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A Palazzo Gotico l'omaggio a tutte le donne elette in 70 anni di consiglio

Il 18 aprile 1946 la prima seduta del consiglio comunale. Tra i 40 eletti, anche le prime donne: Medina Barbattini del Pci e Rita Cervini della Dc

Il 18 aprile 1946 si tenne il primo consiglio comunale del comune di Piacenza del dopoguerra: l’occasione fu storica. Per la prima volta anche le donne entrarono a far parte dell’assise. A distanza di 70 anni il consiglio comunale attuale – su idea di Lucia Rocchi, subito avvallata dal presidente Christian Fiazza – si è tenuta seduta speciale a Palazzo Gotico, per celebrare il ricordo. All'incontro erano presenti tutte le elette dal dopoguerra a oggi, che hanno ricevuto un pensiero da parte del Comune di Piacenza.

«Sesso gentile ma forte – ha detto il sindaco Paolo Dosi - che ha lottato al fianco degli uomini per la Liberazione della Patria. Hanno lottato contro i pregiudizi che le hanno escluse per tanto tempo dalla vita del Paese. C’è un valore simbolico e storico di questa seduta che celebra il ruolo delle donne nell’assise cittadina. Un dibattito che ha visto le donne protagoniste per il bene comune. Nel ’46 si riunirono i 40 consiglieri eletti a suffragio universale: tra di loro la 23enne Medina Barbattini, operaia e candidata del Pci, genuina espressione dello spirito antifascista. Non la piegarono né la tortura né i campi di concentramento. Nonostante le atroci sofferenze subite, non tradì i compagni partigiani. C’era anche Rita Cervini, 44 anni insegnante, organizzatrice instancabile, di grande fede. C’è un’evidenza di rettitudine morale in questi esempi».

Al consiglio comunale speciale c’era anche Nanda Montanari, decana ed ex parlamentare. «Sono molto emozionata: è importante rievocare la storia del nostro Paese. Queste due donne hanno fatto politica in momenti di tensione: Barbattini e Cervini sono state un punto di riferimento. I tempi sono cambiati, oggi le istituzioni devono far tesoro delle esperienze di quei anni. I comuni nel corso degli anni hanno aperto al nostro contributo e secondo la mia esperienza abbiamo portato un contributo fattivo. Eventi come questo hanno ancora un senso: ci vogliono momenti per testimoniare questo contributo. Abbiamo saputo costruire la partecipazione delle donne alla vita politica».

Gianna Arvedi, assessore decana (dall’80 all’85) ha sottolineato che il bisogno di un’emancipazione femminile fu pronunciato per la prima volta nel 1875 dall’italiano Salvatore Morelli, che propose il voto delle donne, prima ancora di Stuart Mill.

«Per la prima volta – ha ricordato la novità di 70 anni fa Giovanna Calciati, prima vicepresidente del consiglio comunale - le donne non hanno solo ascoltato, ma potuto prendere parte alle Elezioni Comunali. Le donne non potevano accedere anche ai ruoli della pubblica amministrazione, come magistratura e diplomazia, erano sotto la dittatura di qualcuno, padre o marito, che non avevano uguaglianza nella coppia. Le donne che votarono furono il 90% delle aventi diritto, mi vengono i brividi pensando alle affluenze di questi tempi. Tanti passi in avanti fatti in questi 70 anni, tra gli ultimi la possibilità di entrare nell’esercito. La rivoluzione delle donne non è stata ancora conclusa, ci sono ancora ostacoli non rimossi del tutto. Le giovani donne del Mezzogiorno hanno il 50% di disoccupazione. Nei consigli comunali sono ancora troppo poche, a Piacenza sono il 30%, ma manca ancora molto per arrivare alla parità. Solo il 10% degli uomini partecipa ai lavori di casa e fino a pochi anni fa c’erano le dimissioni in bianco in caso di gravidanza».

«Si cerca di incentivare la presenza di donne – ha rilevato Erika Opizzi, la più giovane dell’attuale consiglio - con le “quote rose”, cosa che non condivido. Anche il voler storpiare la lingua italiana per chiamare “ministra” una donna non aggiunge nulla. Le donne in politica sono cresciute, si sono messe in gioco, si sono schierate. I partiti ora per cambiare dicono di voler scommettere su giovani e donne. Non dobbiamo chiuderci in organismi come la commissione delle elette, dobbiamo rendere tutti partecipi delle nostre proposte. L’ultima cosa ad esempio è stato il regolamento contro le pubblicità offensive nei confronti dei corpi femminili».

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DISCORSO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, CHRISTIAN FIAZZA

"Oggi, 18 aprile 1946 si apre la prima seduta Consigliare di un libero Comune, del nostro Comune di Piacenza" così il Sindaco Giuseppe Visconti, il primo Sindaco dell'era Repubblicana del Comune di Piacenza, apri quella seduta avvenuta esattamente 70 anni fa. In quel suo breve discorso Visconti ringraziò "gli uomini che avevano portato tanta serietà ed obiettività e tanta attività nella Pubblica Amministrazione" individuando nell'unita' "il segreto di una pronta risposta e sicura  rinascita civica". Non una parola, non una parola Visconti spese a favore della grande rivoluzione elettorale avvenuta nelle urne di quel 31 marzo, vale a dire l'estensione del diritto di voto attivo e passivo alle donne e la conseguente elezione nel Consiglio Comunale di Piacenza, dopo la presenza voluta nel Governo della città del Comitato di Liberazione di Giuseppina Buttafuoco, di due donne, Medora detta Medina Barbattini e Rita Cervini.

Quando lessi quelle parole questo mi sorprese spingendomi a domandarmi, perché?...perché dinnanzi a quello storico evento la personalità più illustre del Comune di Piacenza, quella che aveva guidato l'Amministrazione rinata dalle ceneri del secondo conflitto mondiale e che vivrà il passaggio dall'epoca monarchica all'era Repubblica scelse di non dire nulla, scelse di non evidenziare la presenza di Medina e Rita in Aula...perché?

Forse per indifferenza?, forse per disinteresse? o forse perché non condivideva quella apertura democratica?... non sapevo come interpretare questa che ai miei occhi era una grave mancanza, ma poi la risposta me la ha fornita un Amico, uno di quelli con la A maiuscola. L'errore che ho commesso sta nel leggere quelle parole con il vocabolario di oggi nel quale si sta facendo strada l'idea che le donne debbano essere rappresentate in politica senza se e senza ma, quasi che debbano essere aiutate, tutelate, protette, come se fossero una specie rara: come se fossero “diverse”. Questo distorce la realtà. Visconti nulla disse "Perché in quel momento non era necessario nulla dire.

Perché quegli uomini e quelle donne avevano insieme fatto la Resistenza, insieme avevano affrontato la Guerra, le tragedie, la fame, la paura che ne derivava, ed insieme avevano apprezzato l'un l'altra il coraggio e la coerenza delle persone, non fermandosi al sesso (al genere diremmo oggi), ma andando alla polpa (al merito diremmo oggi). Tra di loro non vedevano differenze e appariva naturale, come dovrebbe essere ancora più oggi, settanta anni dopo quel momento, sedere accanto nell’aula dei Piacentini. Oggi, 18 aprile 2016 si apre la seduta Consigliare di un libero Comune, del nostro Comune di Piacenza, dove comincia il Po...si perché "Il Po comincia a Piacenza, il fatto che da Piacenza in su sia sempre lì stessi fiume non significa nulla. Anche la Via Emilia va da Milano a Rimini, ma la Via Emilia e' quella che va da Piacenza a Rimini. Il Po comincia a Piacenza ed a Piacenza comincia pure...il Mondo Piccolo delle mie storie"... così scrive Giovanni Guareschi chi nelle prime righe del suo Don Camillo....

Terra vera la bassa, terra fatta da donne e uomini onesti e realisti, sognatrici quanto basta, ma consapevoli dell’importanza di restare uniti nelle difficoltà come tra poco avrebbe detto, 70 anni or sono il Sindaco Visconti. Grazie dunque a Tutte voi per essere qui oggi. Soprattutto grazie a tutte voi per esserci state quando è stato necessario esserci... quando i cittadini e le cittadine di Piacenza, quando questa nostra bella, bellissima Città vi ha chiamato a lavorare per lei, vi ha chiesto sacrifici personali, familiari e lavorativi, permettendovi, in cambio, di conoscerla più a fondo, di scoprirla sino ad arrivare ad amarla quasi come si ama un proprio familiare, le proprie figlie, la propria moglie...perche tanto più voi faticavate, negli anni dei vostri mandati, tanto più (certamente lo avete sentito), tanto più amavate Piacenza.

Grazie a tutte voi, perché ciò che siamo oggi, ciò che questa città e' oggi e' frutto anche e soprattutto della vostra passione e del vostro disinteressato impegno (mi rivolgi a voi e solo a voi Colleghe Consigliere perché so che per voi queste non sono parole prive di significato, tutt'altro) . Grazie, come bene disse la prima Sindaco Donna del Comune di Piacenza, Anna Braghieri, "grazie per la vostra capacita? di mediazione e di non ideologizzazione delle situazioni": grazie cioè "per la capacita? di collaborare con gli altri senza andare ad approfondire le differenze e cercando, al contrario, di trovare ciò? che unisce". Ed è per questo che lanciamo qua oggi una proposta (PAUSA breve)… e cioè quella di intitolare un luogo di pace, di felicità e di allegria alle due Consigliere Comunali che per prime ricoprirono in quella ormai lontana serata del 18 aprile 1946 quel ruolo.

La proposta di intitolare il nuovo asilo internazionale che stà per sorgere a Medina Barbattini e Rita Cervini, costruttrici di pace e difensori della democrazia. Qualche giorno fa ho incontrato Bianca Maria classe 1920. Oggi Bianca vive vicino a sua figlia a Sant'Antonio a Trebbia, vive ancora da sola e quando la guardi le leggi negli occhi quella dignità di chi ha condotto una vita vera e con la schiena dritta e ne va giustamente fiera. Bianca ha saputo di questa giornata ed ha voluto regalarmi i suoi ricordi di quel 31 marzo 1946. Con gli occhi fissi su di me e la voce tremante ha ricordato che "all'epoca io abitavo a campo santo vecchio e andai a votare in quelli che era stato il Comune di Sant'Antonio e oggi è la scuola. Non credo di essermi mai concentrata cosi? tanto prima del giorno in cui votai per l’elezione del nuovo Comune. Neanche nei compiti che la Maestra ci dava a scuola e che ci corregge va a bacchettate sulle nocche mi era mai successo di rileggere cosi? per una semplice croce". Una semplice croce... così l'ha chiamata. .e ancora, "fu una conquista importantissima. Ricordo che ci eravamo messe il vestito della festa per andare al seggio e che c’era persino il fotografo che faceva le fotografie. Perché di questo si trattò, di una festa bella, vera quanto tremendamente voluta. Ancora oggi esiste la necessita? di estendere i confini della nostra democrazia, proprio come allora: penso ad esempio alle donne e agli uomini che migrano e che vivono nel nostro Paese.

Perché? ricordare il Settantesimo del diritto di voto alle donne non deve avere un sapore solo celebrativo, ma deve al contrario interrogarci nuovamente. Perché? la politica deve tornare ad essere una speranza vera di cambiamento per tutte e tutti coloro che vengono messi ai margini. In questi giorni di nuovi muri che non fermano nulla se non il buon senso e la fiducia e che, per citare Sua Santità Papa Francesco  rendono "triste la nostra realtà" in questi giorni più di ieri momenti come questo, momenti nei quali una intera comunità fatta da bambini, adolescenti, donne e uomini, si stringono tutti insieme per ringraziare e ricordare, deve soffiare forte il vento della speranza. Non dimentichiamolo mai. Anche tutto questo e? votare per la prima volta: una speranza e ci fa sentire felici…felici di essere costruttori e non spettatori della nostra vita. Dunque grazie. Grazie ai Sindaci delle nostre Valli oggi presenti insieme alle loro Consigliere decane e grazie a tutte le Autorità che hanno voluto partecipare a questo evento, ma soprattutto grazie a Voi Tutte, splendide Donne di Piacenza presenti ed assenti....oggi più che mai Voi rappresentate la Speranza...quella cosa che e' dentro di noi e che ci dice, contro ogni evidenza del contrario, che qualcosa di meglio ci attende se abbiamo il coraggio di sognare, di lavorare e di lottare per ottenerlo. Chiedo all’Aula, ai presenti tutti di alzarsi in piedi. GRAZIE, questo applauso, l’applauso di Palazzo Gotico, è per Voi.

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