Paolo Ruffini al Politeama: "Vorrei essere "figlio" di Verdone"

Lo spumeggiante attore livornese al Politeama con il suo spettacolo "Io doppio" intervistato da "il Piacenza": "Mi sento un artigiano dello spettacolo. Come Verdone in "In viaggio con papà", mi piacerebbe essere suo "figlio" in qualche film"

Grande successo per “Io doppio”, lo spettacolo di Paolo Ruffini, artista livornese, ex vj di MTV, già noto per la sua partecipazione a film come “Natale a New York”, “Un’estate ai Caraibi”, “La prima cosa bella” e l’ultimissimo “Maschi contro femmine”. Il tour che vedrà lo spettacolo di Ruffini in giro per l’Italia prevede una serata a Piacenza, venerdì 19 novembre, presso il cinema teatro Politeama. “Io doppio” è un varietà comico, divertente e spensierato, ideato e interpretato dallo stesso Ruffini, che gioca col mondo del cinema e della tv.

Si tratta di un “one man show” che trova nella partecipazione del pubblico la sua caratteristica peculiare, tanto che potrebbe essere definito il primo reality teatrale: sul palco c’è il solo Ruffini che col pubblico improvvisa, dialoga e interagisce come in un ambito familiare, tra un susseguirsi di battute e anche di felici improvvisazioni. Quanto al nome dello show, esso si riferisce sia agli spezzoni di film famosi doppiati in toscano, dall’effetto veramente esilarante, sia al fatto che si tratta appunto di un “doppio” spettacolo, composto dalle proiezioni ma anche dalla parte live, che vede gli spettatori coinvolti in divertenti remake di famose scene cinematografiche, mentre il sottotitolo “Dè show” sta a ricordare il suo spirito giullaresco e popolare. Simpatico e sempre disponibile, l’effervescente Paolo Ruffini ha concesso a “Ilpiacenza” una recentissima intervista.

Il tuo spettacolo si impernia tutto sul doppiaggio. Come ti è venuta questa idea? Hai sempre avuto interesse per il mondo del doppiaggio?

In realtà no! L’idea è scaturita prendendo spunto dagli spettacoli di un comico, che negli anni Ottanta utilizzava i doppiaggi per le sue gag; una volta, con gli amici del Nido del Cuculo (l’associazione culturale cinematografica di cui Ruffini è il presidente, n.d.r.) organizzammo uno spettacolo invitando come protagonista proprio questo artista, che però all’ultimo minuto ebbe un impedimento, per cui noi prendemmo il suo posto. Quasi per gioco presentammo allora i nostri doppiaggi, che furono talmente graditi dal pubblico, da essere poi richiesti continuamente anche in altre occasioni, fino a farne un vero e proprio show.

Ti sei chiesto il motivo di tanto successo?

Penso sia dovuto proprio al fatto che noi siamo i primi a ridere e a divertirci mentre realizziamo i doppiaggi, che sono divertenti ma in fondo non proprio precisissimi dal punto di vista tecnico. Del resto il “fare teatro” si basa principalmente sulla comunicazione, e non è possibile comunicare emozioni che non si sentono veramente. Ecco, forse il pubblico apprezza e si diverte ascoltando i nostri doppiaggi, non badando alle imperfezioni tecniche e cogliendo invece la sensazione che anche noi ci siamo divertiti molto realizzandoli.

Dagli esordi in Ovosodo ad oggi sono passati poco più di dieci anni. In che cosa ti senti cambiato, come persona e come professionista? A che cosa pensi ricordando questo decennio?

Ai tempi di Ovosodo ero proprio giovanissimo! Da allora ho fatto tante cose, e anche se fondamentalmente rimango un Peter Pan, sono cresciuto davvero, però ritengo di essere stato soprattutto molto fortunato. Non avrei mai creduto allora che sarei arrivato a questo punto... se me l’avessero detto, mi sarei preso in giro da solo!

Paolo Poli, Bergonzoni, Benigni… e tanti altri... sono veri mattatori del palcoscenico, capaci di reggere da soli tutto uno spettacolo. C’è qualcuno di loro che senti più vicino a te nello spirito, o ti senti assolutamente unico?

No, si tratta di nomi troppo importanti! Sono tutti artisti veri e completi... mentre io in fondo mi sento per ora solo un buffone, un artigiano dello spettacolo… Di speciale in ciò che faccio è forse il fatto che mi baso molto sul coinvolgimento del pubblico, perché io amo moltissimo lavorare con la gente e forse questo è piaciuto in modo particolare.

In una recente intervista hai dichiarato che ti piacerebbe molto fare un film con Verdone. Se oggi stesso Verdone ti telefonasse e ti chiedesse un soggetto da proporgli, sapresti già cosa rispondere o lasceresti completamente a lui l’iniziativa?

Di idee ne avrei tante! A me piacerebbe in particolare partecipare ad un film in cui, un po’ come “In viaggio con papà” con il grande Alberto Sordi, io potessi interpretare il ruolo di figlio o nipote di Verdone.

E come coattore sul palcoscenico? Chi ti piacerebbe avere vicino? Oppure preferisci essere da solo a tu per tu con il pubblico?

Esistono veramente tanti artisti che stimo e con cui mi piacerebbe lavorare, ma forse di fronte al pubblico preferisco essere solo, anche perché avrei paura di fare brutta figura avendo vicino un attore vero! Io in fondo sono un’anomalia del teatro, che ritengo comunque un posto magico, dove c’è una particolare ritualità e dove si può davvero interagire con il pubblico, sfondando la cosiddetta “quarta parete” che divide la platea dal palco.

Il tuo prossimo progetto? E’ già in cantiere o ancora tutto da venire?

I progetti sono tanti, ma sono un po’ scaramantico e ho quasi paura a parlarne; c’è però un film che uscirà a marzo e che si intitola “C’è chi dice no”, dove recito con Paola Cortellesi e Luca Argentero. Ho anche realizzato uno spot pubblicitario che si vedrà in tv, con Bonolis, Laurenti e Julia Roberts.

Ultima domanda: ormai sei un personaggio famoso e sei stato intervistato chissà quante volte, per cui le domande saranno state spesso ripetitive. Ma... c’è una domanda a cui ti sarebbe piaciuto rispondere e che nessuno ti ha mai posto?

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Certamente, proprio questa: “C’è una domanda a cui ti sarebbe piaciuto rispondere e che nessuno ti ha mai posto?”.

Termina qui, con un simpatico sberleffo e una risata, l’intervista con Paolo Ruffini, geniale giullare dei nostri giorni... affascinante ed estemporaneo come un vero e proprio mago del palcoscenico.

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