Mostra del Cinema a Venezia: Leone d'oro alla carriera a Bellocchio

Leone d'oro alla carriera al piacentino Marco Bellocchio alla Mostra del Cinema di Venezia. Massimo Trespidi: «Giusto riconoscimento a un grande artista che ha portato Piacenza all'attenzione del mondo»

Marco Bellocchio

"Sono un ribelle che ha rinunciato alla violenza, un rivoluzionario moderato che rivendica la possibilità di cambiare, cosa che per una certa cultura equivale ad una provocazione, ciò che non è cambiato è lo stare dalla parte di qualunque debole e soprattutto di chi non predica la rassegnazione. Per questo continuo a credere che la cosa più preziosa per un artista sia la libertà d'immaginazione": Marco Bellocchio, Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia, pur nella retorica inevitabile di certe situazioni non rinuncia ad essere se stesso.

"Questo premio non è una riconciliazione istituzionale, a me non piacciono potere e istituzioni ed è giusto che mi ripaghino della stessa moneta, né un risarcimento, ma lo considero il riconoscimento di una coerenza di fondo e di una libertà che va sempre riconquistata", dice mentre la sala è in piedi a tributare al regista lunghissimi applausi. La cerimonia è, come ribadisce il presidente della Biennale Paolo Baratta, "storica": sul palco della Sala Grande, con il direttore Marco Mueller, a consegnare il Leone d'oro a Bellocchio c'é Bernardo Bertolucci, antico 'rivale'. In platea oltre al presidente della Biennale Baratta, c'é il ministro per i Beni Culturali Giancarlo Galan.

"Lui amava il free cinema inglese, io la nouvelle vague - ricorda Bertolucci, mentre in galleria un piccolo gruppo mostra magliette con scritto 'Sorelle mai amici sempre' - il destino ha voluto che nascessimo negli stessi anni e città vicine, lui a Piacenza io a Parma, ci siamo sfiorati, abbiamo avuto gli stessi brividi psicanalitici". Bellocchio con la stampa parla a lungo del nuovo film sullo sfondo della tragica vicenda di Eluana Englaro, che comincerà a girare a gennaio con l'approvazione di Peppino Englaro e dice la sua sul cinema italiano "misero, con commedie che sono spesso brutte copie di quelle di Monicelli e Risi, invece i giovani dovrebbero anche grazie alle nuove tecnologie tentare altre strade".

Per dire la verità ad un giovane che vuole fare cinema, Bellocchio direbbe di lasciar perdere, "lo scoraggerei, é un lavoro faticoso, pochi riescono, tanti si arrabbattano anche se hanno talento, però se proprio insiste...". Bellocchio, 72 anni portati una bellezza, di non sentirsi "ancora un riconciliato, anche se verso la rabbia ho una certa diffidenza". "Non mi sento in pensione, spero di fare ancora buoni film e che questo Leone sia una ripartenza per il futuro". Il regista, ha portato a Venezia 68, grazie all'aiuto di Cinecittà Luce che lo farà riuscire nelle sale, una nuova versione rimontata, tagliata di 20 minuti "ma non ammorbidita" di Nel nome del padre, il suo film del 1971. Ma è ancora di sinistra? "Sono diventato molto tollerante, in passato l'avrei mandato a quel paese - risponde al giornalista che ha posto la domanda - Si sono ancora di sinistra certo, non sono berlusconiano". Il cinema di denuncia però "é finito, superato dalla tv e da internet", così come la politica negli anni '70 ''aveva un peso diverso", dice ricordando come nel '71 a Venezia porto' "all'antifestival voluto dall'Anac, direttamente collegata al Pci, Nel nome del padre, mentre il produttore Cristaldi lo voleva al festival ufficiale diretto da Rondi".

I COMPLIMENTI DI TRESPIDI - “Il Leone d’oro alla carriera a Marco Bellocchio è un meritato riconoscimento a uno dei più grandi protagonisti della storia del nostro cinema. Questo riconoscimento ci rende orgogliosi come piacentini e ci consegna, ancora una volta, all’attenzione del mondo”. Il presidente della Provincia Massimo Trespidi rivolge, a nome di tutti i piacentini, le proprie “congratulazioni a un nostro grande maestro, che da oltre quarant’anni calca la scena internazionale, dando lustro alla nostra comunità nel mondo”.

“La prestigiosa mostra cinematografica del cinema di Venezia è il palco ideale per il degno tributo a un regista come Bellocchio – precisa Trespidi –. A ogni edizione del Bobbio Film Festival tocchiamo con mano l’attaccamento che un maestro del calibro di Bellocchio manifesta per la sua terra d’origine. Lo ringraziamo per il contributo che in questi anni ha dato al mondo culturale italiano e alla valorizzazione e promozione della nostra magnifica terra”.

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“Il Leone d’oro – dice il vicepresidente e assessore Maurizio Parma – è il degno riconoscimento a una carriera straordinaria e premia il grande impulso che Bellocchio ha dato alla nostra cultura, rappresentando i cambiamenti di un’epoca e della nostra società. Lo ringraziamo perché con il suo cinema il maestro ci ha fornito nuovi punti di vista sulla realtà e ci ha aiutato a interpretare i mutamenti di almeno due generazioni. Lo ringraziamo anche per la passione con cui cura il festival del cinema di Bobbio, fiore all’occhiello degli appuntamenti piacentini, e per la grande attenzione da sempre dimostrata alla diffusione della cultura cinematografica tra i giovani”.

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