Palazzo Ghizzoni Nasalli, "Tra le braccia di Fritz- La mia bella estate col cancro"

"Tra le braccia di Fritz- La mia bella estate col cancro", di Antonella Lenti

La presentazione, organizzata dalla Libreria FAHRENHEIT si tiene alla Serra di Palazzo Nasalli Ghizzoni in via Roma (angolo vicolo Serafini) sabato 16 marzo 2019 Ore 17

Coordina l’incontro Eleonora Bagarotti Giornalista di Libertà

Interviene il professor Luigi Cavanna primario di Oncologia dell’ospedale di Piacenza e la dottoressa Michela Monfredo psicologa dello stesso reparto. Durante il pomeriggio sarà proiettato il corto realizzato dalle dottoresse del dipartimento di Oncologia Camilla Di Nunzio e Chiara Citterio “Scacco Matto” premiato al concorso nazionale promosso da Aiom

“Come chi percorre la stessa strada, le donne accomunate da una malattia come il cancro si riconoscono e sanno quali sono stati e quali sono i tormenti, le paure che si incontrano di volta in volta. Conoscono le speranze segrete, sanno leggere negli occhi il timore, a volte il terrore, che un imminente controllo potrebbe far rientrare nella loro vita. Conoscono e sanno riconoscere però anche una grande voglia di esistere, di essere felici di ricercare appagamento nelle cose che si fanno, grandi o piccole non importa, purché siano vissute fino in fondo e con appagamento”.  

E’ un brano tratto dal libro “Tra le braccia di Fritz – La mia bella estate col cancro” in cui Antonella Lenti racconta la sua esperienza con la malattia vissuta nel 2011. E’ il diario puntuale che descrive stati d’animo, ansie, cure, relazioni sociali la scoperta di una nuova se stessa.

“Al cancro ho dato un nome – scrive l’autrice nel retro di copertina – ironizzando sul fatto che per tanto tempo, mio malgrado, ho dovuto fare coppia fissa con lui che è stato per molto tempo presente nella mia vita. Ho deciso di chiamarlo così per tenere un tono scherzoso e delinearne al contempo un contorno di mistero e anche di sospetto. Una definizione umana per quella cosa, il cancro al seno che ha incanalato la mia vita dove voleva. Ora quel Fritz, il cancro, è uscito di scena e mi ha cambiata profondamente. Ora il racconto, il diario con Fritz chiude il sipario che si era aperto nel 2011 quando si era accasato nel mio corpo armato di tutto punto”. Parlare della propria malattia, socializzarla, metterla in circolo  fa bene a se stessi e fa del bene. E’ da questa convinzione che è nato questo racconto in prima persona in cui non ho trascurato – prosegue - neppure gli aspetti più personali e intimi. Una specie di autoanalisi pubblica che, insieme alle tante persone che mi sono state vicine, è stata il fondamento per la mia rinascita per la ricostruzione di me e per aiutarmi a sottrarmi alla violenta furia della malattia che mi ha tenuto sul chi va là per sei anni. Alla fine di questo lungo percorso il racconto della storia con Fritz ha un sapore liberatorio che mi auguro possa servire alle persone che leggeranno questa storia.

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