Lunedì, 21 Giugno 2021
Politica

«A sinistra vedo possibili candidati sindaco, ma devono avere coraggio e farsi avanti»

Reggi si confessa: «Barbieri sapeva già che non avrei più fatto il sindaco, il suo appoggio alla mia presidenza non è una mossa elettorale. Lei più brava di me nel ruolo, ma sapevo far lavorare la squadra». Errori? «Il cordolo della Caorsana e qualche rotonda li rifarei meglio»

Patrizia Barbieri e Roberto Reggi in una foto di repertorio

«Quando nel gennaio scorso scrissi su Facebook che “Piacenza doveva tornare a pensare in grande”, venni frainteso. Non stavo gettando le basi per un mio ritorno da candidato sindaco. Stava già maturando l’idea di impegnarmi nella comunità sotto un’altra veste, come quella di presidente della Fondazione. In molti, in questi mesi, mi hanno chiesto di tornare a guidare il nostro comune, anche tra gli amici. E la mia risposta è stata: ma insomma, che amici siete a chiedermelo?».

Parte da qui la riflessione che Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza, neo presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, si sente di esprimere, guardando alla sua attività pubblica e alla situazione attuale della nostra città, a poche ore di distanza dalla sua elezione all'unanimità.

  • Perché smettere con la politica nella primissima linea?

È il mestiere più bello che ci sia fare il sindaco, ma è una vita senza tregua, come ha dichiarato di recente in un’intervista il primo cittadino di Milano, Beppe Sala. Intervista tra l’altro che ho mandato su WhatsApp a Patrizia Barbieri, che di certo può capirmi. In una città come Piacenza a 40 anni puoi farlo, a 60 risulterei una brutta copia rispetto al decennio tra il 2002 e il 2012. Non ho più l’energia per mettermi in una competizione elettorale da sindaco. È davvero una trincea quotidiana. Il sabato e la domenica lavori più degli altri giorni. È uno stress continuo perché ci si trova a capo di un’azienda da 600 persone, non tutte motivate, ma al tempo stesso sottoposto a una pressione politica da più parti. Se fai il giusto, è il tuo dovere e ti viene riconosciuto fino a lì. Se sbagli, ti fanno il culo perché fai perdere occasioni alla comunità. 

  • Sono passati quasi dieci anni dal suo ultimo giorno a Palazzo Mercanti. Il giudizio dei piacentini su quella stagione, a distanza di tempo?

La gente, in questi mesi in cui non ricoprivo più alcun ruolo pubblico, mi fermava per la strada per dirmi di tornare e per esprimermi il loro ringraziamento e affetto per quanto avevo fatto. Se te lo dicono a distanza di anni, quando non hai un incarico e quindi non potresti essere d’aiuto a nessuno in alcun modo, allora non è una balla. Perciò mi fa piacere. A distanza di anni devo dire che ho fatto anche un sacco di errori. Un esempio? Quando passo alla Caorsana e vedo il cordolo…Beh, potevamo farlo meglio. Così come tante rotonde, oggi le farei meglio. Ma complessivamente, guardando a tutti i progetti e alle cose fatte, direi che è andata bene.

  • Reggi alla presidenza della Fondazione “sponsorizzato” da Patrizia Barbieri. Un modo per togliere “dalla piazza” l’avversario più temibile alle Comunali del 2023?

Legittimo come dubbio. So benissimo che molti esponenti del centrodestra locale la pensano così. Ma il sindaco Barbieri no, perché sapeva già benissimo che non mi sarei candidato. Lo sapeva perché glielo avevo annunciato io direttamente, tempo fa. Lo dissi chiaramente. Ma sono consapevole che alcuni suoi alleati abbiano letto lo stesso la mossa in “ottica Elezioni”. Posso dire che con Patrizia Barbieri abbiamo collaborato su diverse partite. E sull’ex ospedale militare lavoriamo assieme dall’anno scorso. Metto a disposizione le mie “relazioni romane”.

  • Sulle “grandi partite” una certa parte di associazionismo locale ostacolò lei e anche Barbieri, così come Dosi. Come mai?

Verissimo, a Piacenza abbiamo gruppi di persone che si oppongono a qualsiasi iniziativa. È sempre “no” per loro, a qualsiasi progetto che può cambiare il volto della città. Il bello è che sono persone e associazioni che non si sono mai rinnovate, che da decenni contestano e dicono le stesse cose a ogni sindaco.

Roberto Reggi-19

  • Una battaglia “persa” è stata quella dell’ospedale nella Pertite. Ancora convinto che sia la soluzione migliore?

Rimane l’unico modo per recuperare la Pertite. Ci stava benissimo l’ospedale lì, al centro, nell’area già occupata, con il parco intorno. Per me rimane sempre d’attualità il discorso del recupero della Pertite, così come delle caserme Lusignani e Nicolai. Ma passi in avanti non ce ne sono stati negli ultimi tempi.

  • Ma il sindaco Barbieri come ha lavorato in questi quattro anni?

«L’occhio da amministratore, critico, vede subito le magagne. Quando giro per la città con mia moglie vedo i problemi. Sicuramente il verde è stato gestito male: eppure c’era solo da consolidare il lavoro già fatto degli anni precedenti. Per certi versi il sindaco è stata più brava di me nella gestione del ruolo, nella difesa dell’istituzione. Sa esprimersi, è convinta delle sue azioni, è forte. Io credo di essere stato più bravo nel lavorare di squadra. Perché serve una squadra di gente in gamba per cambiare la città. Barbieri non deve lavorare su sé stessa o perfezionarsi, ma migliorare la squadra a disposizione».

  • Lo stesso tema, la necessità di costruire un gruppo di persone di valore e in grado di cooperare insieme, riguarda anche il centrosinistra?

Il centrosinistra quando ha vinto aveva un buon progetto, una buona squadra e una persona che trascinava. Mi sembra che manchi la leadership, ma anche la squadra.

  • Non ci sono candidati sindaco pronti, magari tra i più giovani, favorendo un ricambio generazionale?

Forse ci sono i “Reggi” di domani, ma devono farsi avanti. Per me è stato così nel 2002. Non si voleva candidare nessuno contro il centrodestra che usciva da un mandato al governo della città con Gianguido Guidotti, perché si pensava di perdere. L’ho fatto e nessuno, anche tra i nostri, pensava che vincessi. Siamo nella stessa situazione di allora. Vedo figure che potrebbero vincere e scombinare le cose alla guida della città. Ma dovrebbero farsi avanti, avere il coraggio di lanciarsi».

  • Si sta riferendo a persone che fanno politica attiva o civici?

Persone che stanno dentro e che stanno fuori i partiti.

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