Galleria Studio C, Roberto Bordin presenta "Urban Jungle"

Alla galleria d'arte contemporanea "Studio C" di via Campesio 39 si inaugura sabato 21 maggio, alle ore 18, la mostra personale di Roberto Bordin dal titolo "Urban jungle".

Nato a Mestre, ma residente a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, Bordin è un artista dal lungo e interessante curriculum, con mostre prestigiose tenute in tutta Italia ed è ben conosciuto anche qui a Piacenza dove ritorna per la terza volta dopo una pausa durata diversi anni. Personaggio a tutto tondo, Bordin sente e vive la pittura come elemento fondamentale dell'esistenza per cui tutto ciò che vede e sente diventa facilmente elemento di descrizione, momento creativo, poetico straniamento. Inoltre, ha dalla sua parte una grande capacità di sintesi, velocità d'esecuzione e poi, ancora, quella particolare sensibilità interpretativa che riesce a trasmettere poesia anche alle cose più umili e semplici.

Anche le sue tematiche sono svariate, ma l'artista veneto sente e vive in modo particolare il paesaggio urbano che sa descrivere con grande naturalezza cogliendo la frenesia dei nostri giorni, il caos metropolitano, la geometria delle moderne architetture, la vivacità delle insegne luminose, icone statiche ma onnipresenti dell'odierna realtà. In passato altri artisti si erano dedicati al paesaggio urbano: Mario Sironi ritraeva desolate e tristi periferie, Ottone Rosai deliziosi vicoli di città e paesi toscani. In queste opere, ormai consegnate alla storia, tutto era concentrato sulla solitudine e sul silenzio, quasi irreale, che dominava gli spazi: spazi vuoti e senza tempo che lasciavano intuire angosce e presagi di una società in profonda trasformazione.

Opposte, ma in un certo senso complementari, sono le visioni di Roberto Bordin che opera in un momento storico diverso, quando ormai le grandi evoluzioni tecnologiche si sono completate e le metropoli hanno cambiato aspetto diventando luogo di incontro, colorato palcoscenico di vita interculturale, centri importanti del potere politico ed economico. Il nostro artista, dunque, nei suoi paesaggi urbani non ricerca le problematiche esistenziali o il senso opprimente delle solitudini individuali che pur esistono e sono presenti, quanto piuttosto la dimensione realistica della città, i momenti della giornata, i riti, più o meno borghesi, di una vita scandita da orari, abitudini ed azioni che si ripetono con ossessiva continuità, in un rapporto alienante e di prolungata frustrazione.

E il senso della solitudine e del disagio esistenziale allora emerge fortissimo, ma non come dato fondamentale della sua ricerca, bensì come riflessione e risultato di una vita che, per i suoi ritmi e i suoi tempi, non lascia spazio a rapporti veri e disinteressati.

Anche il colore, vivo e squillante, viene usato magro e senza spessori e a volte lascia sulla tela lunghe e controllate colature che ben si adattano alle tematiche affrontate. Colore magro, che sovente non copre totalmente il disegno sottostante, anch'esso eseguito di prima intenzione e direttamente con il pennello, ma lascia intravedere, percepire, suggerisce momenti, attimi e situazioni creando atmosfere di grande fascino. Inoltre questo particolare modo di usare la materia cromatica, liquida e sfatta, ha il pregio, non indifferente, di dare vita e movimento a tutto il dipinto catturando l'osservatore per immergerlo, quasi di persona, dentro il caos urbano in modo da farlo sentire presenza viva e concreta delle sue rappresentazioni.

Nel complesso, dunque, un'espressione ricca di personalità, veloce e concisa, capace di rendere, in un sol colpo, la freschezza del bozzetto e la grandiosità dell'opera finita.

La rassegna, che sarà introdotta dal critico d'arte Luciano Carini, chiuderà il 2 giugno.

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