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«Piacenza deve restare perché è una provincia storica e virtuosa»

Nella sala Consiglio del palazzo di via Garibaldi il presidente Trespidi ha riunito i sindaci piacentini per firmare un appello, «Oppure facciamo il referendum». Fuori, intanto, la protesta di dipietristi e rifondazione

I sindaci riuniti al palazzo della Provincia

Che la questione della soppressione della Provincia divida non ci sono dubbi. Ieri sera, 18 luglio, mentre il presidente Massimo Trespidi lanciava un accorato appello a tutti i sindaci, con argomentazioni che andavano dalla storia al merito, in via Garibaldi un drappello di dipietristi agitava cartelli con la richiesta di abolizione di tutte le Province - nel nome dei tagli agli sperperi e alle spese inutili. Intanto, mentre Rifondazione comunista volantinava contro Monti per i tagli e contro Foti, Trespidi e gli industriali che si apprestano a correre in Lombardia, nella sala del Consiglio più di un sindaco sventolava la bandiera del referendum per traghettare il proprio Comune in altri lidi: Ottone verso Genova, buona parte della Valtidone verso Pavia e Castelvetro a Cremona. Innegabile, nel fronte dei referendari, l'appeal della Lombardia. Molti i cittadini presenti che hanno assistito a un evento con una coreografia delle grandi occasioni: Trespidi in fascia azzurra e tutti i primi cittadini con quella tricolore. E tra il pubblico c'erano anche due ex presidenti come Renato Zurla e Gianluigi Boiardi.L'appello di Trespidi per una eventuale modifica del decreto legislativo del Governo Monti ha visto come primi destinatari i parlamentari piacentini (tra cui, va ricordato, c'è anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani).

Se il presidente ha detto di condividere la necessità di un riordino delle istituzioni, non approva invece le modalità con cui questo avviene. «Serve una visione complessiva - ha sottolineato con forza Trespidi - di riordino istituzionale, ma senza atti contraddittori. Il Governo chiede alle amministrazioni di essere meritevoli e poi applica tagli sulla base di parametri che non hanno nulla di scientifico e non considerano quegli enti che sono, e sono stati, virtuosi». Non è mancato un affondo contro i funzionari ministeriali che hanno stabilito i criteri dei tagli. «Criteri - ha detto - astratti (numero di abitanti ed estensione territoriale) e non legittimati da parametri scientifici». Andavano, invece, considerati gli indicatori proposti dal ministero dell'Economia per cui la nostra Provincia è la quinta tra le più virtuose in Italia: autonomia, gestione delle finanze, basso indebitamento. Quest'ultimo parametro, secondo il Sole 24 Ore, ci pone al quarto posto in Italia. In effetti, se si pensa a ciò che si legge in questi giorni sui conti di alcune zone del Sud, Piacenza subisce una beffa.Dopo aver ricordato che senza Provincia spariranno anche, tra gli altri, Camera di commercio, questura, Ufficio scolastico provinciale, Agenzia entrate, il presidente, con passione ha tuonato: «Non siamo qui per difendere le poltrone, ma per rendere reale la possibilità che la Provincia continui ad esistere nella sua integrità e nell'autonomia».

SOPPRESSIONE DELLA PROVINCIA - TUTTE LE POSIZIONI

Poi, tra lo sdegnato e il dialogante, Trespidi si è rivolto «a chi ritiene la Provincia un ente inutile. Noi svolgiamo un lavoro per cui siamo stati chiamati dal popolo. Si usano toni demagogici e populisti per saziare una fame di giustizia, ma che non costruiscono il futuro». Sempre più appassionato, il presidente ha citato addirittura Einstein sulla presunzione di cambiare le cose senza fare nulla.Due i criteri, secondo Trespidi che vanno utilizzati per decidere se un Ente debba sopravvivere o meno: il merito amministrativo e la salvaguardia delle Province storiche. La nostra rientra tra le prime, con la legge del 3 febbraio 1871: «Non possiamo cancellare 152 anni di storia».

Infine, prima di lasciare la parola ai sindaci (primo fra tutti Paolo Dosi) Trespidi ha letto l'appello che chiederà ai sindaci di firmare. A Roma, a Monti, il presidente ha chiesto di considerare i parametri usati dal ministero dell'Economia sulla virtuosità; la salvaguardia delle Province esistenti dal 1871; il far rimanere la Provincia Ente di primo livello; il mantenimento di tutte le funzioni e il rispetto della naturale scadenza degli organi eletti dal popolo.Poi, come un avvocato difensore al termine di un'arringa in cui ha chiesto un'assoluzione, Trespidi ha avanzato, in subordine, la richiesta di referendum. Nel caso il Governo tagli la Provincia, non sia lo stesso esecutivo a decidere «non solo le sorti, ma anche la destinazione della nostra comunità e del nostro territorio che ha proprie storie e tradizioni». E' auspicabile, quindi, che su questo "passaggio epocale" possa esprimersi il "corpo elettorale".Gianfranco Salvatori

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