riguardi solo il futuro che verrà. Il cristiano non si esclude dal mondo e dalla storia, dalla sua condizione quotidiana. Anzi proprio il dono della speranza lo induce a stare con i piedi per terra e a educarlo alla meta futura. “Le nostre comunità imparino a vivere la speranza nella carità, quella carità segno di stupore, di servizio, di conversione. In questa prospettiva si comprende la straordinaria grazia di essere cristiani. La Chiesa nella sua esperienza millenaria è capace di fornire risposte certe”.

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