I farmacisti: professionisti che servono il territorio con impegno e dedizione

Farmacisti e clienti, in questi mesi, nonostante distanze e barriere forzate, hanno rafforzato un rapporto spesso dato per scontato

Non si può certo dire che i mesi appena passati siano stati facili per i farmacisti. Lavorando in prima linea con la paura di poter contrarre la malattia e contagiare i propri cari, quando, nei primissimi tempi, nessuna direttiva ufficiale arrivava dai piani alti se non quella di “mantenere la distanza del banco tra il farmacista e il cliente e pulire bene il bancone”.

Hanno seguito insieme a tutti noi l'aggravarsi del contagio, che ha colpito clienti e anche colleghi. Hanno nascosto dietro ad un sorriso (e ad una mascherina) la stanchezza di dover gestire le code davanti alle farmacie, quelle della corsa all'amuchina e della caccia alle introvabili mascherine.

Hanno proseguito con la loro missione anche quando li si accusava di lucrare e hanno alzato la voce quando le dogane hanno bloccato l'afflusso di mascherine, pagate in anticipo, o quando le hanno sì ricevute, ma fallate o non certificate.

È stato difficile, è vero. Ma le farmacie non si sono mai fermate! La professionalità dei farmacisti imponeva di restare al lavoro, in quanto le farmacie sono gli unici presidi sanitari aperti 7 giorni su 7 disponibili sul territorio. Si sono attivate per tutelare staff e clienti con tutti i mezzi, innalzando barriere fisiche e attivando servizi a distanza per consegnare farmaci a domicilio persino nelle pause o a fine turno, e per continuare a dare al territorio risposte alle tante incertezze e paure che tutt'ora destano preoccupazione.

Hanno vissuto un paradosso: da un lato, uno scarso riconoscimento iniziale da parte delle istituzioni, rispetto al ruolo fondamentale giocato in prima linea in un momento in cui ospedali, medici di base e asl non potevano essere a disposizione del cittadino, dall'altro il riconoscimento vero, e forse ancor più apprezzato, da parte del territorio e dei clienti di sempre, che hanno ritrovato nel farmacista sotto casa un punto di riferimento in grado di dare consigli e tranquillizzarli.

È lo stesso paradosso che ha visto nascere, nonostante distanze e barriere, un rafforzamento del rapporto tra farmacista e cliente. Lo dimostra Cecilia Pugliese, titolare della farmacia di San Polo (PC), quando ci spiega che “I clienti sono stati la nostra forza, ci hanno permesso di affrontare la paura della malattia, che noi stesse avevamo contratto, con messaggi di solidarietà.” La farmacia di San Polo ora è tornata al lavoro, attrezzata con tutti presidi di sicurezza e ritrovando clienti sempre rispettosi delle norme imposte.

E conosce bene la vicinanza emotiva ai clienti anche Gabriele Ziliani, titolare dell'unica farmacia di Roveleto di Cadeo (PC), quando ci racconta del post-lock down e del momento in cui ha reincontrato di persona i propri clienti. Oggi, spiega Ziliani, “il rapporto con queste persone è più forte e profondo. Mi sono commosso nel rivedere i volti guariti di coloro che avevo solo potuto sentire e supportare per mesi al telefono o via email, o nel ricevere, nonostante tutto, un ringraziamento anche dai parenti di chi non ce l'aveva fatta.

E allora, i farmacisti del piacentino desiderano ringraziare tutti coloro che hanno riconosciuto l'impegno e l'importanza di una figura tanto fondamentale per il territorio. Ringraziare non solo i cittadini per la solidarietà e la fiducia dimostrata, ma anche, Federfarma l'associazione di categoria che ha costantemente mantenuto un efficace ruolo di coordinamento tra farmacisti, facendoli sentire supportati, meno soli e più protetti, che ha permesso di uniformare modus operandi e servizi per il cittadino, e che ha stimolato asl e Regione a dare sempre indicazioni precise su come agire nelle varie fasi.

Abbiamo chiesto a Cecilia  Pugliese e a Gabriele Ziliani cosa si aspettano dal futuro. La dottoressa, pur segnalando negli ultimi tempi un preoccupante risvolto anche psicologico della malattia, in quanto “chi ha contratto il covid o ha avuto parenti malati, può ora manifestare problematiche ansiose di diversa entità”, conferma però anche l'importanza di “ricominciare a vivere, ma facendolo nella maniera corretta. Dovremo abituarci a essere un pò più flessibili rispetto alle restrizioni, che potranno variare nel tempo”.

Il dottor Ziliani, invece, considera questi mesi addirittura, e nonostante tutto, come “un'esperienza unana e professionale durissima ma molto intensa, dove abbiamo dato il 100% senza risparmiarci”, e punta l'attenzione per il futuro su alcuni servizi, già esistenti nelle farmacie, ma sospesi durante il lockdown in quanto prevedono vicinanza al paziente. “Si tratta della possibilità di fare alcuni esami direttamente in farmacia, quali ECG, holter cardiaco e holter pressorio o autoanalisi del sangue, oggi ripresi a pieno regime e molto apprezzati dai clienti, a maggior ragione ora che le strutture pubbliche non hanno ancora riaperto le prenotazioni per visite o esami”.

Il messaggio comune è che un graduale ritorno alla normalità sia auspicabile, ma solo se, a livello istituzionale si punterà a sensibilizzare ancora la popolazione, così che tutti saranno in grado di rispettare certe regole e di affrontare al meglio un'eventuale nuova fase critica.

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