I parlamentari a Confindustria: il confronto su pagamenti, Cispadana e terzo ponte sul Po

I deputati De Micheli (Pd), Foti (Fd'I) e Murelli (Lega) e il senatore Pisani (Lega) a confronto con gli industriali

Pisani, Murelli, Rota, De Micheli e Foti

I quattro parlamentari piacentini eletti lo scorso 4 marzo si sono confrontati con gli associati di Confindustria. Così i deputati Paola De Micheli (Pd), Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) ed Elena Murelli (Lega) e il senatore Pietro Pisani (Lega), moderati dal presidente Alberto Rota, hanno risposto alle richieste degli industriali. «Speriamo che a breve si faccia un Governo – ha commentato Rota -, attualmente è ancora in carica quello precedente e ci sentiamo tutelati per la presenza di un piacentino al suo interno (De Micheli è sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nda)». «Per ogni punto di Pil – ha fatto notare Claudio Bassanetti - conquistato dall’Italia, aumenta il trasporto su gomma del 2%. Su questo fronte il nostro territorio è saturo, la battaglia è inserire l'autostrada regionale Cispadana nel Prit. Occorre sviluppare una strategia, perché è da tempo che non ci dotiamo di nuove infrastrutture». Altro tema caro è la certezza dei pagamenti come avviene nel resto d’Europa. Il vicepresidente Maurizio Croci ha tirato in ballo il tema del nuovo ospedale e il rifinanziamento dell’housing sociale, «ma senza fare dei ghetti».

Il primo a rispondere è stato Tommaso Foti, tornato alla Camera dopo una pausa di cinque anni. «Sulla Cispadana – ha dichiarato Foti - purtroppo la scelta è regionale e la strada non coinvolge il territorio piacentino. Arriva ai nostri confini, a 5 chilometri da Villanova, ma pare impossibile farla passare per Castelvetro. Sarebbe un asse importante, l’assessore regionale Donini è disponibile a parlare ma non accoglie la nostra richiesta. Piacenza è un centro di traffico, la città sta scoppiando di traffico pesante e qualche nuovo asse in più sarebbe importante. Sta scoppiando anche il traffico ai confini con Pavia per la chiusura del ponte. La soluzione al carico di traffico era il terzo ponte sul Po: duecento milioni di finanziamenti per il nostro territorio spariti dal bilancio di Centropadane. Oggi si dovrebbe rilanciare il tema del terzo ponte sul Po che è stata espunto dal dibattito locale». Sui pagamenti Foti dice di avere una «posizione rigida». «Meglio avere un pagamento a 120 giorni e poi procedere con la possibilità di poter agire direttamente in maniera esecutiva, che pretenderli entro 60 giorni e iniziare con diffide, messe in mora e procedure varie che non si sa come vanno a finire». «Le quote di housing sociale - ha puntualizzato - non sono state utilizzate dalla politica locale. Mi pare che comunque sia prevista nell’area dell’ex manifattura Tabacchi».

«Sulla Cispadana – ha proseguito Paola De Micheli del Pd - la partita con la Regione non è chiusa, è ancora sul tavolo. Bisogna fare una riflessione più generale sui trasporti del Nord Italia. Per finanziare tutte le opere importanti dovremmo rimettere in discussione le priorità, non ci sono le premesse per grossi investimenti. Quello che abbiamo programmato dieci anni fa è stato rivisto per colpa della crisi. Sui ponti intanto sono state messe tante risorse ed è già molto, vista la situazione, anche se in pochi lo riconoscono». «Sui pagamenti nel campo dell’edilizia – ha continuato - gli altri Paesi puntano tutto sulle fidejussioni. Sono uno strumento utile che noi non possiamo permetterci. Il sistema dei pagamenti deve essere rivisto ma alla luce delle esperienze che ci siamo fatti: bisogna spingere sempre verso la qualità delle imprese migliori». «Non credo che i progetti di rigenerazione urbana siano un motore importante per tutto il Paese, coinvolgono soprattutto poche grandi realtà urbane. E sull’housing sociale teniamo in conto che in diversi territori abbiamo tante abitazioni invendute e non affittate. Il rischio del “ghetto” è reale. Soprattutto in provincia, nelle piccoli e medie realtà, c’è tanto invenduto e invendibile».De Micheli ricopre l’incarico di commissario alla ricostruzione del Centro Italia e ha visto da vicino virtù e problematiche relative alla gigantesca burocrazia italiana. «La riforma della burocrazia – ha riflettuto - è la madre di tutte le riforme, la “mission impossible” di tutti i governi. Su tutti gli altri fronti ho visto da vicino la possibilità di effettuare cambiamenti, noi tanti “totem” li abbiamo smossi, ma il crinale della burocrazia è impossibile da toccare. Apriresti il varco a tutto ciò che ti rende meno competitivo. È un unicum il modo di approcciarsi alla macchina pubblica».

I NEO ELETTI DEL CARROCCIO «A DISPOSIZIONE»

Sollecitati da Mariangela Spezia (packaging e delegata nazionale di Confindustria) e da Marco Livelli (Jobs), i neo parlamentare della lega hanno discusso di internazionalizzazione. «La sensazione – ha detto Livelli – è che l’eccellenza italiana venga riconosciuta all’estero ma non viene accompagnata da un livello della politica all’altezza. Manca una politica industriale seria». «Vorrei conoscere tutte le imprese del territorio – ha esordito la deputata Elena Murelli -. Siamo conosciuti nel mondo come il Paese che “fa bene le cose”. Ma non sappiamo fare squadra e lo Stato non ci supporta: è così anche nell’università e nella ricerca. In questi anni è mancata una politica industriale, le imprese hanno chiuso o delocalizzato: manca lo Stato». Murelli ha spinto sul Made in Italy. «Ci sono capi firmati che vengono realizzati quasi interamente all’estero e in Italia magari mettono solo un bottone e il prodotto risulta italiano». «Sono in mezzo a degli eroi – si è limitato a dire il senatore Pietro Pisani - perché fanno imprenditoria. In Italia è difficile fare gli imprenditori, non ci sono uffici brevetti e Camere di commercio che ci sopportano. È più facile fare affari con la finanza che non creare lavoro. La meccanica a Piacenza e in Italia era il top, ora siamo gli ultimi. Non siamo supportati dalla politica nell’attività imprenditoriale. Per cambiare le cose bisogna partire dal basso. Le banche smettano di fare finanza e aiutino chi vuole far lavorare. Noi intanto proponiamo la flat tax. Lo Stato non deve opprimere ma collaborare, anche nei controlli alle imprese. Lo Stato si deve mettere a disposizione ed essere un umile servo dell’economia. Ad esempio la Guardia di Finanza potrebbe intervenire prima di sanzionare, consigliando e suggerendo l'imprenditore. Lo Stato dovrebbe essere più amico degli imprenditori».

LOGISTICA, DE MICHELI: «IKEA ESEMPIO DA SEGUIRE». FOTI: «INVESTIRE NON SIGNIFICA SPECULARE»

Cristina Dodici, presidente della piccola industria, ha chiesto delucidazioni a Foti sulla logistica. «Il modo peggiore per affossare tutte le iniziative del polo – ha detto l’onorevole-  è parlarne sui giornali. Se io dico cosa mi piacerebbe fosse fatto nella logistica, domani trovereste 70 articoli sui giornali che evidenziano tutti i problemi della logistica piacentina. È sbagliato fare annunci sui possibili interessamenti per eventuali insediamenti logistici in città. L’area della Granella, intanto, è libera: ci sono 400mila metri quadrati a disposizione. Troppo spesso una politica di investimenti viene vista come una politica speculativa. Non si può rincorrere chi si lamenta perché vive vicino a quest’aree: se costa poco venire a stare in queste zone piene di traffico non si può pretendere di vivere bene come chi paga 3mila euro al metro quadro». «L’esempio per la logistica piacentina – ha aggiunto De Micheli - è il rapporto avuto con Ikea dopo i problemi che si sono riscontrati. Il tavolo con loro ha creato un percorso virtuoso, andrebbe replicato con tutti i committenti. Senza il dialogo virtuoso non sale il livello della logistica». Infine, il presidente Rota ha lanciato un appello storico a cui Confindustria Piacenza tiene in modo particolare. «Chiedo agli eletti di continuare ad insistere imperterriti sul collegamento con Milano, che è un bacino di clienti da conquistare. Abbiamo tutto quello che occorre per conquistarli».

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