Galleria Alberoni, cicloturistica storica "Le terre dell'Alberoni"

In programma SABATO 24 OTTOBRE 2015 la 2° edizione della manifestazione "LE TERRE DEL CARDINALE" - In bicicletta alla scoperta patrimonio terriero alberoniano - PARTECIPAZIONE GRATUITA

Dopo il buon successo della prima edizione, tenutasi nel settembre 2014 in occasione delle celebrazioni per il 350° anniversario della nascita di Giulio Alberoni, sabato 24 ottobre 2015 si terrà la seconda edizione de "Le terre del Cardinale", itinerario cicloturistico, concepito e organizzato dall’Associazione Velòlento in collaborazione con l’Opera Pia Alberoni.

Ogni anno questo evento conduce alla scoperta di una parte del vasto e interessantissimo patrimonio terriero costituito da Giulio Alberoni per mantenere il Collegio da lui fondato per la formazione di giovani indirizzati al sacerdozio.
Se la prima edizione ha condotto alla scoperta di poderi, ville e corti rurali siti nella Val Trebbia, l’edizione 2015 accompagnerà i ciclisti, i turisti e tutti gli interessati (il percorso è accessibile a tutti) alla scoperta del tenimento alberoniano di Cadeo, il grande latifondo acquisito dal Collegio Alberoni nel 1800 con il più grande atto amministrativo della storia dell’Alberoni.

L’itinerario, con ritrovo alla Galleria Alberoni alle ore 13.30 per un’anteprima alla biciclettata, prevede due interessanti tappe:

1) Il Castello di Cadeo, con visita a cura degli affittuari Signori Lambertini e merenda offerta dagli stessi nella corte.
2) l’antico Mulino di Cadeo: dove la Signora Carla Cella racconterà la storia del fabbricato e del mulino adiacente e ancora perfettamente funzionante.

Il ritrovo e l’anteprima
Il ritrovo è fissato per le ore 13.30 nei giardini della Galleria Alberoni, in via Emilia Parmense 67.
Dalle 13.30 alle 14.30  Maria Rosa Pezza racconterà la storia della formazione del tenimento terriero alberoniano e in specifico del latifondo di Cadeo. 
Sarà inoltre possibile visitare gratuitamente, prima della partenza, la mostra Hortus Siccus. Una storia del Settecento: la Botanica al Collegio Alberoni, che espone lo straordinario patrimonio di erbari del Collegio Alberoni e del Museo Civico di Storia Naturale e preziosi libri antichi.

Opera Pia Alberoni e Associazione Velò Lento acnora insieme
L’iniziativa è stata progettata e organizzata dall’Associazione Velò-Lento – Ciclo e riciclo – in collaborazione con l’Opera Pia Alberoni e con l’obiettivo sia presentare al pubblico una parte poco conosciuta della storia del patrimonio architettonico e agrario locale, ma anche di sensibilizzare a una forma di mobilità alternativa all’automobile e più rispettosa dell’ambiente, quale è appunto la bicicletta, nel rispetto delle regole stradali.
(Vedi scheda presentazione associazione Velò-Lento)

LA TERRA E ALBERONI UN BINOMIO INDISGIUNGIBILE
La passeggiata in bicicletta intende restituire un capitolo di storia locale attraverso la visione di luoghi significativi, ma poco noti, tra architetture e suggestivi attraversamenti della campagna, svelando infine il connubio indissolubile costituitosi tra Giulio Alberoni, il suo Collegio e la terra.

Il patrimonio terriero di Giulio Alberoni
Alla morte del cardinale, il 26 giugno 1752, l’istituzione di San Lazzaro da lui fondata, che aveva iniziato nell’autunno precedente la sua attività, accogliendo un primo gruppo di 18 giovani, poteva contare su un cospicuo patrimonio di terre composto tendenzialmente da poderi ubicati in zone produttive facilmente accessibili dal Collegio. Tra il 1734 e 1740 l’Alberoni fece acquistare i poderi La Pellegrina, S. Franca, Case Nuove e Le Banche e un tenimento di fronte al Collegio; pochi anno dopo comprò la sua tenuta prediletta in quel di Cortemaggiore, detta il Morlenzo, ampliata con altri fondi negli anni successivi. A questi acquisti ne seguirono di nuovi nella stessa zona, ma anche tra Ancarano, Niviano e Pieve Dugliara e poi ancora a S. Antonio e presso S. Lazzaro dove gli immobili acquistati e i loro fabbricati formarono un piccolo borgo.
Lasciò norme specifiche per la conservazione di questo tesoro agrario e per il suo incremento.

Il tenimento di Cadeo
A seguito della soppressione del ricco convento di S. Agostino dei Canonici Regolari, la grande tenuta di Cadeo, già appartenuta a quell’ordine, fu acquistata da tre borghesi di Parma che, dopo un paio di anni, la proposero al Collegio Alberoni. 
Tra elementi favorevoli e contrari, gli aspetti decisivi che persuasero gli amministratori ad accettare la proposta furono il desiderio di vendere i fondi di Borgo San Donnino (Fidenza) di recente acquisto, perché troppo lontani dal Collegio, e il timore di perdere i censi garantiti dai terreni di Cadeo, cui l’Istituto di San Lazzaro aveva diritto per via di un prestito concesso dal cardinale Alberoni a quel convento

Nel 1800 si giunse così all’acquisto del grande latifondo di Cadeo di 7.410 pertiche, il più grande atto amministrativo della storia dell’Alberoni. Dopo laboriose trattative fu concordata una cifra complessiva di 4,2 milioni di lire, per circa un quarto proveniente dal rilascio dai censi appena ricordati, un altro quarto ottenuto dalla vendita di tredici possessioni acquistate forzosamente l’anno precedente a Cortemaggiore e a Borgo San Donnino, un quarto sotto forma di pensioni da pagare annualmente ai frati del convento soppresso e infine mediante la contrazione di un prestito quinquennale.

Il Castello di Cadeo
Il toponimo deriva dall’espressione Cà di Dio che il piacentino Ghisulfo diede all’ospedale da lui fondato nel 1122 sulla Via Emilia, allo specifico scopo di assistere i pellegrini e i “romei” di passaggio. Dotatolo di ricchi beni, lo affidò ad alcuni monaci diretti da un priore che seguiva la regola di S. Agostino.
Il castello di Cadeo è citato per la prima volta alla data del 19 luglio del 1307, quando, nei suoi pressi, si accamparono 800 cavalieri e 500 fanti parmigiani, guidati da Gilberto da Correggio per dare manforte al ghibellino Lancillotto Anguissola. 
Cadeo fu incendiato tre anni dopo; Azzo Visconti nel 1336 distrusse il fortilizio che, nel secolo successivo, venne abbattuto fino alle fondamenta dal capitano Angelo Sanvitale, al servizio del Piccinino, durante il conflitto contro il duca Francesco Sforza.

Del castello è oggi visibile la splendida torre d’ingresso con finestre a tutto sesto e tracce del ponte levatoio. Nell’androne si notano due feritoie aperte sui fianchi della torre stessa.

INFORMAZIONI TECNICHE

Il percorso, di circa 30 Km, si svolge su strade secondarie a traffico limitato, è pianeggiante. Ogni partecipante ha responsabilità individuale e obbligo di osservanza delle regole del Codice della Strada. La gita non comporta nessun costo, è aperta a tutti e con qualsiasi bici purchè siano in buono stato! Se avete bisogno una piccola "revisione e\o riparazione" potete usufruire della Ciclofficina Velolento
Per informazioni: tel. 3497026894 velolento@gmail.com

Velò-Lento
Ciclo e riciclo

L'idea di fondare l'associazione Velolento è nata alcuni anni or sono, con amici uniti dalla passione per le bici d'epoca, organizzando "L’EPICA sulle tracce di Annibale" (gara ciclistica storica che si tiene ogni anno in ottobre a san Nicolò) dove nelle prime edizioni, sono state organizzate, mostre, esposizioni di bici storiche, incontri con giornalisti e anziani corridori. 
L'associazione Velolento con sottotitolo Ciclo e Riciclo, ha come fine il recupero e il restauro di bici d'epoca, il riciclo di bici vecchie e in disuso.
Già dal titolo si intuisce cosa accomuna i soci fondatori e i successivi che si sono poi uniti a noi, animati dalla comune passione di far rivivere e di poter riutilizzare bici storiche. A questo scopo abbiamo organizzato insieme ad altre associazioni, anche mostre e convegni dove sono state allestite le esposizioni di bici antiche e moderne ed i relatori hanno sviluppato argomenti volti alla conoscenza della storia e della evoluzione tecnica della bicicletta e relativi allo sviluppo della bicicletta nella provincia di Piacenza.
(Citiamo due convegni tenuti a Piacenza presso la sede del Politecnico di Milano, nel 2012 "La bicicletta macchina perfetta", nel 2013 "Il biciclett 'd cà nossa")
Dopo alcuni anni di attività siamo arrivati alla decisione di allestire una ciclofficina associativa con finalità di incontro e confronto per tutti coloro che condividono l'amore per le due ruote. Ma non si tratta solo di bicicletta. E' anche uno spazio ricreativo e aggregativo dove si può mangiare e bere in compagnia, (è stata allestita una piccola cucina), può essere utilizzata da associazioni per riunioni e ritrovo coi soci.
Poichè crediamo nella bici come uso attivo e non solo come icona da museo, ogni anno proponiamo iniziative cicloturistiche, tra le quali la più significativa è la "bicistaffetta partigiana". Nel 2014, il 10° anniversario di questa manifestazione, viene ricordato percorrendo in bici diverse tappe nelle nostre valli piacentine.
Le prime edizioni ci hanno portato nei luoghi più rappresentativi della lotta partigiana nella nostra provincia in occasione dell'anniversario del 25 Aprile.
In seguito ci siamo recati in luoghi extraprovinciali: Marzabotto, S. Anna di Stazzeno, Fossoli, Langhe, luoghi europei come Mauthausen in Austria, a Guernica e a Barcellona in Spagna.
In occasione del 10° anniversario della Bicistaffetta partigiana, sono stati ripercorsi gli itinerari delle prime edizioni, articolati in sei percorsi giornalieri da effettuarsi nel corso dell'intero anno.
La nostra filosofia di uso della bicicletta non si rivolge esclusivamente ai vecchi ciclisti con biciclette d'epoca, ma intende diffonderla ad altri, soprattutto ai giovani: infatti stiamo collaborando con altre realtà culturali e associative come Critical Mass Piacenza, e alcune classi del Liceo Gioia di Piacenza.

Associazione Velò-Lento – Ciclo e riciclo
Palazzo Chiappini, via X giugno 3
3497026894
 

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