Burbero e irascibile, ma "Il misantropo" di Molière conquista il cuore dei piacentini

La Compagnia del Teatro di Roma mette in scena al Municipale il capolavoro di Molière. Lo scontroso e intransigente Alceste non riesce a conquistare la frivola Célimène, ma conquista il pubblico piacentino che applaude con entusiasmo

1289378104bScelta insolita per la scenografia de “Il Misantropo”, la coinvolgente opera di Molière in cartellone il 12 e il 13 gennaio presso il teatro Municipale, per la regia di Massimo Castri. Una serie di specchi inseriti a tutt’altezza domina la scena e ne rimanda molteplici immagini, a simbolo di una verità frammentata e sfaccettata, come parziali e limitate sono le verità dei singoli personaggi. Il contrasto con la unicità e l’intransigenza del protagonista Alceste, interpretato da un espressivo e sarcastico Massimo Popolizio, è stridente e fatalmente destinato ad emarginarlo rispetto alla cerchia di persone che lo circonda, tutti degni esponenti dell’adulazione e del servilismo imperante a quell'epoca.

IPOCRISIA E SINCERITA' - La commedia “Il Misantropo”, datata 1666, è forse l’opera di Molière in cui più vengono messi in gioco i conflitti relativi ai rapporti interpersonali, nonché la spinosa questione della sincerità, contrapposta alla moralità di comodo allora tanto diffusa. Opera drammatica quanto a  tema di fondo, non mancano in essa aspetti comici, sia nella feroce ironia di alcune espressioni di Alceste sia nella rappresentazione caricaturale di quasi tutti gli altri personaggi. Imbellettati e imparruccati fino all’eccesso, gli aristocratici si dimostrano ipocriti e servili, impegnati ad adularsi a vicenda e nel contempo a mentire e danneggiarsi l’un l’altro, in un gioco perverso ove tutti sono alla fine perdenti. La commedia è ambientata nella società secentesca, eppure è impossibile non percepire nei dialoghi  una sorprendente attualità; gli accenni al Re Sole, di cui rappresenta un vanto aver ottenuto la benevolenza, fanno pensare ad altre forme di servilismo ben più attuali, in cui le adulazioni non sono indirizzate ad un re ma ad altri importanti e potenti esponenti del mondo di oggi: se non esiste più la corte di Versailles, certamente ne esistono versioni moderne più emancipate, ma non per questo meno corrotte. La figura di Alceste rappresenta al confronto la purezza della sincerità e della verità portate all’estremo limite, tanto è vero che la sua onestà non gli permette neppure la finta approvazione dei pessimi versi del pomposo poeta Oronte, con il risultato di inimicarselo al punto da esserne trascinato in tribunale.

LA SOLITUDINE COME TRAGICO DESTINO - Irascibile e scontroso, Alceste si intenerisce solo di fronte alla bella ma superficiale Célimène, che è incapace di apprezzarne le doti ed è ben più preoccupata di ricevere degnamente corteggiatori e spasimanti nel suo salotto, senza far torto ad alcuno. Quando Alceste, pur soffrendo, si dichiara disposto a dimenticare l’indegnità di Célimène, da parte di quest’ultima non vi è alcun ravvedimento ma, una volta di più, solo la disponibilità ad un avvilente compromesso. Ad Alceste non resta che un nobile e orgoglioso isolamento, metaforicamente rappresentato dal deserto dove condurrà il resto dalla sua vita. Non sembra molto ottimistica la visuale di Moliere circa una possibile soluzione dell’alternativa sincerità-ipocrisia: mondi contrapposti, sono destinati a non avere né l’uno né l’altro prerogative di successo, perché la solitudine è il comune, tragico destino finale. È la solitudine di chi orgogliosamente sceglie la via della verità, ma anche la solitudine di chi, pur in mezzo a tanta gente, rimane solo perchè prigioniero della maschera che si è imposto, grottesco orpello al pari delle monumentali parrucche esibite in scena dagli attori - tranne che dal “dark” e disadorno Alceste.

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ENTUSIASMO E APPLAUSI PER TUTTI GLI ATTORI - A fianco di Massimo Popolizio, gli altri bravissimi attori della Compagnia del Teatro di Roma, come Federica Castellini, graziosa e frivola Célimène. Alla fine della rappresentazione, tutti gli attori sono stati applauditissimi e richiamati sul palcoscenico più e più volte, a conferma di quanto il capolavoro di Molière possa ancora conquistare ed ammaliare il pubblico. Come sempre, mercoledì 12 gennaio, nell’ambito della rassegna “Ditelo all’attore” - a cura di Enrico Marcotti - è in programma presso il Teatro Comunale Filodrammatici, alle ore 18, un incontro con tutta la Compagnia del Teatro di Roma.

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