Lultimaprovincia porta i Promessi Sposi in scena a Vigolzone

​Martedì 29 agosto nella Piazza del Castello di Vigolzone in scena Teatro Invito con "Promessi!", ispirato a una sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini

Un'immagine di scena

Promessi! Ovvero i Promessi Sposi in scena (teatro prosa) è lo spettacolo di Teatro Invito in programma nella Piazza del Castello di Vigolzone martedì 29 agosto, nell'ambito di Lultimaprovincia Festival.

L’ispirazione per questo Racconto dei Promessi Sposi proviene una sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, mai realizzata. In essa Renzo racconta ai propri figli in flash-back la famosa storia dove il percorso dei personaggi si dipana come in un gioco dell’oca, mentre la famiglia Tramaglino fa da coro al racconto. L’intuizione di Pasolini ha riscontro peraltro nel testo dei Promessi Sposi, dove si allude al fatto che Renzo stesso sia la fonte diretta dell’anonimo romanzatore seicentesco.

Cinque attori, in scena per tutto lo spettacolo, sono gli officiatori di un rito che tramanda la testimonianza delle vicende vissute dai due operai tessili lecchesi all’inizio del XVII secolo, vicende che attraverso il racconto arrivano a trascendere il tempo e lo spazio.

Ogni attore ha un proprio personaggio: Don Abbondio (Stefano Bresciani), Agnese (Giusi Vassena), Cristoforo (Nicola Bizzarri), Lucia (Federica Cottini), Renzo (Marco Meneghini), tuttavia la coralità del racconto fa sì che dal tessuto drammaturgico emergano anche le voci dei personaggi minori, ma soprattutto emerge la voce del popolo dolente, furente, impaurito. E' proprio quel popolo che deve superare, come flagelli biblici, le prove della carestia, della guerra e della peste e da cui esce prepotente quell’anelito di giustizia, che fonderà poi la scrittura della Colonna Infame.

Due sono le strade per affrontare tali prove: quella della rivendicazione sociale, sperimentata da Renzo, e quella della devozione, che porterà Lucia al miracolo; entrambe simboleggiate dal pane, cibo del corpo e dell’anima. Il percorso dei personaggi si dipana come in un gioco dell’oca. La festa di matrimonio, interrotta all’inizio, si potrà finalmente celebrare.

Lo spettacolo rispecchia i differenti registri che si evincono dal romanzo: da quello lirico delle descrizioni paesaggistiche (“Quel ramo del Lago di Como…”, “Addio monti…”), a quello epico delle azioni di massa (i tumulti di San Martino, la calata dei Lanzichenecchi); da quello comico dei dialoghi specialmente imperniati sulla figura di Don Abbondio, coloriti di teatralissimi “a parte”, a quello tragico, legato invece ai personaggi “scespiriani” dell’Innominato e della Monaca di Monza.

La riscrittura del testo e le soluzioni registiche vanno nel solco della riscoperta del teatro popolare, un teatro che cerca le proprie ragioni nell’immediatezza del rapporto con il pubblico, secondo principi mutuati dalla poetica brechtiana. La lingua usata è un pastiche di italiano e dialetto lombardo, in cui affiorano il latino della Chiesa e lo spagnolo dei dominatori. Il canto, eseguito coralmente dagli attori, accompagna lo svolgimento della vicenda e ne sottolinea la ritualità, pescando nel repertorio popolare lombardo.

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