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Accensione del riscaldamento, ecco da quando si può

A Piacenza gli impianti termici possono essere utilizzati per 14 ore consecutive con almeno una pausa di un'ora nel periodo che va dal 15 ottobre al 15 aprile

Con l'imminente arrivo mesi più freddi, tornano anche i problemi relativi all'accensione del riscaldamento negli immobili in cui gli impianti sono centralizzati. Al di là delle singole deroghe regionali, decise in corso d'opera in base all'andamento della stagione fredda, una legge nazionale ha diviso l'Italia in fasce climatiche: ognuna prevede una diversa data di accensione e spegnimento del riscaldamento. 

Le fasce climatiche

La legge (n. 10/1991 e del DPR n. 412/1993 e successive modifiche) ha diviso l'Italia in zone climatiche, fissando il monte ore giornaliero e i mesi dell'anno in cui i riscaldamenti possono restare accesi. Il criterio di ripartizione è la temperatura media registrata durante l'anno. Si utilizza l'unità di misura di "grado giorno": si fa la somma (estesa a tutti i giorni) delle sole differenze positive tra la temperatura convenzionale e quella media esterna giornaliera, prendendo come parametro un periodo annuale convenzionale di riscaldamento. Per ciascuna zona viene poi fissata una durata massima di accensione. La calendarizzazione dell'accensione e dello spegnimento dei riscaldamenti può comunque essere modificata in caso di eventi climatici straordinari. In questo caso, spetta al sindaco del comune di competenza fissare nuove scadenze in base alle esigenze specifiche della località.

Piacenza si trova nella "Zona E". Gli impianti termici possono essere utilizzati per 14 ore consecutive con almeno una pausa di un'ora nel periodo che va dal 15 ottobre al 15 aprile; al di fuori di detto periodo, nel caso di particolari condizioni, è possibile accendere gli impianti di riscaldamento per un massimo di 7 ore giornaliere senza comunque superare i 20 gradi all'interno dell'abitazione. 
Sono esclusi: 
- sedi di rappresentanze diplomatiche e di organizzazioni internazionali 
- ospedali, cliniche, case di cura e assimilati 
- scuole materne e asili nido 
- alberghi, pensioni e attività assimilabili 
- piscine, saune e attività assimilabili 
- edifici adibiti ad attività industriali ed artigianali nei casi di esigenze tecnologiche o di produzione

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