Prosa al Municipale, "Morte di un commesso viaggiatore"

Nell'ambito della Stagione di Prosa del Teatro Municipale di Piacenza, martedì 17 novembre e  mercoledì 18 novembre 2015 è in programma lo spettacolo MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE, di Arthur Miller - produzione del Teatro dell’Elfo - traduzione di Masolino d'Amico - regia Elio De Capitani - scene e costumi Carlo Sala - luci Michele Ceglia - suono Giuseppe Marzoli, con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Federico Vanni, Gabriele Calindri, Daniele Marmi, Vincenzo Zampa, Alice Redini, Vanessa Korn.

Un classico del Novecento che Elio De Capitani, regista e protagonista, affronta per proseguire una sua personale riflessione sulla vita d’oggi e sul tema dei rapporti tra giovani e adulti attraverso la drammaturgia americana di ogni epoca. Una storia personale che diventa collettiva e che parla del nostro presente, raccontando l'ultimo giorno di vita di Willy Loman, commesso viaggiatore pronto a tutto per vendere e per vendersi. Uno spettacolo da non perdere per più di un motivo.
Il capolavoro di Miller è proposto da De Capitani in una lettura intensa e appassionata: lo spettacolo gli è valso il Premio Hystrio 2014 all’interpretazione e il Premio Internazionale Ennio Flaiano 2014 per la regia). Il cast è di livello: affiancano il protagonista Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Federico Vanni, Gabriele Calindri, Daniele Marmi, Vincenzo Zampa, Alice Redini, Vanessa Korn. Di particolare interesse anche la scenografia di Carlo Sala, che ridisegna il palco con una parete obliqua, da cui emergono pochi elementi e arredi, per definire uno spazio (e un tempo) che è mentale e fisico, dentro e fuori, presente e passato.
«Costruito inizialmente sul ricordo di mio zio - spiegava Arthur Miller - il personaggio di Willy Loman, il protagonista di “Morte di un commesso viaggiatore”, s’impadronì velocemente della mia immaginazione e divenne qualcosa che non era mai esistito prima: un commesso viaggiatore con i piedi sui gradini della metropolitana e la testa nelle stelle». Un’immagine che racconta la grandezza di questo personaggio, figura tragica di uomo comune nel quale potrebbe ri-conoscersi chiunque, nell’America del dopoguerra come oggi. Un’universalità che ha portato questo testo, andato in scena per la prima volta nel febbraio del 1949 a New York per la regia di Elia Kazan, a ottenere il più clamoroso successo teatrale di quegli anni, negli Stati Uniti come in molti altri paesi.
Miller racconta gli ultimi due giorni di vita di un commesso viaggiatore, prima del suo suicidio, riuscendo a mettere in luce, oltre alla precarietà della sua condizione socio-economica - che oggi appare ancora di grande attualità - il dramma di un fallimento esistenziale. Brillante venditore dalla lingua sciolta, che ha fondato la sua vita sulla rincorsa del successo personale e professionale e sull’aspirazione alla “popolarità” per sé e per i propri figli, Loman si ritrova escluso dal “sogno americano”: a 63 anni non riesce più a piazzare la merce, non regge più la fatica dei lunghi viaggi attraverso l’America (che un tempo avevano per lui il sapore dell’avventura e della conquista). Soprattutto non riesce più a illudersi e illudere, vede sgretolarsi il castello di grandi sogni e piccole bugie che ha faticosamente costruito: «Ormai è ridicolo, fuori moda, ma è così», ammette la moglie Linda che da una vita lo sostiene. Nei figli Biff e Happy ha alimentato le stesse illusioni, proiettando su di loro aspettative e fallimenti, fino a minarne l’equilibrio e la felicità: «Ecco il prodigio, il prodigio di questo paese... che un ragazzo possa finire coperto di diamanti anche solo grazie alla sua popolarità, al suo sorriso!».
Ormai incapace di stare nella realtà, Willy non distingue più tra presente e passato, sogni e ricordi, tra quanto si agita nella sua testa (il titolo avrebbe dovuto essere proprio The inside of his head) e la vita vera. Per mettere in scena questo groviglio di emozioni, Arthur Miller sceglie una via totalmente innovativa: tutto quello che “accade” nella mente di Willy, viene messo concretamente in scena, senza distinzioni tra flash-back, ricordi o visioni future.
La regia e l’interpretazione di Elio De Capitani seguono questa strada, come anche la scena di Carlo Sala.

Al termine della rappresentazione di martedì 17 novembre l’Associazione Nazionale Critici di Teatro consegnerà a Elio De Capitani il Premio della Critica.

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