Galleria Studio C, "Photo - paint, l'inafferrabile ambiguità del vero"

Sabato 24 febbraio 2018, alle ore 18, presso la Galleria d'Arte Contemporanea STUDIO C di via Giovanni Campesio 39, si inaugura la mostra personale dell'artista-fotografo Aldo Basili dal suggestivo titolo “Photo – Paint, l'inafferrabile ambiguità del vero”.

La rassegna, che chiuderà venerdì 8 marzo, sarà introdotta dal gallerista e critico d'arte Luciano Carini.

Nato a Torino, dove anche oggi vive e lavora, Aldo Basili ha esordito in fotografia all'età di quattordici anni praticando e stampando personalmente il bianco e nero. Dopo aver frequentato un corso per fotografi professionisti ha lavorato come grafico in un ufficio pubblicitario e, proprio in questo periodo, ha iniziato a focalizzare il suo interesse sul paesaggio urbano dedicandosi, per alcuni anni alla sua città, Torino, di cui ha presentato molte inusuali visioni. E il paesaggio urbano è, ancora oggi, per il nostro artista, argomento di studio e approfondimento, motivo di straordinari e poetici scatti. In seguito ad una lunga ricerca, ha poi iniziato a creare le “Photo-paint” che gli hanno procurato molti consensi di pubblico e di critica. Interessante e particolarmente ricco il suo curriculum espositivo con mostre di rilievo in spazi pubblici e privati sia in Italia che all'estero. Tra queste mi sembra giusto sottolineare la sua presenza alla “Triennale di Roma 2017” con una mini personale nelle sale del Vittoriano e alla 57a edizione della “Biennale Internazionale d'arte di Venezia”, Padiglione Guatemala, collettivo “El circulo magico”. E proprio mentre sto scrivendo questo pezzo mi giunge con sorpresa e grande soddisfazione la notizia della sua partecipazione alla prossima edizione della Biennale di Architettura, sempre a Venezia. Si tratta di traguardi importanti e fondamentali perchè sono quelli che decretano l'ingresso ufficiale degli artisti nella Storia dell'Arte consacrandoli “maestri” del contemporaneo. Ed è proprio per merito di artisti come Aldo Basili e dei “grandi” che lo hanno preceduto in questo campo (penso ai coniugi Becher, a Gorsky, Hofer, Struth ecc.) se la fotografia, nel corso degli ultimi decenni, ha potuto arricchirsi di un prezioso ed unico apparato concettuale in grado di porla sullo stesso livello di forme d'arte ben più storiche e consolidate, prima fra tutte la pittura.
Interessante e coinvolgente questa mostra piacentina che vede in esposizione più di venti opere dell'artista piemontese. Si tratta di un percorso non antologico: manca, per esempio, il “bianco e nero”, punto di partenza della sua lunga e complessa ricerca in ambito fotografico, ma comunque più che sufficiente per mettere in chiara evidenza le caratteristiche e le qualità dell'artista. Si parte dunque dalle sue famose “Fantasie Torinesi”, dedicate alla città natale, per arrivare poi alle “Follie Veneziane” dove Aldo Basili riesce a cogliere, con sorprendente sensibilità, tutta la magia e la bellezza della città lagunare. Sono opere, queste, che hanno lo stesso valore della pittura: in esse si legge la sentita partecipazione emotiva dell'autore, il rigore compositivo e formale, si avverte l'atmosfera rarefatta e sospesa degli ambienti e delle architetture e poi la preferenza di Aldo per i luoghi del vivere e dell'abitare, per i luoghi dove pulsa la vita perchè la fotografia deve essere espressione di vita e deve rendere la complessità delle umane connessioni. Fotografia, dunque, non per finalità documentarie, ma solo ed esclusivamente artistiche: ecco perchè il nostro artista, quando crea le sue opere, sceglie e progetta il proprio set, l'ambiente che maggiormente lo cattura e lo ispira, il momento e la durata dello scatto. Poi interviene l'elaborazione digitale che sovverte le prospettive, verticalizza le linee, altera a piacere i colori. Aldo Basili, insomma, con la sua regia, la sua azione e i suoi gesti, interviene sulla realtà modificandola a piacere, attirando lo spettatore in una dimensione spazio-temporale silenziosa e raccolta, magica e fantastica. Tutto, al solo fine di creare un'opera d'arte. Così facendo, allora, la fotografia diventa un atto creativo ed estetico capace di trasformare anche le cose più semplici e banali in qualcosa di fortemente suggestivo.
Nascono in queste modo le sue “photo-paint” che sempre di più si avvicinano alla pittura, alla simulazione della materia cromatica, al tocco leggero del pennello e/o alla graffiatura della spatola.
Espressione fortemente documentata, questa di Aldo Basili e che rivela tutto l'interesse e la passione dell'artista per la Storia dell'Arte. Così alcune sue opere si avvicinano alla grande pittura Impressionista per i complessi e raffinati rapporti tra spazio e luce, altre sembrano richiamare l'espressione Futurista per l'idea del movimento e il dinamismo delle rappresentazioni, altre ancora sono di indubbia ascendenza Surrealista per le enigmatiche atmosfere e le assurde associazioni, ma in ognuna di esse è sempre riconoscibile la sua mano, il suo tocco, la sua inconfondibile invenzione.

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