Giornata della Memoria alla Galleria Alberoni: un pomeriggio culturale tra storia, musica, arte e libri

Domenica 27 gennaio alla Galleria Alberoni visita guidata speciale e concerto "Il Divino Labirinto", concepito da Patrizia Bernelich per celebrare la nascita di Amadeus Mozart, la morte di Giuseppe Verdi e la Giornata della Memoria

Il 27 gennaio è un giorno speciale perché concentra in sé numerose e importanti ricorrenze. In quel giorno, nel 1756 nacque Wolfang Amadeus Mozart, nella stessa giornata, nel 1901, morì Giuseppe Verdi; ogni anno il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto.

Proprio domenica prossima 27 gennaio 2019 alla Galleria Alberoni andrà in scena un pomeriggio culturale tra arte, storia, musica, poesia e libri, che vuole ricordare, in un unico evento, queste tre ricorrenze.

Il pomeriggio è costituito da due momenti: una visita guidata che, oltre il percorso ordinario, prevede una sezione speciale dedicata alla Giornata della Memoria (ingresso ridotto €. 4,50) e un concerto, ideato dal Maestro Patrizia Bernelich, che attraverserà in musica e poesia tutti e tre gli anniversari (ingresso gratuito).

L’iniziativa è promossa da: Opera Pia Alberoni, Coro Consonanze di Piacenza, Aerco Associazione Emiliano Romagnola Cori e Cineclub Piacenza.

Domenica 27 gennaio 2019
Una visita guidata nella Giornata della Memoria
Galleria Alberoni, ore 16 - Ingresso ridotto


La visita guidata, a ingresso ridotto (€. 4,50) e con inizio alle ore 16, oltre al consueto percorso ordinario, propone una sezione speciale che permetterà di conoscere da vicino alcuni dipinti di grande formato che presentano le narrazioni di episodi dell’Antico Testamento e presenterà alcuni volumi della Casa editrice Formiggini, appartenenti al Fondo librario dell’Architetto Giulio Ulisse Arata, tramite i quali verrà rievocata la storia di questa famiglia ebraica e la vicenda umana e professionale di Angelo Fortunato, ultimo esponente della famiglia, morto suicida a causa delle leggi razziali. Verranno inoltre ricordate le figure di un professore e di un alunno del Collegio Alberoni che si distinsero nel sostegno agli ebrei durante il secondo conflitto mondiale: Mons. Pietro Bonatti, recentemente scomparso e Padre Giuseppe Morosini.

Domenica 27 gennaio 2019
Galleria Alberoni, ore 17.30
Il Divino Labirinto, concerto - Ingresso gratuito

Alle ore 17.30 nella Sala degli Arazzi si terrà il secondo importante appuntamento del pomeriggio con il concerto, intitolato Il Divino Labirinto, concepito da Patrizia Bernelich proprio per celebrare la nascita di Amadeus Mozart, la morte di Giuseppe Verdi e la Giornata della Memoria.

Il programma del concerto prevede musiche di Giulio Caccini, Claudio Monteverdi, Wolfang Amadeus Mozart, Giuseppe Verdi, Maurice Ravel.

Soprani: Stefania Ferrari, Ilenia Passerini, Kim Wonjung.
Coro Consonanze di Piacenza - Direttore Patrizia Bernelich
La musica sarà intervallata da letture di poesie di Annalisa Ballarini

Il concerto di domenica prossima 27 gennaio fa parte della rassegna, promossa dall’Associazione artistica Coro Consonanze, intitolata “I concerti nei luoghi d’arte”, e della rassegna costituisce il 4° evento.

Patrizia Bernelich presenta l’evento musicale con queste parole:
Il concerto che sarà proposto il 27 gennaio vuole omaggiare, offrendo spunti di riflessione, il passaggio sulla terra di due eccelsi musicisti: il 27 gennaio 1756 nasce infatti a Salisburgo Wolfang Amadeus Mozart e il 27 gennaio 1901 muore a Milano Giuseppe Verdi.

Si vuole anche ricordare, portando nel silenzio del cuore, la Giornata della Memoria, il cui significato doloroso trascende l’umana comprensione: il Divino Labirinto unisce Gioia e Dolore, con il sorriso dell’Arte, attraverso Musica e Parola, fattesi Luce di speranza.

Il programma è ben articolato nel cadenzare aspetti musicali lontani come periodo storico, ma vicini nella sostanza espressiva: emerge quindi l’evoluzione stilistica di un contenuto, che si avvale dei linguaggi formali del periodo a cui appartiene per liberare i percorsi del cuore perenni nel tempo.

DENTRO LA VISITA GUIDATA

La Giornata della Memoria attraverso la collezione artistica e libraria alberoniana

La Giornata della Memoria sarà richiamata anche durante la consueta visita domenicale con alcune brevi digressioni riguardanti i dipinti a soggetto biblico esposti nei corridoi del Collegio e alcuni volumi dell’editore Angelo Fortunato Formiggini, morto suicida nel 1938 a seguito delle leggi razziali.

La Galleria Alberoni possiede alcuni dipinti di grande formato, di soggetto biblico, che facevano parte della collezione piacentina del cardinale e da lui espressamente destinati al Collegio. La vendita della primogenitura e Giuseppe insidiato dalla moglie di Putifarre, sono attribuiti alla mano di un ignoto pittore lombardo del XVII secolo, operante nell’ambiente di Daniele Crespi. Più interessante è l’enorme tela con Il sacrificio di Isacco, opera di qualità caratterizzata da un dinamismo enfatico e da un uso sapiente delle luci che la avvicinano all’ambiente di Francesco Cairo (Milano 1607 – 1665).

La ricorrenza della Giornata della memoria sarà richiamata attraverso la presentazione di alcuni volumi appartenenti alle collane della casa editrice Formiggini; i Profili, i Classici del Ridere, la Biblioteca di varia coltura, pervenute al Collegio nel 1962 grazie alla donazione dell’architetto Giulio Ulisse Arata.

La vicenda della casa editrice Formiggini coincide quasi esclusivamente con quella del suo fondatore, Angelo Fortunato Formiggini, ultimo esponente di una facoltosa famiglia ebraica modenese, figura singolare nel panorama culturale italiano della prima metà del Novecento. Dotato di grande entusiasmo, di una naturale propensione ed empatia verso tutti gli esseri umani, si prefisse di diffondere la cultura con un prodotto che unisse alla qualità un aspetto accattivante e curato.

Le edizioni di Formiggini si distinguono infatti anche per la curata veste grafica, che le rende ancora oggi riconoscibili ed ambite. Poichè tra i caratteri di un perfetto prodotto librario, il modenese indicava un sistema iconografico appositamente creato – originale – per i Profili scelse un artista che, nella cultura provinciale della città padana, mostrava un’indole affine alla propria: innovativa, controcorrente, fervida di intuizioni: Alberto Artioli. Il pittore, dalla breve esistenza e padre del più noto Alfonso, contribuì non poco al successo della collana, siglando creazioni destinate non solo alle copertine, ma anche agli interni, come testatine e capilettera di gusto Art Nouveau. Sue anche le elaborazioni della celebre marca tipografica, sempre col motto Amor et labor vitast. Tutti i volumi usciti dal 1909 alla metà degli anni Trenta, ma anche le successive ristampe persino dopo il passaggio della pubblicazione all’editore Bietti, recano in copertina e al frontespizio la cornice disegnata da Artioli, risultato di una felice armonizzazione tra dettagli desunti dall’arte antica e un tratto dominato dal dinamismo di linee curve proprio del più attuale Liberty.

L’esperimento dei Profili gettò le basi per quella che sarebbe divenuta l’impresa editoriale per eccellenza del modenese: i Classici del ridere. L’importanza della comicità per Formiggini meriterebbe un’ampia trattazione, qui basti ricordare la sua definizione del riso come “il più specifico elemento diagnostico del carattere degli individui”.  Stampata con estrema cura anche nella veste formale dei volumi (la copertina fu illustrata da A. De Carolis). Il F. vi raccolse le opere dei classici di ogni cultura che avessero una qualche attinenza col ridere. Questa collana, fin dalla progettazione nel 1912, fu da lui considerata "la più vasta e la più caratteristica manifestazione della sua attività editoriale". Di grande evidenza anche i nomi degli artisti chiamati a realizzare le illustrazioni.

Convinto della necessità di diffondere e incoraggiare la lettura fondò anche alcune riviste e l’Istituto per la Propaganda della Cultura Italiana, divenuto nel 1921 Fondazione Leonardo, che mirava in particolare alla diffusione della civiltà italiana attraverso pubblicazioni librarie, puntualmente recensite su « L’Italia Che Scrive» , organo istituzionale culturale oltre che prima e più notevole rivista bibliografica dell’epoca.

La Fondazione Leonardo, assorbì oltre a buona parte del suo patrimonio pure la gran parte del suo tempo, speso in iniziative anche editoriali ad esso connesse, come, ad esempio, il progetto di una "Grande enciclopedia italica" del 1922 (la futura enciclopedia Treccani).  La Fondazione Leonardo, divenne ben presto appetibile per il regime: nel 1923 Giovanni Gentile, infatti, riuscì ad estromettere Formiggini ed ad acquisire l’istituzione. La vicenda, dolorosissima per Formiggini, portò alla definitiva rottura con l’ideologia fascista, già avviata sul crinale della dittatura culturale.

Le leggi razziali costrinsero Formiggini ad un ripiegamento su se stesso, imponendo alla casa editrice un nome ed un direttore di razza ariana. La situazione economica non florida, l’estromissione dall’azienda che di fatto era la sua creatura, l’improvvisa perdita dello status di cittadino per vedersi relegato nella categoria (quasi nuova per un uomo cresciuto nella cultura positivista) di “ebreo” categoria che per Formiggini poco significava se non da un punto di vista storico-famigliare, ma soprattutto la privazione dei diritti, dell’identità, ed anche del patrimonio superstite, fecero precipitare la situazione portando l’editore a meditare il suicidio e a realizzare il piano nella maniera più plateale. Il 29 novembre 1938 salì sulla torre del duomo di Modena, la Ghirlandina, e si gettò nel vuoto precipitando su un breve spazio di selciato che lui stesso, in una delle ultime lettere, aveva ironicamente chiesto di chiamare, in suo ricordo, al tvajol ed Furmajin, il tovagliolo di Formaggino, in dialetto modenese: una lapide così intitolata oggi lo ricorda.

Il regime impose il silenzio stampa ed i funerali in forma strettamente privata di primo mattino.

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