«Acqua pubblica: Si vuole dimenticare il 2° quesito referendario»

Intervento del comitato "Acqua bene comune" di Piacenza in risposta all'assessore Timpano: «Avrebbe dovuto eliminare i profitti del gestore, ma continuiamo a pagarli in bolletta»

"Scriviamo in risposta alla replica dell’assessore Timpano di venerdì 29 marzo, seguita alle nostre critiche sulla mancata applicazione dell’esito referendario. Nella premessa dell’articolo l’assessore conferma l’intenzione dell’Amministrazione Comunale di rispettare il risultato referendario, ma proseguendo nella lettura vengono purtroppo rafforzati i nostri dubbi sulle reali intenzioni dell’amministrazione".

"Subito dopo la premessa si afferma infatti che sarebbero tre le alternative possibili: gestione totalmente pubblica, società mista con scelta del partner privato, affidamento a società completamente privata, e che l’intenzione è quella di “fare una valutazione seria sulla modalità più opportuna e conveniente di gestione del servizio idrico”. A questo punto sorge spontanea una domanda: ma che cosa abbiamo deciso con il referendum?"

"La valutazione di cui sopra è già stata fatta nel corso della campagna referendaria, al termine della quale 27 milioni di cittadini hanno espresso una indicazione chiara, attraverso il più importante strumento di espressione della volontà popolare. Ma forse anche l’assessore Timpano, come purtroppo molti politici, amministratori e gestori, tende a dimenticare completamente il secondo quesito referendario".

"Se infatti con il primo quesito i cittadini hanno eliminato l’obbligo di privatizzare, restituendo agli enti locali la libertà di scegliere tra le tre alternative citate dall’assessore e previste dalle norme europee, con il secondo quesito i cittadini hanno eliminato i profitti dalla gestione dell’acqua (molto chiara in proposito la sentenza della Corte Costituzionale sull’ammissibilità del 2° quesito, che recita testualmente: “mediante l’eliminazione del riferimento al criterio della <<adeguatezza della remunerazione del capitale investito>> si persegue, chiaramente, la finalità di rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua”)".

"E’ questo il principio fondamentale affermato dai referendum sull’acqua pubblica: l’acqua è un bene comune e un diritto fondamentale, e come tale va gestita senza ricavarne un profitto, l’unico obiettivo deve essere garantire l'accessibilità del servizio e la salvaguardia della risorsa e dell'ambiente, e non la massimizzazione del profitto. La tariffa del servizio idrico deve quindi coprire i costi del servizio, ma non generare utili da distribuire ad azionisti pubblici o privati (come avviene ancora oggi con Iren Spa, che nonostante l’indebitamento continua a distribuire dividendi, a scapito della realizzazione degli investimenti)".

"Il percorso partecipato dovrebbe quindi definire in che modo arrivare ad una gestione pubblica senza scopo di lucro, non se ripubblicizzare o meno. A tal proposito facciamo notare che il Sindaco Dosi, annunciando il percorso partecipato appena prima di capodanno, parlava di uno “studio di fattibilità sulla gestione pubblica dell’acqua”, e non di una valutazione tra le tre alternative di cui sopra, che ci riporterebbe indietro di due anni, in pieno dibattito pre-referendario".

"Purtroppo il secondo quesito è ancor oggi inapplicato in gran parte d’Italia, ma d’altra parte si tratta di un principio scomodo per chi vuole continuare a fare profitti sulla gestione dell’acqua. Per questo motivo decine di migliaia di cittadini stanno portando avanti in tutta Italia la campagna di obbedienza civile, autoriducendosi  le bollette della percentuale relativa ai profitti del gestore".

"Intanto l’Authority per l’Energia e il Gas (AEEG), incaricata dal Governo Monti di elaborare un nuovo metodo tariffario, ha deliberato una tariffa che reintroduce in bolletta i profitti del gestore, semplicemente cambiandogli nome. Federconsumatori e Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua hanno presentato un ricorso al TAR contro questa tariffa-truffa, e nel frattempo è già arrivato un autorevole parere del Consiglio di Stato (sentenza n. 267 del 25/01/2013) che conferma le ragioni del movimento referendario: la remunerazione che i cittadini hanno pagato dal 21 luglio 2011 è illegittima e non ci sono più alibi: i cittadini vanno rimborsati.  Anche il Tar della Toscana si è recentemente espresso in tal senso".

"Per quanto riguarda il patto di stabilità è corretto quanto affermato dall’assessore, i vincoli sono stati previsti dal Governo Monti, ma non sono ancora operativi poiché manca il decreto attuativo. Va però ricordato che la Corte costituzionale con le sentenze numero 325/2010 e 199/2012 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di norme che prevedevano l'obbligo di osservare il patto di stabilità per le società e le aziende pubbliche. È quindi da ritenere che norme successive che ripropongano tale assoggettamento al patto di stabilità siano anch’esse viziate da illegittimitá costituzionale".

"Insomma i recenti Governi Berlusconi e Monti le hanno provate tutte per aggirare un risultato referendario che cozza con le politiche di austerity e con i grandi interessi che vogliono lucrare sui beni comuni, ma come è accaduto per il primo quesito siamo convinti che a colpi di sentenze verrà ripristinata la legalità ed anche il secondo quesito sarà finalmente applicato. Purtroppo a questi tentativi di aggiramento dell’esito referendario hanno preso e prendono parte anche molti amministratori ed enti locali, molto più sensibili nel tutelare gli interessi dei gestori piuttosto che quelli dei cittadini".

"Chiediamo ancora una volta a tutti i nostri amministratori da che parte intendono stare: vogliono essere i primi portavoce del volere dei cittadini e battersi a loro fianco affinché venga applicata la volontà popolare (come per fortuna sta accadendo proprio con il patto di stabilità, contestato dai Sindaci e dall’ANCI) o gli ultimi rappresentanti  di un sistema di poteri che tenta di cancellare le decisioni dei cittadini?"

"Proponiamo, per concludere, alcuni quesiti sui quali speriamo di avere risposte, non solo dall’assessore Timpano e dall’Amministrazione Comunale, ma da Atersir e da tutti gli amministratori del territorio provinciale:

1-       Siete d' accordo con il principio sancito dal 2° quesito, che considera l' acqua un bene comune e diritto umano fondamentale sul quale non si devono fare profitti?

2-       Perché questo principio non viene inserito nello Statuto Comunale?

3-       L' abolizione della remunerazione del capitale investito (obbligatoria dal 21.07.2011 in seguito al referendum) è stata attuata dall' assemblea dei Sindaci della Provincia di Piacenza?

4-       Visti anche i recenti pareri del Consiglio di Stato e del TAR Toscana, come intendete procedere per restituire ai cittadini i profitti indebitamente incassati dal gestore a partire dal 21.07.2011?

5-       Perché non è possibile avere un bilancio dettagliato del Servizio Idrico Integrato della Provincia di Piacenza? Come giudicate questa totale mancanza di trasparenza?

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6-       Quando partirà il tavolo partecipativo annunciato dal Sindaco Dosi e recentemente anche dal Consiglio Locale di Atersir?

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