Galleria d'Arte Studio C, "Maestri del contemporaneo in mostra" - 4a edizione

A grande richiesta di collezionisti ed appassionati d'arte, la Galleria d'Arte Contemporanea “STUDIO C” con sede a Piacenza, in via Giovanni Campesio 39, riprende la sua attività dopo la “pausa forzata” dovuta alla pandemia.

L'apertura ufficiale, fissata per il 20 febbraio, avverrà con la 4a edizione della Rassegna Nazionale d'Arte “Maestri del Contemporaneo in mostra”.

Iniziata nel 2016 e poi proseguita negli anni successivi, questa manifestazione si è gradualmente imposta all'attenzione della critica più attenta e qualificata, di Enti ed Istituzioni di prestigio riuscendo ad inserire diversi dei suoi artisti in mostre di rilievo Internazionale quali “Triennale di Roma” e “Biennale Internazionale d'Arte di Venezia”, in Musei e Pinacoteche di rilevante importanza storica.

Una Rassegna, dunque, rivolta solo ed esclusivamente ad artisti già riconosciuti come “Maestri” e dunque pronti per essere inclusi nelle grandi mostre Internazionali e nel percorso ufficiale della Storia dell'Arte.

Questi i nomi degli artisti selezionati e le province di provenienza: Isabella D'Ortona (PC), Italo Duranti (BS), Marco Faggi (PV), Elia Inderle (VI), Gina Marziale (RM), Fiorella Noci (FI), Aurelio Nolli (CR), Peter Nussbaum (AL), Sabina Romanin (PN), Marcello Scarselli (PI), Filippo Tincolini

(MS), Laura Zilocchi (R.E).
Isabella d'Ortona: Nata a Cremona, attiva per lunghi anni a Roma e attualmente residente a Piacenza, Isabella D'Ortona è un'artista dal lungo curriculum e dall'intensa attività, con mostre prestigiose tenute in spazi pubblici e privati di tutta Italia e di molte capitali d'Europa.
Numerose anche le sue opere entrate a far parte di importanti collezioni ed Enti Istituzionali: tra queste è senza dubbio da segnalare una grande “Deposizione” collocata a Montecitorio, sede del Parlamento Italiano.
Di tutto riguardo anche il suo bagaglio critico con nomi di rilevanza nazionale: Elda Fezzi, Mario Monteverdi, Giorgio Mascherpa e poi l’indimenticabile Mario Ghilardi, il mio più stretto collaboratore degli anni settanta e ottanta. Nomi che hanno lasciato una traccia indelebile e che, con le loro critiche e i loro saggi, hanno profondamente inciso sul percorso dell'arte moderna e contemporanea.
Artista di grande coerenza, mai succube del mercato e delle mode, ormai da diversi anni Isabella porta avanti, con tenacia e costanza, la sua ricerca scavando nel profondo dell'animo umano, dentro le avversità della vita, nelle grandi ingiustizie e contraddizioni dei nostri giorni. Suggestive le opere presentate nella rassegna tutte ispirate e realizzate nel periodo cruciale della grande pandemia.

Italo Duranti (BS): l'artista, che vive e lavora in provincia di Brescia, è ormai un nome importante della “Scultura” italiana. Al suo attivo un lungo e interessante percorso fatto di mostre, personali e collettive, tenute in tutta Italia e nelle più importanti capitali d'Europa e poi, ancora, interventi critici di firme autorevoli e prestigiose. Partito dal ferro, parte della sua professione, è poi approdato al bronzo raggiungendo nel tempo risultati sorprendenti. Scultore per vocazione, Italo Duranti è tra i pochi artisti moderni che sanno unire la sapiente tecnica dei vecchi maestri alle
tematiche più vere e sentite della nostra contemporaneità facendo così convivere, in modo armonico e del tutto naturale, passato e presente, tradizione e modernità.
Bravo disegnatore e ottimo conoscitore dell'anatomia, Italo Duranti, dopo aver progettato l'opera, sembra lavorare in scioltezza e velocità e i suoi soggetti, siano essi figure umane o animali, pur nella perfezione anatomica, risentono di una certa influenza “impressionista”, un “finito” che si alterna sempre al “non finito” lasciando intravedere una sospesione spirituale, un attimo di attesa e/o riflessione, un intimo e indefinito tormento.

Marco Faggi (PV): l'artista vive e lavora a Santa Cristina e Bissone, in provincia di Pavia. Ha frequentato prima il Liceo Artistico Raffaello Sanzio della sua città e poi l'Accademia di Belle Arti di Brera dove si è diplomato in scenografia e percezioni visive. Dopo un periodo rivolto all'insegnamento si è dedicato interamente alla pittura costruendosi un curriculum critico-espositivo di tutto riguardo fatto di mostre, personali e colletive, tenute in tutta Italia e nelle principali capitali d'Europa, esponendo in varie rassegne di livello internazionale e facendo parte di gruppi e movimenti dalla forte connotazione artstico-culturale. Prima Espressionista e vicino alla Transavanguardia di Achille Bonito Oliva, è poi approdato all’attuale espressione fatta prevalentemente di forme, segni e colori con tematiche legate alla primordialità, al mistero del cosmo e alla nascita dell’universo.
Così la figurazione sospesa e raccolta degli anni settanta e ottanta è stata gradualmente sostituita da una ricerca estetica più serrata e problematica che vuole essere non solo ponderata riflessione sul caos primordiale, ma anche e soprattutto sforzo creativo e fantastico per dirigerlo e governarlo. Pittura, dunque, che si fa magma, materia, elemento nucleare ed energetico che muove e prende vita dal tempo e dallo spazio. Per mezzo delle sue delicate trasparenze Faggi attira lo sguardo dell’osservatore all’interno della sua costruzione visiva e dentro l’illusoria dimensione dello spazio-tempo, in una vera e propria vertigine prospettica che azzera la fisicità della tela e crea dimensioni di carattere virtuale e mentale

Elia Inderle (VI): nato a Schio, in provincia di Vicenza e residente a Santorso, sempre nella stessa provincia, Elia Inderle è un artista-filosofo contemporaneo di grande interesse che basa la sua ricerca pittorica su “lineee di pensiero” fortemente attuali. Pittura che procede di pari passo con i suoi studi filosofici offrendo agli osservatori profonde riflessioni sulla vita e l'esistenza, sull'Essere e il non Essere, sull'Essere e il nulla. In questa rassegna piacentina Elia Inderle presenta due dipinti di grande intensità e bellezza. Sono opere tutte rivolte all’interiorità, all’ascolto delle voci misteriose e segrete dell’animo umano. Qui la stesura è liquida e magra e il risultato finale delicato e leggero, sensuale e poetico: c’è, in questo nostro artista, un senso innato del colore e un timbro cromatico che, pur attingendo dalla grande e storica tradizione dell'Astratto e dell'Informale (Afro Basaldella, Gerhard Richter ecc), riesce tuttavia a farsi moderno e contemporaneo per le felici intuizioni tecniche, per la personalissima interpretazione e l'uso libero e spontaneo della materia pittorica. Ama il colore, Elia, lo ama perchè mai statico ed inerte, ma dinamico e attivo, in continuo divenire e trasformazione, come lo scorrere lento e inesorabile del tempo, gli avvenimenti della vita, i fatti imprevisti e imprevedibili che cambiano l’esistenza. Leggero e raffinato anche il suo segno che traccia percorsi, traiettorie e variazioni strutturali dell'immagine e dinamizza lo spazio seguendo opposte e contrastanti tensioni.

Gina Marziale (RM): nata a Roma, dove anche oggi vive e lavora, Gina Marziale è ormai un'artista affermata e dal curriculum prestigioso fatto di mostre importanti tenute in tutta Italia e nelle principali capitali d'Europa. Intenso e molto interessante anche il suo curriculum critico che comprende i nomi più prestigiosi del panorama culturale italiano. Da segnalare, tra l'altro, una recentissima relazione del prof. Claudio Strinati dal titolo “ Gina Marziale e la dimensione simbolica, cosmica e spirituale delle sue opere”. Dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma, specializzandosi in “arte incisoria”, si è dedicata per oltre un ventennio all'insegnamento senza mai trascurare la pittura, sua grande, innata passione. Ma la grande esperienza maturata nel campo incisorio è stata di fondamentale importanza nella ricerca estetica della nostra artista, le ha fatto scoprire la meticolosità del particolare, a bilanciare nella giusta misura mondo grafico e mondo pittorico. Segno, gesto e colore sono così diventati gli elementi fondamentali della sua espressione, ciò che le hanno consentito di avviare la sua sentita e partecipata ricerca sui misteri del tempo e dello spazio, sui grandi segreti che sono alla base della vita e dell'esitenza. Pittura tutta d'emozione, questa, e tutta concentrata sull'ascolto delle intime pulsioni, dei sentimenti e delle sensazioni. Allora le sue opere, pur partendo quasi sempre da dati e annotazioni naturalistiche, finiscono per trasformarsi poi in vere e proprie visioni interiori e in palpitazioni emotive di forte intensità.

Fiorella Noci (FI): nata a Firenze, ma residente a Impruneta (sempre in provincia di Firenze), Fiorella Noci è un'artista di vasta esperienza e dal lungo e interessante curriculum. Di formazione prevalentemente pittorica, è interessata alla sperimentazione di molte e diversificate tecniche che sviluppa attraverso lo studio continuo di nuovi materiali e linguaggi espressivi. Ne sono una chiara ed evidente dimostrazione le sue ormai rinomate “stele” con le quali da' vita a vere e proprie stratificazioni di vissuto, proponendo elementi arcaici come narrazioni moderne e contemporanee. Partita da una ricerca figurativa, ha poi sentito il fascino delle Avanguardie Storiche ed è così approdata ad un'espressione che potremmo senza dubbio definire Astratto-Informale anche se, in certe occasioni, permangono ancora tracce e memorie di figurativo. Fiorella Noci è altresì impegnata in acampo culturale: è stata socia fondatrice e presidente, fino al 2012, dell'Associazione “Art-Art”, e poi docente di materie artistiche per un lungo periodo. Interessanti, suggestive ed eleganti le opere presentate in questa rassegna che presentano un titolo sintetico ma emblematico “Assembramento”. Tra gesto e materia, forma e movimento vogliono essere una chiara ed evidente rappresentazione dei nostri travagliati giorni e della grande pandemia che ha colpito il mondo intero.

Aurelio Nolli (CR): Nato a Casalromano, ma residente a Casalbuttano, Aurelio Nolli è un'artista che, nell'arco della sua esistenza, ha sempre avvertito il fascino magico e straordinario dell'arte, frequentato musei e gallerie, coltivato amicizie e collaborazioni con artisti di buon nome sia cremonesi che nazionali e poi un corso di grafica pubblitaria per meglio indirizzare la sua fantasia e cretività. Tutto questo non poteva che tracciare e definire il destino artistico di Aurelio Nolli: diventare lui stesso artista sfruttando tutte le conoscenze e abilità apprese in anni e anni di studio e frequentazioni senza per altro avvertire il peso e i condizionamenti degli insegnamenti accademici, le influenze più o meno invasive di questo o quel maestro.
Ecco allora il nostro Aurelio avvicinarsi con decisione alla pittura, senza paure e indecisioni, con piglio sicuro e grande personalità. Come tutti parte dal figurativo, ma un figurativo già evoluto, non banale, dove il dato oggettivo, pur nella sua essenziale descrizione, viene solo suggerito lasciando ampio spazio alla materia, al colore e alla luminosità cromatica. Ben presto, poi, il nostro artista sente il richiamo delle più conosciute e affermate Avanguardie Storiche e intuisce la fondamentale importanza del dato emotivo rispetto a quello solo descrittivo e contemplativo. Così la sua espressione inizia gradualmente a modificarsi, ad abbandonare l’oggettività del “vero” per diventare più intima e raccolta, più spirituale e psicologica. Al momento l’espressione di Aurelio Nolli è fatta prevalentemente di luce, gesto e colore e, pur alimentandosi del reale, sembra letteralmente proiettata verso altri mondi e altre atmosfere. Pittura libera e spontanea, dunque, che si muove sul filo dell’emozione e dell’istinto, seguendo la propria creatività e dove tutto sembra emergere dalla coscienza.

Peter Nussbaum (AL): Affermato artista austriaco ormai domiciliato nel vicino Monferrato, Peter Nussbaum è un nome importante del panorama artistico internazionale e vanta dunque un variegato e interessante curriculum critico-espositivo fatto di mostre, personali e collettive, tenute in tutta Italia, nelle principali capitali d'Europa e poi in Cina, Stati Uniti d'America, Argentina ecc.
Articolato e complesso anche il suo percorso artistico che, nel corso degli anni, si è sviluppato in una lunga e approfondita attività di ricerca all'interno di molteplici e diversificati mezzi espressivi che spaziano dalla grafica alla pittura e dall'assemblage alla scultura per giungere fino all'arte e all'architettura sacra concentrandosi sempre, con competenza e abilità tecnica, sulla natura mutevole della percezione e sui meccanismi della visione.
Osservando le sue opere si resta colpiti, innanzitutto, dal suo segno vivo e palpitante, dinamico e personale, e poi dal suo interesse per le forme, i numeri e la geometria, intesi come regola ed emozione, rigore e fantasia. Ancora, nell'espressione di questo artista, è sempre possibile cogliere la rappresentazione e la ricerca di una perfetta armonia spaziale, intesa come ordine, equilibrio, insieme di forze sapientemente e misteriosamente pensate, mosse e dirette. In questo straodinario processo di invenzione e creatività Peter Nussbaum sogna una dimensione purificata dal rumore dell'attualità, liberata dalla complicata frenesia dei nostri giorni e immagina una dimensione spazio-temporale illimitata e sconfinata dove è bello perdersi e navigare.

Sabina Romanin (PN): l'artista, che vive e lavora a Pordenone, presenta un curriculum critico-espositivo di grande rilievo e interesse fatto di mostre importanti tenute in spazi pubblici e privati di tutta Italia. Dpo una laurea in lingue e letterature straniere presso l'Università “Ca' Foscari” di Venezia, ha conseguito pure il diploma di pittura all'Accademia di Belle Arti della stessa città e poi, ancora, ha frequentato l'Accademia di Plymout (GB) con la borsa di studio Erasmus. Dopo un avvio artistico tradizionale, ha iniziato un avvincente periodo di studio e ricerca all'interno dell'Arte Contemporanea e delle più innovative Avanguardie Storiche concentrandosi in modo particolare sulla “poesia Visiva”, sul mondo delle Installazioni e Ambientazioni fino a pervenire all'Arte Tessile e al “segno cucito” che, nelle sue mani, diventa simbolo della vita e dei suoi segreti percorsi. In questa Rassegna piacentina l'artista presenta due opere (acrilico su tela), di grande coerenza e rigore stilistico dove tutto è luce, segno e colore. Da questi dipinti si dipartono vere e proprie esplosioni cromatiche, improvvise aperture e squarci di profondità che aprono a mondi sconfinati che si fanno metafora dell'ignoto e dell'inconscio.

Marcello Scarselli (PI): l'artista, che vive e lavora in provincia di Pisa, è ormai un nome di rilievo nazionale con alle spalle un ampio e articolato curriculum critico-espostivo fatto di mostre importanti tenute in tutta Italia e nelle principali capitali d'Europa. Dopo un periodo di taglio prevalentemente figurativo, ha ben presto sentito il fascino delle Anaguardie Storiche, dell'Espressionismo lirico, dell'Astrattismo e dell'Informale, soprattutto, fino a giungere alla sua attuale personalissima espressione. Osservando le sue opere si viene subito catturati dal suo universo di segni, colori e gesti che, sulla tela, prendono forma e vita in maniera quasi istintiva creando un magico e coinvolgente eclettismo stilistico. Nelle opere presentate in questa rassegna “rappresentazione” e “astrazione” si alternano e si integrano vicendevolmente ponendosi come porte d'ingresso al mondo interiore di ognuno, suggerendo profonde riflessioni sulla vita e l'esistenza. Grazie ad un approccio che compenetra l'istanza ludica con quella concettuale, Marcello Scarselli riesce a creare opere che rilevano la complessità della realtà che ci circonda, ma che sono, allo stesso tempo, comunicative e immediate. Pittura, comunque, dominata sempre da un profondo senso grafico, dove ogni segno e ogni traccia, vive di una propria libertà e significato facendosi simbolo e metafora del vivere quotidiano. Artista a trecentosessanta gradi, Marcello Scarselli si esprime con uguale forza e intensità anche nella scultura e sue opere figurano in svariate e prestigiose sedi e istituzioni.

Filippo Tincolini (MS): nato a Pontedera, ma residente a Carrara, Filippo Tincolini è un artista dall'ampio curriculum fatto di mostre prestigiose tenute in spazi pubblici e privati di tutta Italia. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Lucca, si è successivamente diplomato all'Accademia di Belle Arti di Carrara dedicandosi poi all'assidua frequentazione di opifici e laboratori di marmo che, ancora oggi, costituiscono l'attività più conosciuta e diffusa di questo territorio. Spinto e sorretto da un forte desiderio di sperimentazione e ricerca, nel 2004 fonda il Laboratorio d'Arte Conpemporanea “Tor-Art”, spazio moderno e innovativo, aperto al design, al restauro e all'uso delle più moderne e sofisticate attrezzature per la lavorazione di marmo, pietre e materiali duri di diversa natura: una vera e propria rivoluzione per quel territorio così fortemente legato alla tradizione delle cave e ai metodi tradizionali di lavoro. Veramente interessanti e coinvolgenti le opere che l'artista ha presentato in questa Rassegna. La prima è dedicata a “Pakun” noto personaggio dei cartoni animati degli anni ottanta, un'immagine “pop” fortemente conpemporanea e legata al mondo dell'infanzia e dei video-giochi. La seconda, invece, rappresenta uno dei suoi ormai famosi “bidoni di latta” ripieni di petrolio usati abitualmente nelle cave per alimentare le attrezzature meccaniche: denuncia di uno dei tanti gravi problemi creati dall'uomo, momumento al senso di autodistruzione che anima la moderna società. In entrambe queste sculture colpisce la perfezione e la bellezza della lavorazione, il gioco di ombre, luci e movimento, la morbidezza delle forme. C'è insomma, in questo nostro artista, un grande senso della modernità, ma anche una profonda conoscenza della nostra grande e unica storia. Così, in queste straordinarie sculture, il passato dialoga con il presente, l'antico con il moderno, la grande storia con la contemporaneità.

Laura Zilocchi (R.E): nata a Guastalla e residente a Brescello, Laura Zilocchi è personaggio di vasta cultura e dai molti e diversificati interessi. Oltre che artista, infatti, è anche scrittrice e coltiva in modo particolare la passione per la storia, l’archeologia e la storia della gastronomia. Dopo un avvio figurativo, con opere rivolte per lo più alla descrizione del paesaggio padano, Laura ha sentito il fascino delle Avanguardie Storiche ma ha avuto una naturale e indubbia predilezione per l’Astrattismo: non l’Astrattismo Geometrico di Piet Mondrian, piuttosto freddo e matematico, ma per quello più libero e spontaneo, più lirico e musicale di Joan Mirò e Vasilij Kandiskij. A tutto questo, però, la nostra artista ha saputo aggiungere intuito e invenzione, novità e freschezza affrancandosi con decisione da ogni condizionamento culturale e proponendo un’espressione autentica e vera, un linguaggio ed una cifra stilistica che sono solo ed esclusivamente suoi.
Così, attraverso la forma astratta, Laura Zilocchi ha trovato la propria strada, il proprio codice espressivo: una pittura fatta di creatività e fantasia, di luce e colori sulla quale inserisce i suoi segni, le sue traiettorie, le sue scritture. Pittura segnica, quella della nostra artista, ma arricchita da felici intuizioni spaziali, da un innato e prorompente gusto cromatico che, sovente, lascia intravedere un certo divertissement esecutivo, quasi una forma di liberazione interiore quando la sua sintesi grafica riesce a farsi talmente immediata e istintiva da rasentare, come nelle due opere presentate in questa rassegna, la dimensione dell'Informale, dove tutto diventa luce e colore, fantasia ed emozione.

La Rassegna, che sarà introdotta dal gallerista e critico d'arte Luciano Carini, chiuderà il giorno 11 marzo 2021.



Luciano Carini

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